Sei in:
  1. ISSP di Prato
  2. Viaggio nel web
  3. Indice stazioni
  4. Stazione postale Massa
  5. Scheda Repetti


Come si viaggiava in Toscana ai tempi del Grand Tour... e prima
Repetti: stazione postale di Massa

Massa: Palazzo Ducale

Massa: Palazzo Ducale

Massa

MASSA DUCALE, o MASSA DI CARRARA, già Massa Lunense, Massa del Marchese e Massa Cyeba, nella vallecola del Frigido. - Città che fu per più secoli residenza dei suoi principi, ora di un governatore ducale, sede di un nuovo vescovado, capoluogo di tribunale di prima e seconda istanza civile e criminale e di comunità, sotto il Duca di Modena.
Trovasi la città di Massa ducale sull'attuale strada Regia postale di Genova, nel grado 27° 48' di longitudine e 44° 2' 6'' di latitudine circa miglia toscane 2 e 1/2 lungi dal mare, miglia toscane 3 e 1/2 a scirocco di Carrara e circa 6 e 1/2 a maestrale di Pietrasanta; 12 miglia toscane a scirocco levante di Sarzana, 24 a maestrale ponente di Lucca, e 26 miglia toscane a scirocco di Pisa per la via del littorale.
Sono due Masse, l'antico castello detto Massa vecchia situato sopra un poggetto isolato, che ha alle sue spalle il monte di Pariana, e dal lato di levante grecale la sottoposta città di Massa nuova o Cybea, dove già fu un borgo appellato Bagnaja. La popolazione e i principali edifizj pubblici e privati esistono in Massa nuova; la quale risiede alle falde occidentali del colle di Massa vecchia in pianura disposta a guisa di cornice o margine della larghezza di un miglio in circa, la quale costituisce lo zoccolo meridionale dell'Alpe massese; mentre un miglio a ostro libeccio di Massa si perde lo zoccolo coll'estrema pianura che confina sul lido del mare, a traverso della quale passa da settentrione a ostro libeccio la fiumana del Frigido e nell'opposta direzione l'antica via Emilia di Scauro.
La posizione di Massa, la bontà e temperatura del suo aere, l'ampiezza delle sue strade e piazze, il decente suo fabbricato, la maestà dei monti che si alzano alle sue spalle e le squisite produzioni del suolo, tutto sembra concorrere a gara per dare a questa piccola città un aspetto pittorico, una fisionomia incantatrice. - È talmente privilegiata questa città di un clima temperato, di un'aria balsamica, mentre che la natura la difende dalla parte di grecale sino a maestro dai venti più molesti mediante contrafforti, i quali davanti a Massa si umiliano in deliziose colline ai di cui piedi corrono spumanti le limpide acque del Frigido, per formare della vallecola uno spettacoloso teatro, cui serve di scena il vicino mare, il promontorio e le isole del golfo di Luni, che essendo inoltre ben fornita, sotto il rapporto fisico-meteorologico, può dirsi la Nizza della nostra Toscana.
Non deve perciò recare maraviglia se lo squisito cantor di Laura, quantunque avvezzo alla vaga prospettiva di Valchiusa, nell'attraversare ch'egli fece il bel soggiorno di Massa desse a questa terra il titolo di amenissima: "Fluvius deinde re et nomine Frigidus, aquis arenisque perlucidus secus Massam amoenissimam terram descendit in pelagum. (ITINER. SYRIAC.)
Si è citato fino ai nostri dì fra le memorie più antiche di Massa lunense un diploma del 19 maggio 963, col quale Ottone il grande concedè a Adalberto vescovo di Luni, per la sua mensa la quarta parte di Massa con le sue pertinenze; una dopo la pubblicazione delle Memorie lucchesi è comparso un documento di quell'archivio arcivescovile del 20 gennajo 882, in cui è fatta menzione del luogo, ubi dicitur Massa prope Frigido. (MEMOR. LUCCH. T. IV. P.II)
La distinzione specifica di Massa presso il Frigido toglie ogni dubbio che ivi si tratti della Massa lunense, al tempo in cui essa non era ancora castello, ma piccolo luogo.
Malagevole e forse vana ricerca fra quella di rintracciare lo stato e condizioni politiche di Massa all'epoca preindicata, quando cioè i cattani di contado, i conti urbani, i marchesi provinciali, i vescovi ecc. con più o meno plausibili ragioni potevano farsi padroni della maggior parte delle pubbliche e private proprietà; allora quando i discendenti de'legittimi possessori di suolo, ridotti senza patria e senza effetti, vessati ogni giorno più dalla indiscretezza di nuovi padroni, da frequenti rapine di filibustieri, in balia alla miseria e all'anarchia, si videro ridotti in più trista condizione dei popoli nomadi, o di perdere tutto, o di abbandonare le abitazioni e i campi aviti col cercare un asilo come le bestie salvatiche fra le rupi, sulle montagne, e nei luoghi di meno facile accesso.
Accadde probabilmente dopo il secolo IX che il poggio isolato di Massa vecchia offrì una specie di refugio ad una porzione degli abitanti di Luni costretti di fuggire da una patria stata frequenti volte assalita e saccheggiata da pirati di terra e di mare a segno tale che le sue campagne già fertili e amenissime, convertironsi in deserte e pestilenziali lagune.
Infatti è tradizione nel paese che un antichissimo crocifisso, e una campana esistenti tuttora, o almeno esistiti in Massa vecchia, fossero di quegli oggetti sacri che i cittadini di Luni seco trasportarono con le loro divinità tutelari allorché si refugiarono nel colle che siede a cavaliere di Massa moderna. (TARGIONI Viaggi T. XII).
Per quanto fosse confermato da Federigo I ai vescovi di Luni il luogo di Massa (anno 1185), pure quest'imperatore medesimo ventun'anni innanzi (1164) aveva dato l'investitura della quarta parte di Massa lunense al Marchese Obizzo Malaspina; ma ancora Federico II la convalidò a favore dei discendenti di quel marchese, comecchè i dinasti Malaspina entrassero assai tardi, come vedremo fra poco nell'assoluto dominio del castello e distretto di Massa.
È altresì vero che sino dal secolo XI aveva acquistato sopra questo paese diritti di proprietà uno dei discendenti del marchese Oberto conte del Palazzo sotto i due primi Ottoni. Ne avvisa di ciò un istrumento pubblicato dal Campi nella Storia Ecclesiastica di Piacenza, e ripetuto dal Muratori nelle Antichità Estensi. Con esso Gherardo diacono del fu Genesio, stando nel castello di Vicolo nel piacentino, alienò al Marchese Ugo figlio del fu Marchese Oberto per la vistosa somma di lire 2000 d'argento tante possessioni della misura di 10,000 jugeri di terre situate in Lombardia ed in Lunigiana, e tra queste ultime vi furono le corti di Filattiere, di Cervaria e di Massa con tutte le loro dipendenze. Quindi è che trovansi rammentate le due corti di Filattiera e di Massa in un istrumento relativo alla fondazione e dotazione del monastero di S. Maria a Castiglione posta tra Borgo S. Donnino e Buseto, rogato li 10 giugno 1033 in Nazzano nel tortonese. Con quell'atto pubblico il Marchese Alberto figlio del fu Marchese Oberto, e Adelaide del fu conte Bosone sua moglie arricchirono il monastero predetto di molti beni di loro pertinenza posti in Lombardia, nella Liguria e in Lunigiana, e fra questi anche le loro corti di Massa, di Filattiera, della Versilia, ecc.
Sebbene non sia ancora ben chiaro quale di tanti marchesi Adalberti coetanei a quell'età fosse l'autore, se uno cioè della casa Pallavicino piuttosto che della casa Estense, nondimeno è cosa ormai provata, che tanto i Pallavicini quanto gli Estensi al pari dei Malaspina e dei marchesi Bianchi di Massa ripetono la loro agnazione da uno stesso comune stipite, cioè dal marchese Oberto I conte del Palazzo.
Avvenne pertanto, nell'anno 1124, che i discendenti delle anzidette quattro linee di marchesi, trovandosi in lite con Andrea vescovo di Luni per la proprietà di un poggio sul promontorio del Corvo, dove un Malaspina aveva innalzato un fortilizio, fu portata la causa davanti ai consoli dei tribunali di Lucca. Nel piatire la quale l'avvocato dei marchesi allegava l'antica divisione del poggio predetto ripartito per egual porzione fra le quattro sopraindicate diramazioni di marchesi. La qual cosa, a giudizio del Muratori e di molti altri scrittori, starebbe a significare, non solamente che i beni divisi appartenevano al patrimonio del marchese Oberto conte del Palazzo, ma che da lui nascessero quattro figliuoli condividenti la paterna eredità.
Se non fosse troppo ardire di emettere il mio parere in tanto senno, esprimerei qui alcune dubbiezze rapporto alla quadrupla divisione del patrimonio di Oberto, che io dubito fatta dai nipoti piuttosto che dai figli di quel marchese, sia perché questo non apparisce chiaramente genitore di quattro, ma piuttosto di soli due figliuoli, sia perché da Oberto I sino al Marchese Pelavicino presente alla pace di Lucca, havvi una serie di cinque e non di quattro generazioni.
Fra i documenti che si prestano a giustificazione di questo mio dubbio non citerò quelli in cui si qualifica Oberto omonimo di Opizzo, e Alberto sinonimo di Adalberto, di che può trovarsi più di un esempio nelle Antichità Estensi e Italiane; bensì mi limiterò a due di essi pubblicati dallo stesso Muratori. Il primo è un contratto del 15 ottobre 975, col quale Alberico Vescovo di Pisa dà ad enfiteusi tutti i beni di una sua chiesa battesimale posta in Vico Vitri, (Calcinaja nel Val d'Arno pisano) ai due fratelli Adalberto e Oberto marchesi, figli del fu Oberto marchese e conte del Palazzo. - Vedere CALCINAJA NEL Val d'Arno pisano.
Ma il documento a parer mio più confacente a sciogliere cotesto nodo gordiano lo trovo in un privilegio imperiale del 2 aprile 977, quando Ottone II annullò tutti gli atti dei due fratelli marchesi Adalberto ed Oberto Obizzo, dichiarandolii arbitrarii e dannosi al monastero di Bobbio, perché essi dopo la morte del loro padre Oberto continuavano ad esercitare giurisdizione e a sfruttare i beni della badia di S. Colombano a Bobbio, stata data a titolo di benefizio precario a Oberto conte del Palazzo. (MURAT. Antich. Estens. P. I. cap 21.)
Finalmente un ultimo aggiornamento in appoggio alla mia induzione sarebbe quello, che da Oberto conte del Palazzo fino ai quattro marchesi condividendi del 1124 si conta una serie di quattro generazioni, siccome per l'ascendenza del Pelavicino fu ciò avvertito dal conte Litta nella prima tavola di quella celebre famiglia testé pubblicata. Per modo che, essendo stata fatta la divisione fra i 4 atavi del Malaspina, di Folco, di Guglielmo Francesco e di Pelavicino, a me sembra che si debbano segnalare gli antenati della prima divisione patrimoniale tra i nipoti anziché tra i figli di Oberto I.
Sebbene alla pace del 1124 fra i quattro condividenti s'ignori chi fosse quel Malnevote, che in odio del fratello donò la sua porzione del poggio di Caprione ai vescovi di Luni, sebbene uno solo tra i figli del Marchese Alberto Rufo, per nome Guglielmo Francesco, sia ivi rammentato, pure da altri documenti si scuopre che quest'ultimo anche dopo quell'epoca aveva degli altri fratelli. Furono costoro rammentati in un diploma de'19 luglio 1138, quando l'Imperatore Corrado III restituì alla chiesa di Pisa il feudo di Livorno stato irragionevolmente concesso (non dice da chi) al marchese Guglielmo Francesco e a'di lui fratelli.
Uno dei figliuoli del Marchese Alberto Rufo, per nome Oberto, e conseguentemente fratello di Guglielmo Francesco è designato in due istrumenti di donazione che quel figlio medesimo insieme con la contessa Giuditta di lui madre, stando in Aulla nel 1094, fece a favore del Monastero di S. Venerio posto nell'isola di Tino presso Portovenere.
Per quanto vi sia l'intervallo di una generazione a voler innestare il ramo di Guglielmo Francesco alla linea dei primi marchesi di Massa lunense, pure non apparisce alcun dubbio se fossero i discendenti di Alberto Rufo anzi che del Marchese Malaspina quelli che dominarono in Massa alla fine del secolo XII e nel primo periodo del secolo successivo.
Qualcuno forse mi opporrà il diploma del 29 settembre 1164 dell'Imperatore Federigo I, che concede al Marchese Opizzo Malaspina fra gli altri feudi del contado lunense la quarta parte Castri et Curiae Massae; ma non credo che sia da riguardarsi cotesta più che un'apparente conferma delle possessioni avite, pretese sopra i feudi della Lunigiana dal Marchese Obizzo figlio di Alberto e forse nipote di quel Malaspina che concorse nel 1124 alla pace di Lucca.
Lo stesso riflesso milita rapporto al privilegio accordato dallo stesso Federigo I nel 1185 a Pietro vescovo di Luni, cui concedeva Massa coll'erbatico di Azzone che i sovrani d'Italia, e specialmente Ottone I aveva conceduto alla cattedrale di Luni nella persona del vescovo Adalberto, cui confermò fra le altre cose curtem quae supra civitatem Lunae dicitur Massa, seppure con queste parole non dovesse intendere qualche altra Massa, o Tenuta sul poggio di Castelnuovo di Magra.
I primi marchesi di Massa nipoti, come sembra, dei figli di Alberto Rufo, furono Andrea e Guglielmo marchesi di Pallodi nella Liguria. Quest'ultimo costantemente fedele all'Imperatore Federico I che per lungo tempo corteggiò dopo aver adempito nel 1185 l'ufizio di suo vicario e governatore della Garfagnana e in Versilia, lo troviamo pochi anni dopo alla testa di un esercito in Sardegna, dove tra il 1191 e 1192, coll'assistenza dei Pisani, sbalzò dal suo seggio di Cagliari il giudice Pietro figlio di Barisone, e quindi andò travagliando i regoli di Arborea, di Torres e di altri giudicati della Sardegna ligii ai Genovesi.
Nel frattempo che Guglielmo di Pallodi imperava, intitolandosi per la grazia di Dio marchese di Massa e giudice di Cagliari, l'altro fratello di lui per nome Andrea, dominava in Massa lunense da assoluto toparca di questa terra e distretto. Il perché egli nel 1196 vendeva ai Sarzanesi per lire 325 la porzione delle selve e terreni sul poggio Caprione, che ancora possedeva, come parte dell'avita eredità contrastata e decisa nella più volte rammentata pace di Lucca. Il marchese Andrea di Massa per quanto nel 1207 giurasse fedeltà al Comune di Lucca nove anni dopo, volendo fare cosa grata ai Pisani allora in guerra coi Genovesi, arrestò due nobili personaggi che la Repubblica di Genova inviava ambasciatori al Pontefice Onorio III, i quali poscia alla pace fra i Genovesi ed i Pisani, conclusa in Lerici nel 1217 per la mediazione del cardinale Ostiense legato pontificio, furono liberati. (CAFFARI, CONTIN. Annal. Genuens. in R. I. Script. T. VI. - PTOLEMAEI LUCENS. Annal.)
Figliuoli di Andrea, e successori di diritto più che di fatto nei marchesati di Massa, di Livorno e di Corsica, furono due fratelli, Guglielmo e Alberto, i quali fra il 1216 e il 1260 vivevano in Pisa da privati piuttosto che da principi.
Dissi i figliuoli di Andrea più di diritto che di fatto successori al padre nel marchesato di Massa, poiché dopo mancato il Marchese Andrea, sottentrò al dominio immediato di Massa la nipote di lui, donnicella Benedetta, come figlia maggiore di Guglielmo di Pallodi giudice di Cagliari, mancato ai vivi verso il 1215 senza prole mascolina. Essa donna pertanto non solo antrò al possesso del giudicato di Cagliaritano, ma dominò sopra quello di Arborea mediante il giudice Parisone, con cui erasi accoppiata, vivente il di lei genitore giudice di Cagliari; e ciò nel tempo medesimo, in cui Agnese altra di lei sorella governava il giudicato di Torres in grazia del suo matrimonio con Mariano figlio di Comita giudice di quella parte di Sardegna.
Il primo atto di sovranità esercitato in Massa da donnicella Benedetta conta l'anno 1218. Esso fu registrato nell'Archivio di Stato della Repubblica di Lucca, per la ragione di un imprestito di denaro fatto dal Comune di Lucca alla marchesana Benedetta, a cauzione del quale ricevé in deposito la rocca di Massa. (PTOLEM. LUCENS. Annal.)
Nel 1225 la medesima marchesana vendé per poche lire, come giumenti, quindici vassalli di quelli che ella possedeva nei confini della parrocchia di S. Vitale sul Frigido, o in altro luogo del distretto di Massa, ricevendone il prezzo da due fratelli, Gherardo e Ugolino dei cattani di Vallecchia; e la donna stessa fino dal 1228 aveva donato ai monaci di S. Venerio dell'isola di Tino lo spedale di S. Leonardo situato presso il ponte sul Frigido lungo l'antica via Emilia di Scauro, detta poi via Francesca. - Vedere LEONARDO (S.) SUL FRIGIDO.
Finalmente la stessa marchesa di Massa e di Livorno concede ai frati Romitani di S. Jacopo ad Acquaviva, dove poi sorse uno dei Lazzaretti di Livorno, alcuni beni situati nel distretto di Porto pisano, siccome apparisce da una conferma fatta nell'anno 1235 ai Romitani del convento medesimo dai marchesi Guglielmo e Alberto figli del fu Marchese Andrea di Massa. (TARGIONI, Viaggi T. II.)
Morì Benedetta fra il gennajo e il marzo del 1233, stantechè il suo visconte nel 6 gennajo di quell'anno concedeva in nome di quella principessa a un postulante facoltà di fabbricarsi una casa accosto alla porta del castello di Massa; mentre li 8 marzo dello stesso anno Bartolommeo di Pagano visconte della già defunta donnicella Benedetta dava ad enfiteusi alcune terre poste nella curia o distretto di Massa.
Già fino dal principio del suo governo la prenominata Signora ed il giudice di Arborea di lei consorte si erano assoggettate per sé e per i loro stati della Sardegna al Pontefice Onorio III, finché poi Benedetta nel 2 dicembre del 1224 rinnovò un egual giuramento nelle mani del delegato pontificio alla presenza e nel palazzo dell'arcivescovo di Cagliari, (MURAT. Ant. M. Aevi T.I.)
Forse una simile sottomissione era stata fatta da Guglielmo di lei padre per il marchesato di Massa; o almeno lo dà a congetturare il giuramento prestato nel gennajo del 1234 dal nobil uomo Orlandino del fu Ugolino de'Porcaresi al pontefice Gregorio IX, innanzi di prendere possesso della rocca di Massa: et iterum juravit tenere custodiam de rocca Massae cum curia sua, et de castro Pontizolo (sic) cum omnibus juribus, quae cl. mem. Guglielmus marchio Massae et judex Kallaritanus de illis noscitur habuisse, et ad R. sunt Ecclesiam devoluta, et illa tenebit quandiu placuerit D. Papae. (MURAT. opera citata T. IV.)
Questa sottomissione pertanto di Massa alla Santa Sede ne richiama per avventura all'epoca delle vertenze insorte tra il Pontefice Gregorio IX e la Repubblica di Lucca, specialmente per le giurisdizioni politiche dal Papa pretese sopra varie contrade del distretto lucchese; le quali vertenze furono in qualche modo quietate col trattato del 26 luglio 1234. (MURAT. Opera citata.)
Ma se in conseguenza della convenzione testé citata, i Lucchesi poterono tornare al pacifico possesso della Garfagnana, non sembra che toccasse la stessa sorte in quanto alla rocca di Massa, tostochè la medesima continuò per qualche anno ad essere custodita dallo stesso Orlandino de'Porcaresi a nome del Pontefice Gregorio IX.
Di un tal vero abbiamo testimonianza in un generale compromesso fra varie città, terre, conti, marchesi e altri dinasti della Toscana, stabilito nell'aprile del 1238 a piè del castello di S. Maria a Monte nel Val d'Arno inferiore. Avvegnachè vi si trovò presente Guelfo del fu Ugolino de'Porcaresi non solo per sé, ma anche per i suoi consorti, e come procuratore costituito dal di lui fratello Orlandino col rimettere le respettive pretenzioni al giudizio degli arbitri ivi nominati, meno che gli dichiarò di non voler compromettere rapporto alle vertenze già insorte o che fossero per insorgere col conte Ranieri di Bolgari sopra il castello di Massa e della sua curia; quae in illis (cito le parole del compromesso) clarae memoriae Guglielmus Marchio, et Judex Kallaritanus noscitur habisse, ipsi nobili viro Orlandino a Summo Pontifice fideliter custodienda, vel tenenda commissa. etc. (LAMI, Mon. Eccl. Flor. pag. 478-481).
Nel mentre che nella rocca di Massa risedeva castellano per il Papa il nobile Orlandino del fu Ugolino da Porcari, Bartolommeo di Pagano veniva confermato in qualità di visconte in questo stesso paese da Agnese sorella della defunta Benedetta, e moglie di Mariano giudice di Torres. A nome della qual marchesana, come ancora per interesse del donnicello Guglielmo figlio di Benedetta, il visconte Bartolommeo, per contratto del dì 11 aprile 1238, locò alcune terre del distretto massese. (ARCH. DUC. DI MASSA).
Dal matrimonio di Agnese con Mariano figlio di Comita giudice di Torres nacque Barisone, che fu ucciso in età pupillare, e due figliuole. Una di queste, per nome Adelasia, si maritò ad Ubaldo figlio di Lamberto Visconti nobile pisano; il quale, dopo essersi impadronito del giudicato di Gallura, si giovò dei diritti di sua moglie per andare al possesso del principato di Torres.
Egli però non poté lungamente godere dei frutti del suo dominio, poiché mancogli la vita nel 1238. Saputo ciò dal Pontefice Gregorio, non tardò questi ad offrire alla vedova Adelasia la mano di un altro potente pisano, cioè di Guelfo del fu Ugolino dei Porcaresi, fratello del castellano pontificio di Massa; se non che più efficaci e più lusinghieri riescirono i mezzi che adoprò Federigo II coll'offrire alla vedova di Ubaldo la mano di Enzo figlio naturale dello stesso Imperatore.
Non seppe Adelasia resistere alla vanagloriosa offerta, sicché appena impalmato Enzo, l'augusto genitore non solo innalzò il nuovo giudice di Torres e Gallura alla dignità di re di Sardegna, ma ancora lo investì del marchesato di Massa, della Lunigiana, Versilia e Garfagnana. - L'autore della vita di Gregorio IX (MURAT. R.I. Script. T. III) ne avvisa, qualmente Federigo II, contro il giuramento prestato alla Santa Sede, occupò Massa e la Lunigiana.
Quali poi fossero le ragioni che indussero l'Imperatore Federigo II a concedere posteriormente ai Lucchesi e ai Pisani le sopraindicate contrade, l'accenna una lettera scritta a Enzo e pubblicata fra quelle del suo segretario Pietro delle Vigne (Lib. VI. epist. 14), e meglio ancora un'altra scrittura in Vercelli nel 1240, e da quell'imperante spedita ai Lucchesi. (PACCHI. Ricerche istoriche sulla Garfagnana).
Frattanto che i Lucchesi inviavano le loro milizie a prendere possesso della Garfagnana, e che si fortificavano nella Versilia, facendo di Pietrasanta una nuova terra, i Pisani muoveansi contro i loro vicini, ai quali tolsero armata mano una parte della Versilia e della Garfagnana. Ma ben presto unitisi i Fiorentini al soccorso dei Lucchesi, la Repubblica di Pisa fu costretta a firmare il 4 agosto 1254 capitoli assai duri, tra i quali si trattava di dover restituire la Versilia al Comune di Lucca. E quantuque dai Pisani si rompessero poco dopo le condizioni pattuite, essendosi mosso da Firenze un esercito, e congiuntosi a quel de'Lucchesi, entrambi si azzuffarono con quello de'loro nemici al Ponte a Serchio, dove in breve ora i Pisani furono rotti e costretti di nuovo a comprare una pace a più onerose condizioni di prima (23 settembre del 1256). Questa volta la repubblica pisana dové obbligarsi di annullare tutto ciò ch'era stato fatto contro i patti del 4 agosto 1254, a consegnare ai Fiorentini il castello di Moltrone, la rocca di Massa lunense, il castello di Trebiano e la terra di Vezzano con altri luoghi che i Pisani a quell'epoca possedevano oltre Magra, dando facoltà al Comune di Firenze di disporne a suo arbitrio e volontà. (AMMIR. Stor. fior. Lib. II).
Non era ancora compito l'anno 1256 quando i Fiorentini restituirono Massa del Marchese e il fortilizio di Motrone ai Lucchesi, col farne la consegna al sindaco di Lucca Bonifazio di Bontoro, o Bontori. (PTOLEM. LUCENS. Annal.)
Ma qualche anno dopo, in conseguenza della terribile giornata di Monte aperto, lo stato politico di quasi tutta la Toscana dové soggiacere a una vera rivoluzione. Allora i Pisani rompendo di nuovo i patti del 1256 penetrarono armati nel territorio lucchese tanto dal lato di levante nel Val d'Arno, come verso settentrione ponente nella Versilia e nella Lunigiana; sicché nel 1265 il partito guelfo, che aveva costantemente dominato in Lucca, non poté più lungamente resistere alle numerose forze dei Ghibellini che andavano da ogni parte devastando il paese, e fu forza ai Lucchesi di sottomettersi al conte Guido novello, vicario in Toscana pel re Manfredi, sicché le sue milizie presidiarono anco i castelli di Motrone e di Massa.
Mancato Manfredi alla battaglia di Benevento (anno 1266), i Lucchesi tornarono tosto all'antico regime, e poco appresso corsero a riconquistare i paesi di loro giurisdizione perduti in Val di Nievole nel Val d'Arno inferiore, in Garfagnana, e nella Versilia ed in Lunigiana. D'ordine degli Anziani di Lucca la rocca di Massa del Marchese due anni appresso fu demolita per aver accolto nel 1268 l'esercito del re Corradino.
Non è noto il nome del marchese che dopo il 1269 governò sotto i Lucchesi la vicaria di Massa, limitandosi l'annalista Tolomeo al semplice annunzio, che quel marchese era uno dei nobili o Cattani di vallecchia e Corvaja. Bensì da una dichiarazione registrata nel codice pallavicino di Sarzana si rileva, qualmente da Enrico vescovo di Luni si rammentano all'anno 1278 alcune concessioni a favore della mensa vescovile lunense fatte da Bartolommeo di Massa in mano del vescovo suo antecessore.
Probabilmente il ricordo appella a quel Bartolommeo che intorno a quell'epoca era marchese di Massa, e che morì nel 2 aprile 1284 in conseguenza di una caduta da cavallo, mentre stava a far uso delle acque minerali di Corsena, ossia a'Bagni di Lucca. (GUIDON. CORVAR. Fragmenta Hist. Pist. in R. It. Script. T. XXIV col. 688.)
Se ignorasi da me il casato di quel marchese, è noto però che egli lasciò de figli, e che i Lucchesi continuarono a signoreggiare in Massa anche dopo quell'età, siccome lo dichiara una membrana del 1295 edita dal Gamurrini nell'opera delle Famiglie nobili Toscane ed Umbre (T. II p. 488). Da quella carta pertanto sembra apparire, che i nobili di Vallecchia, detti poi Cattani di Massa, e specialmente i figliuoli del fu marchese Bonifazio di Massa del Marchese, furono dichiarati esenti essi e i loro eredi e discendenti dalle gravezze del comune di Massa come benemeriti della Repubblica di Lucca. - Ho di già poc'anzi indicato in qual modo alcuni di quei nobili di Vallecchia sino dal 1225 acquistassero dalla marchesana Benedetta vassalli nel distretto parrocchiale di S. Vitale sul Frigido, giurisdizione di Massa. La qual cosa consuona con altre memorie posteriori tendenti a confermare lo stabilimento in Massa della illustre stirpe de'Cattani testé estinta; alla quale apparteneva un Antonio del fu Giovanni da Massa di Luni di cui si fa commemorazione in un istrumento del 1376 rogato in Lucca da messer Jacopo Domaschi. (Arch. dell'0sped. della Miseric. di Lucca).
Chi però diede gran lustro alla stessa prosapia massese fu Ceccardo de'Cattanei di Massa del Marchese, il quale sotto il governo di Paolo Guinigi andò ambasciatore all'imperatore Sigismondo, alla cui corte seppe destramente operare in favore del signore di Lucca, del duca Milano, e dei Genovesi.
Anche dopo la cacciata del Guinigi Ceccardo de'Cattanei continuò a godere riputazione e a sostenere onorevoli cariche in Lucca, tostochè il governo fiorentino, a tenore della pace firmata a Ferrara nell'aprile del 1433, dovendo riconsegnare ai Lucchesi i castelli e terre della Garfagnana, fu destinato a tal'uopo Ceccardo Cattanei di Massa in qualità di sindaco della Repubblica di Lucca. (PACCHI. Ricerche istoriche della Garfagnana).
Tornando al filo istorico sulle vicende di Massa, aggiungerò che questo paese fu concesso dall'Imperatore Arrigo VI (30 maggio 1192) ai Pisani, confermato ai medesimi nel 25 ottobre 1209 da Ottone IV e nel 24 novembre 1220 da Federigo II. Checché accadesse delle vicende politiche di Massa dopo il 1220, fino al cadere del secolo XIII fu qui sopra avvertito; dirò solo che Massa, all'arrivo di Arrigo VII di Lucemburgo in Italia, dové ritornare in potere dei Pisani capi del partito imperiale in Toscana. Infatti essa nel 1315 ubbidiva al loro capitano Uguccione della Faggiuola, quando appunto un uffiziale lucchese addetto alle sue milizie, il celebre Castruccio degli Antelminelli, fu accusato di aver commesso nel distretto di Massa e nella Versilia varie concussioni e ruberie, per cui dal suo vicario in Lucca fatto arrestare, fu processato e messo quasi al procinto di perdere la vita.
Niun documento frattanto ci si reca innanzi da coloro che dichiararono il marchese Spinetta Malaspina, cioè, l'amico ed ospite dell'espulso Uguccione, padrone di Massa, siccome Spinetta lo era di Fosdinovo. S'impadronì bensì di Massa il nuovo signor di Lucca, Castruccio, innanzi che dall'Imperatore Ludovico il Bavaro con diploma del 29 giugno 1324 fosse a lui concessa la vicaria della Lunigiana, compresa Massa. Ma quello stesso imperatore che aveva data l'investitura di molti paesi al gran capitano lucchese, appena mancato questi di vita spogliò i suoi figli, figurando di restituire al comune di Lucca le antiche franchigie. Accadeva ciò quasi nel tempo stesso in cui le compagnie tedesche, col pretesto di paghe arretrate, mettevano all'incanto Lucca col suo distretto, fino a che scese con le sue genti d'armi in Italia Giovanni re di Boemia, il quale cacciò via Gherardino Spinola, che aveva comprato Lucca da mercenarii soldati. Allora la rocca di Massa, già di Castruccio rifatta più grandiosa e più bella, dal re Giovanni fu affidata alla guardia di Anselmo Nelli capitano fiorentino, il quale d'ordine superiore, nel 31 maggio del 1336, la riconsegnò alle genti di Mastino della Scala, cui lo stesso re aveva venduto la città coll'antico territorio di Lucca. (CRONIC. ROLANDINI in R. I. Script T. VIII.)
Ma nel 1342 i Pisani, al cui governo si erano dati i Lucchesi per evitare il giogo dei Fiorentini, avendo presidiato Massa del Marchese, furono per due volte, nel 1343 e 1344, investiti ed espulsi di là dalle armi di Luchino Visconti signore di Milano; né quelli vi tornarono al possesso prima della pace del 1345. Agli Anziani di Pisa finalmente l'Imperatore Carlo IV, come suoi vicarj nella città e territorio di Lucca, confermò l'investitura di Massa con privilegio del 7 marzo anno 1355, mentre pochi giorni innanzi (12 febbrajo 1355) lo stesso Carlo IV donava un altro diploma ai nipoti del Marchese Spinetta Malaspina per confermare loro l'investitura di Massa, basandola sul diploma concesso nel 1164 da Federigo I al loro antenato Obizzo, e poscia dall'Imperatore Federigo II nel 1220 ai nipoti e discendenti del Marchese medesimo rinnovato.
Continuò bensì Massa a ubbidire ai Pisani, almeno per tutto il tempo che questi tennero Lucca (fino al 1369), siccome lo attestano gli annali di Pisa, specialmente all'occasione in cui il nobile Niccolò di Buglia de Gualandi, nel 1358, fu eletto dagli Anziani di Pisa, o piuttosto dal loro doge Giovanni dell'Agnello, in potestà di Massa del Marchese; dove poco dopo il governo medesimo spedì un altro nobile, Guido Ajutami Cristo per rappacificare le fazioni insorte nella vicaria di Massa. (TRONCI Annal. Pisan.)
Nel 1399, dopo che Pisa col suo contado si era soggettata a Giovanni Galeazzo duca di Milano, il castello di Massa con tutte le sue ville e territorio fu dall'imperatore Venceslao accordato in feudo al celebre giureconsulto Pietro Lante nobile pisano, nel tempo che questi cuopriva la carica di avvocato aulico presso la Santa Sede. Desiderando quell'Augusto di ricompensare con una notabile retribuzione i costanti servigi prestati da quel valent'uomo, volle donargli, a tenore del diploma, Castrum, seu arcem Massae Lunensis divecesis, quod ad Nos, et S. R. Imperium pertinere dignoscitur, cum ejus burgo, villis, piscinis, pascuis, sylvis, montibus, alpibus, venationibus, aquis, piscationibus, rivis, fluminibus, mari, littoribus, vassallis, vassallagiis, juribus regalibus et non regalibus, et signater cum villa S. Vitalis, cum villa Collis, et cum villa post Roccam, sive subtus Roccam, et cum aliis suis pertinensiis quibuscumque, sic et in quantum ad Nos pertinent in toto vel in parte, et Nos eadem de jure offerre possumus, tibi ac tuis descendentibus legittimis in feudum dedimus, contulimus, et donavimus, etc. - Datum Pragae anno Domini MCCCLXXXXIX, die 14 octobris etc.
Io non dirò se il diploma a favore di Pietro Lante ottenesse di fatto il suo scopo, o se piuttosto quella pergamena restasse nel novero delle decorazioni che la stessa famiglia conservò nei scrigni senza che avesse conferma, come anco fatti istorici che concorrino a dar peso ed effetto a cotesto onorifico privilegio in favore della famiglia dei duchi Lante in Roma. - Ciò che frattanto giova al nostro scopo si è di trovare in quel diploma rammentate tre ville suburbane di Massa, le quali conservano tuttora lo stesso nomignolo; la villa, cioè, di S. Vitale oltre il Frigido, la villa del Colle, e quella Sopra la Rocca. - In quanto al borgo di Massa, forse appella al borgo di Bagnaja, oggi la città di Massa, se non era il borgo detto del Ponte, situato fra la città e il fiume Frigido. Mancano con tutto ciò in quel privilegio i nomi di molte altre villate e casali appartenenti fin d'allora al territorio di Massa, fra le quali ville si contano Antona, Forno, Pariana, Volpigliano, Lavacchio, Castagnola, Bergiola, Canovara, Caglieglia e Resceto.
Quello che apparisce meno dubbio è, che Massa col suo distretto anche al principio del 1400 continuava a dipendere dal governo di Lucca, di cui formava una delle sue vicarie giuridiche. Infatti tra le poche deliberazioni economiche prese nei primi anni del dominio di Paolo Guinigi signore di Lucca, fuvvi quella di ordinare una legale demarcazione fra il territorio di Massa e quello dei paesi limitrofi di Carrara e di Montignoso.
La sentenza degli arbitri, per la quale furono stabiliti i confini tra la giurisdizione distrettuale di Carrara e quella di Massa dal lato della villa e popolo di S. Vitale del Mitreto, oltre il Frigido, fu pronunziata lì 18 aprile del 1407 da sei giudici, fra i quali un Niccola Gelli vicario di Carrara, e un Arrigo Vandelli vicario di Massa, a nome della repubblica, o piuttosto del Signore di Lucca. (ARCH. DUC. DI MASSA).
L'uno e l'altro paese continuò a dipendere direttamente dal governo lucchese sino all'anno 1430, epoca in cui questa contrada fu invasa dalle genti del duca di Milano capitanate da Niccolò Piccinino, sceso con un'armata dalla Lombardia onde liberare la città di Lucca assediata dall'esercito fiorentino. Ma nel maggio del 1437, allorché il conte Francesco Sforza generale ai servigi del Comune di Firenze vinse il Piccinino alla giornata di Barga, Massa con Carrara, Lavenza ed altri luoghi della Lunigiana caddero in potere dei Fiorentini.
Poco dopo gli abitanti di Massa ottennero dalla Signoria di Firenze assai favorevoli condizioni mediante provvisione del dì 11 settembre 1437. Per altro quella capitolazione poco dopo fu corretta e modificata da nuova deliberazione della stessa Signoria, previa l'approvazione dei collegj in data de'17 giugno 1438, specialmente in quella parte che riguardava l'obbligo imposto ai Massesi di dover supplire alla spesa del castellano deputato alla guardia della rocca e del sottostante paese; e ciò a proporzione dell'estimo dei possidenti, fra i quali si annoveravano diverse famiglie lucchesi.

SERIE DEI MARCHESI MALASPINA
CHE DOMINARONO IN MASSA E CARRARA

Finalmente per l'influenza dei Fiorentini amici del marchese di Fosdinovo, appena che ebbero concluso la pace coi Lucchesi (marzo 1441), sotto pretesto di una sommossa tentata da alcuni faziosi per impadronirsi di una porta del castello, consigliarono il popolo di Massa e della sua vicaria a volersi eleggere per loro signore e sottomettersi con favorevoli capitoli al governo di Antonio Alberico Malaspina marchese di Fosdinovo. Fu perciò dal popolo massese in pubblica adunanza accordata balia a cinque prudenti cittadini, i quali assistiti dai consiglieri del Comune medesimo dovevano stabilire gli articoli della convenzione fra il popolo di Massa ed il nuovo principe. Cotesta capitolazione fu poi giurata lì 8 dicembre dello stesso anno in pubblico parlamento nella chiesa di S. Jacopo posta nel castello di Massa, per rogito di ser Antonio da Moncigoli notaro a tal effetto deputato dal Marchese Antonio Alberico di Fosdinovo. (ARCH. DUC. DI MASSA).
Dalla quale convenzione apparisce, qualmente, non già per diritti aviti, ma sivvero per volontaria dedizione, il popolo massese, elesse per suo moderatore il ramo dei Malaspina marchesi di Fosdinovo, il quale nel 1442 entrò al governo di Massa, sue ville e distretto.
Dopo la morte del Marchese Antonio Alberico (anno 1445) la vicaria, o marchesato di Massa toccò al Marchese Giacomo, uno dei quattro suoi figli, il quale nel 1473 ingrandì il perimetro del suo dominio con la vicaria di Carrara mediante acquisto fattone dal precedente signore, Antonietto di Giambattista Fregoso. - (Vedere CARRARA Volume I pag. 484.)
Uno dei primi monumenti sacri che Massa deve al Marchese Giacomo Malaspina fu la chiesa di S. Francesco con l'annesso convento, convertita la prima attualmente in cattedrale, e l'altro riedificato per servire di seminario vescovile.
Mancò Giacomo nel 1481 lasciando due figli: al primogenito Marchese Alberico II Malspina toccò il dominio di Massa e Carrara, al fratello cadetto Francesco fu assegnato il marchesato di Albissola in Lomellina, acquistato da Giacomo nel 1466 con i denari della dote della Marchesa Taddea Pico della Mirandola sua consorte. Non sembra però che il secondogenito si acquietasse alle disposizioni testé accennate. Dondechè egli si maneggiò presso Agostino Fregoso signore di Sarzana, per conoscerlo avverso al Marchese Alberico II. Infatti nel 1483 le milizie genovesi assoldate dal Fregoso investirono le rocche di Moneta e di Avenza, le quali dovettero rendersi agli assalitori; non così avvenne di quella di Massa per essere stata valorosamente difesa dal Marchese Alberico suo signore, e opportunamente soccorsa da 500 uomini d'arme inviati dalla Repubblica fiorentina in sostegno del Marchese raccomandato. Con cotesta gente Alberico II ben presto riconquistò le fortezze di Avenza e di Moneta con Carrara e sue pertinenze, in guisa che questi paesi furono definitivamente confermati al suo dominio a tenore della divisione del 1481, mediante un lodo degli arbitri nel 2 gennajo 1484. Se non chè l'altro fratello, all'arrivo dell'esercito di Carlo VIII in Lombardia, (anno 1494) indusse quel re francese a cacciare da Massa e Carrara il Marchese Alberico II, siccome fu eseguito dalle sue truppe, danneggiando fuor di modo il paese col pretesto, che quel marchese era legato in amicizia con la Repubblica di Firenze; la qual cosa fu di un pessimo indizio di quanto era per accadere a danno diretto dei Fiorentini. (AMMIRATO, Stor. fior. Lib. XXV).
Fu questo marchese amico costante del divino Michelagnolo Bonarruoti, siccome apparisce dai documenti che conservansi nell'Arch. Pubblico di Carrara.
Morì nel 1519 senza successione maschile, lasciando da Lucrezia d'Este una sola tra le figlie superstiti per nome Ricciarda; la quale sino dal 1515 aveva dato la mano al cognato Scipione Fieschi dei conti di Lavagna, di cui restò vedova appena morto il Marchese Alberico suo padre. Essa allora insieme con la Marchesa Lucrezia di Sigismondo d'Este di lei madre entrò al governo di Massa e Carrara.
Il Nardi nelle sue istorie fiorentine (lib. VI) e dietro lui il Pignotti ricordano, qualmente poco innanzi l'elezione di Leone X, Giuliano de'Medici ed il di lui fratello Giovanni cardinale avevano mandato Vieri de'Medici a Massa per stabilire il matrimonio, e sposare in nome di Giuliano, poi duca di Nemours, la figlia del marchese di Massa;: ma appena seguita l'elezione del cardinale Giovanni in Pontefice, (15 marzo 1515) vedendo a qual più alto rango poteva il fratello di Leone X aspirare, fu richiamato tosto Vieri, e rotto il quasi concluso trattato.
Però nel 1520 per opera dello stesso Pontefice Leone X la figlia ed erede del Marchese Alberico, all'età di 23 anni, s'impalmò in seconde nozze a Lorenzo figlio di Francesco Cybo nipote del Pontefice Innocenzo VIII dal lato di padre, e del pontefice Leone X per parte di Maddalena sua madre. In conseguenza del qual matrimonio lo stato di Massa e Carrara entrò nella illustre casa genovese de'Cybo.

SERIE DEI PRINCIPI CYBO-MALASPINA
CHE DOMINARONO IN MASSA E CARRARA.

Non per questo Ricciarda volle cedere in alcuna guisa il comando al novello sposo, per quanto egli ne avesse acquistato il diritto. Al quale effetto Lorenzo Cybo impetrò dall'Imperatore Carlo V (21 marzo 1530) un privilegio, con cui dichiaravalo compadrone insieme con la moglie del dominio di Massa e di Carrara. Ma Ricciarda, non meno fiera del di lei consorte, poté riuscire a fare annullare cotali concessioni dallo stesso Carlo V con altro diploma del 26 settembre anno 1541; talché il Marchese Lorenzo Cybo, disgustato da siffatto contegno, si ritirò nella sua possessione di Agnano presso Pisa, stata un dì luogo di delizia dl suo antico possessore, di Lorenzo de'Medici di lui avo materno, e ceduta a Francesco Cybo appena sposata Maddalena de'Medici. Dondechè la Repubblica Fiorentina con decreto del 31 aprile 1488 aggregollo in perpetuo insieme colla sua discendenza alla cittadinanza fiorentina, con facoltà di acquistare nel distretto della stessa Repubblica tanti beni per la somma di 25,000 fiorini d'oro. Infatti da Francesco Cybo fu poco dopo acquistato in compra la tenuta dello Spedaletto di Agnano nella comunità di Lajatico. - Vedere AGNANO DI PISA, e LAJATICO Comunità.
Nel 14 marzo del 1549 morì Lorenzo Cybo in Pisa non avendo ancora compito il suo 49° anno. Ebbe da Ricciarda due figli, ma non gli sopravvisse che il cadetto, per avere il maggior nato spiegato un carattere alquanto ardito col pretendere, a tenore del testamento dell'avo materno, di salire sul trono di Massa e Carrara appena uscito dall'età pupillare (anno 1545). Se non che la marchesa Ricciarda, a precauzione di ciò, sino dal 7 aprile 1533, aveva ottenuto da Cesare un diploma che le dava facoltà di eleggersi fra i di lei figli un successore, quando tutto il suo affetto era rivolto al figlio secondogenito. Quindi i maneggi, le ordite congiure e finalmente le sollevazioni armata mano condussero dal trono al patibolo Giulio, fatto decapitare per ordine di Carlo V il dì 18 maggio del 1548 nel castello di Milano, non senza che gl'istorici abbiano rimproverato a Ricciarda poco amore verso il marito, e meno ancora pel suo primogenito. (GIORGIO VIANI, Memorie della Famiglia Cybo, ecc.)
Sei anni dopo cessò di vivere Ricciarda nel tempo che faceva uso dei bagni di Lucca (nel giugno del 1553), dove mediante disposizione testamentaria, da essa dettata nel maggio precedente, istituì suo erede universale il superstite figlio Alberico Cybo, coll'obbligo di unire al suo casato quello della famiglia Malaspina.
Infatti da Alberico Cybo incomincia realmente la serie di marchesi di Massa della stirpe Cybo-Malaspina. Entrato appena al dominio degli stati materni, quel marchese si fece riconoscere in signore con giuramento di vassallaggio dai popoli di Massa, di Carrara e delle respettive ville. Gli uomini di Massa e delle villate del suo distretto furono adunati nel dì 24 giugno del 1553 nella chiesa plebana di S. Pietro posta nel borgo di Bagnaja, come dall'atto solenne estratto da quell'Archivio ducale, in cui furono ad uno ad uno specificati i nomi e cognomi delle persone concorse al giuramento delle respettive vicinanze, ossiano sezioni:

Nome delle Vicinanze o Sezioni di Massa e N° degli Uomini che giurarono

- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Massa vecchia
n° degli uomini che giurarono: 178
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Sopra la Rocca
n° degli uomini che giurarono: 156
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Bagnaja (Massa nuova)
n° degli uomini che giurarono: 182
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza del Colle e di Ponte
n° degli uomini che giurarono: 257
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Lavacchio
n° degli uomini che giurarono: 276
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza del Mitreto
n° degli uomini che giurarono: 174
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Bergiola e Bargone
n° degli uomini che giurarono: 41
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Pariana e Berticagnana
n° degli uomini che giurarono: 98
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Antona
n° degli uomini che giurarono: 166
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza del Forno, o Rocca frigida
n° degli uomini che giurarono: 101

Totale dei giurati di Massa N° 1629

Termina il rogito con le seguenti parole: Facta fuerunt haec Massae praedictae in Burgo Bagnariae in parrocchiali Ecclesia S. Petri ibidem juxia suos notorios confines, et corum et presentibus Illmo D. D. Leonardo Malaspina Marchione Podensanae, Magnifico Viro Domino Baldassarre Cybo nobili Januense, Strenuo viro Capitaneo Baccio de Eugubio, Domino Francischino Marchetto Bergamasco servitore Illmi et Eccllmi Domini Guidubaldi Ducis Urbini, testibus ad haec vocatis, etc....Ego Philippus de Adreonibus qondam Joannis Petri de Massa pubb. Imp. Auct. Not. Et Jud. Ordin. Rogatus scripsi, et confeci, etc.
Un simile giuramento nel dì 29 dello stesso mese ed anno fu prestato dagli uomini di Carrara e delle vicinanze della sua valle, adunati tutti nella chiesa plebana di S. Andrea in Carrara, il cui novero è distinto nel modo che appresso:

Nome delle Vicinanze o Sezioni di Carrara e N° degli Uomini che giurarono

- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Carrara
n° degli uomini che giurarono: 44
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Codena
n° degli uomini che giurarono: 23
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza della Vicinanza nuova
n° degli uomini che giurarono: 93
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Avenza
n° degli uomini che giurarono: 8
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Moneta
n° degli uomini che giurarono: 61
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Fontia
n° degli uomini che giurarono: 23
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Sorgnano
n° degli uomini che giurarono: 55
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Gragnana
n° degli uomini che giurarono: 56
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Noceto
n° degli uomini che giurarono: 13
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Castelpoggio (Casapodii)
n° degli uomini che giurarono: 31
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Torano
n° degli uomini che giurarono: 46
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Bedizzano
n° degli uomini che giurarono: 75
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Miseglia
n° degli uomini che giurarono: 42
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Bergiola
n° degli uomini che giurarono: 19
- Nome della Vicinanza o Sezione: Vicinanza di Colonnata
n° degli uomini che giurarono: 17
Uomini non addetti ad alcuna vicinanza: 130

Totale dei giurati a Carrara N° 736

Termina l'atto notariale con la data del luogo di Carrara nella chiesa priorale di S. Andrea, fatto alla presenza dei testimoni medesimi che avevano assistito cinque giorni innanzi al giuramento dei Massesi. Rogò l'atto del giramento di fedeltà Ser Innocenzo Fantozzi notaro pubblico carrarese. (Arch. Cit.)
Quest'ultimo documento giova anche alla biografia di un celebre artista e poeta, intendo dire di Danese Cattaneo, un di cui fratello, maestro Tarquinio ed il di lui padre Michele Cattaneo, prestarono giuramento tra gli uomini della vicinanza di Colonnata, quando riconobbero in loro principe il Marchese Alberico Cybo. - Vederecolonnata di Carrara
Tali preamboli giovarono al nuovo signore per avere più facilmente da Carlo V, siccome ottenne nel febbrajo 1554, il diploma d'investitura dei feudi imperiali di Massa e Carrara.
Una delle prime cure di questo principe fu diretta all'abbellimento materiale delle due piccole capitali, e nel dare ai suoi popoli buone leggi.
Fino allora Massa vecchia poteva dirsi un aggregato di poche case, situate in poggio sotto la rocca omonima, a cui soggiaceva il borgo di Bagnaja. Ma Alberico Cybo volle far circondare di mura la città nuova che abbellì di giardini, di pubbliche fonti, e di un vasto palazzo per la residenza del principe;in guisa che il borgo sotto il castello di Massa prese il titolo di Massa Cybea, o Massa nuova, a distinzione della vecchia rimasta in poggio.Un anno dopo (10 marzo 1558) fu dato principio alle mura di Carrara, e una rubrica degli statuti comunitativi dei due capoluoghi, redatti per cura dello stesso sovrano, dichiarava feriato il giorno anniversario della fondazione della prima pietra delle mura di Massa (10 marzo) e il dì 10 giugno per la memoria delle prime mura fondate in Carrara.
In seguito l'imperatore Ferdinando I con diploma del 2 marzo 1559 accordò al marchese Alberico e ai suoi successori il privilegio della zecca; quindi da Massimiliano II ottenne un diploma (23 agosto 1568), che qualificava Massa capitale di principato,e Carrara capitale di marchesato. - Nel 1564 lo stesso Alberico stabilì con il Granduca di Toscana una convenzione, la quale vige tuttora, per un deposito del sale e un amministratore di quell'azienda da risedere in Massa per interesse del governo Granducale.
Alberico alleggeriva il peso delle cure politiche col piacevole studio delle lettere e col consorzio de'dotti, alcuni dei quali dedicarongli varie opere per le stampe. Riescì discreto poeta e segace critico, tosto che codesto principe fu dei primi a scuoprire le imposture di Alfonso Ceccarelli, benché questo fabbricatore di supposti diplomi non mancasse di adulare la famiglia Cybo con un' opera MS. e con un diploma di Ottone I Imperatore a favore di un immaginario Guido Cybo, diploma che Giorgio Viani inserì nel primo numero della sua Appendice alle Memorie della Famiglia Cybo. Vedere l'Articolo MONTEVARCHI.
Alberico ebbe due mogli. - Dalla prima, che fu Elisabetta della Rovere figlia di Francesco Maria duca di Urbino, nacque Aldelano, il quale doveva succedere nel dominio di Massa e Carrara, se la morte nol rapiva prima di suo padre. Dalla seconda moglie, Isabella di Capua figliuola di Vincenzio duca di Tremoli, ebbe tre femmine e un altro maschio, Ferrante marchese di Ajello, che premorì al padre nel gennajo del 1594. Questi infatti lasciò il mondo nella decrepita età di anni 94 (18 gennajo 1623), preceduto al sepolcro da quasi tutti i suoi figli, poco dopo aver ricevuto dall'Imperatore Ferdinando II un diploma (25 agosto 1620) che innalzava Massa a grado di città.
Alderano figlio primogenito del Marchese Alberico Cybo, passò il fior degli anni suoi in Urbino per ricevervi un'istruzione politica, letteraria e militare presso il duca Guidubaldo suo zio. Egli infatti attinse così a sentimenti generosi e amore per la gloria militare. Andò successivamente alla corte del duca Alfonso II in Ferrara, dove si accoppiò in matrimonio a Martisa di Francesco d'Este, donna che portò al marito singolare bellezza accoppiata a una pingue eredità. Ma Alderano dopo 26 anni di matrimonio, e 54 di vita passò fra i più in Ferrara lì 14 novembre 1606, lasciando sua erede moglie e varii figli. - Il primo di essi, per nome Carlo salì sul trono massese dopo la morte del di lui avo. Carlo I, nato in Ferrara nel 1581, succedè nel 1623 ad Alberico nel dominio di Massa e Carrara, del quale ottenne l'investitura dall'Imperatore Ferdinando II nel 7 novembre dell'anno medesimo. - Questo principe coltivò le scienze, favorì i letterati, procurò onori alla chiesa e al clero della pieve massese, coll'impetrare dal Pontefice Urbano VIII (anno 1629) che fosse eletta in collegiata insigne con una dignità abaziale, cui fu accordato l'uso de'ponteficali. Morì Carlo I in Massa nel suo 80.° anno lì 24 febbrajo del 1662 lasciando dalla duchessa Brigida Spinola sua consorte otto figli maschi e sei femmine, fra le quali la feroce donna Veronica maritata nel 1626 al duca Giacomo Salviati in Firenze, che per inusitata gelosia macchinò una tragedia domestica registrata nella storia del Granducato di Toscana.
Succedè a Carlo I il principe Alberico suo primogenito, investito degli stati di Massa e Carrara mediante diploma dell'11 gennajo 1633 speditogli da Leopoldo I; dal quale imperatore ottenne un altro privilegio, in cui Massa fu dichiarata capoluogo di ducato, e Carrara di marchesato. - Mostrossi Alberico II protettore dei letterati e degli artisti, e fu egli che ideò la fabbrica della cappella dei depositi annessa alla chiesa di San Francesco di Massa per riunirvi i defunti di quella principesca famiglia.
Ebbe Alberico II dalla sua moglie Fulvia Pico della Mirandola molti figliuoli, il primo de'quali salì sul trono di Massa col nome di Carlo II, mancato che fu il di lui genitore (29 gennajo del 1690), alla vecchia età di 88 anni.
Uno dei primi pensieri del duca Carlo II, appena ottenuta l'investitura imperiale (22 gennajo 1691), fu quello di adempire l'ultima volontà del padre col far erigere la cappella de'principi di sua casa, a forma del disegno approvato da Alberico II. Ma il duca Carlo era più pietoso principe, che buon politico, in un tempo in cui ai piccoli sovrani d'Italia faceva d'uopo di scaltrezza per schermirsi da due grandi potenze, allorché per la successione al trono delle Spagne e ai diritti che ne conseguivano, andò sottosopra l'Europa intiera.
Morì Carlo II in Massa, il dì 7 dicembre 1710, nel suo settantanovesimo anno, lasciando da Teresa Panfili principessa romana sua consorte tre figli maschi e 4 femmine.
Alberico III, tra i principi di casa Cybo, fu il primogenito di Carlo II, che all'età di 38 anni succedè nel dominio delli stati paterni; dei quali ottenne l'opportuna investitura dall'Imperatore Carlo VI, mediante diploma del 14 giugno 1712.
Lo scarso talento, l'amore della solitudine, un matrimonio malaugurato e infecondo unitamente a un breve dominio, resero quasi ignoto alla storia cotesto duca. Egli morì nella sua villa d'Agnano presso Pisa lì 20 novembre 1715 senza aver lasciato successione dalla sua consorte Nicoletta di Antonio Grillo patrizio genovese; e senza aver dato alcuna disposizione testamentaria. Dondechè Alderano Cybo, terzo-genito di Carlo II, dopo aver fatto una transazione con il fratello maggiore Camillo, che aveva abbracciato lo stato ecclesiastico, divenne signore di Massa e di Carrara e ne ottenne la consueta investitura imperiale lì 17 aprile 1717.
Era Alderano di un carattere totalmente opposto a quello del fratello suo antecessore; pieno di vivacità egli amava il lusso e i divertimenti al di là dei mezzi per soddisfarvi. Per la qual cosa non solo dové alienare diversi beni allodiali, ma non avendo egli ottenuto prole maschile per succedergli, pensò di raccogliere una vistosa somma di denaro mediante una segreta cessione dei suoi domini feudali alla Repubblica di Genova. Cotal maneggio per altro essendo giunto all'orecchio di Carlo VI, Alderano fu in procinto di esser cacciato da Massa e da Carrara, e di perdere vivente quello stato che voleva alienare per dopo la sua morte. Calmò le imperiali lagnanze la prudenza della duchessa Ricciarda Gonzaga moglie del duca, dalla quale Alderano ebbe tre femmine che restarono pupille alla morte del padre, accaduta lì 18 agosto 1731. Per atto solenne di sua ultima volontà il duca Alderano, dopo aver dichiarato la dote delle due figlie cadette, chiamò erede universale e successore al dominio degli stati di Massa e Carrara la figlia maggiore Maria Teresa, allora in minore età, coll'affidare la reggenza alla duchessa madre e allo zio cardinal Camillo, ultimo maschio della casa Cybo di Massa.
La vedova duchessa si fece riconoscere e confermare tutrice delle tre figlie pupille con diploma di Carlo VI del 15 settembre 1732. Varii principi ambirono la mano dell'erede del duca Alberano, e già era destinato la di lei mano al principe Eugenio Francesco di Savoja, nipote del celebre capitano di questo nome, se la morte non troncava nel più bel fiore la vita al promesso sposo (23 novembre 1734). Dondechè Maria Teresa quattro anni dopo fu fidanzata al principe Ercole Rinaldo d'Este, figlio ed erede di Francesco III duca di Modena, al quale realmente si accoppiò lì 16 aprile 1741, quando la sposa era vicina a compiere il suo 16° anno.
Appena uscita dall'età pupillare, Maria Teresa ottenne l'investitura degli stati paterni dall'Imperatore Francesco I con il diploma del 23 giugno 1744.
Al genio, che nutriva quest'ultimo rampollo della famiglia Cybo nel benificare i suoi sudditi, deve Massa la prima fondazione di un comodo spedale nel soppresso convento de'Frati Agostiniani fuori della città, compito poi dall'augusta sua figlia Maria Beatrice d'Este-Cybo. È debitrice egualmente allo zelo di quella principessa Carrara della sua accademia di Belle arti (anno 1769), fondata dall'oggetto di procurare opportuni soccorsi alla gioventù cultrice di un'arte, donde trae vita e lustro quel paese.
L'unica figlia, Maria Beatrice, ottenuta da un matrimonio non troppo felice, fu l'erede dello stato di Massa e Carrara, e delle virtù della madre, la cui morte accadde in Reggio lì 26 dicembre del 1790. Già la mano di chi rappresentava gli ultimi rampolli di due antiche dinastie era stata data fino dal 1771 all'Arciduca Ferdinando d'Austria, figlio dell'Imperatore Francesco I. Appena la duchessa Maria Beatrice restò libera dominatrice dello stato materno, rivolse i suoi pensieri al vantaggio dei sudditi, che volle visitare di persona per mostrarsi loro madre benefica e protettrice.
Ma la guerra non tardò a far cambiare aspetto politico all'Italia superiore, tosto che essa cadde sotto la forza delle armi francesi, sicché per nuovo ordine di cose, gli stati di Massa e Carrara furono di prima giunta aggregati alla repubblica Cisalpina, ed alla prefettura del dipartimento del Crostolo, poscia sotto il regno italico al dipartimento delle Alpi Apuane, finalmente per decreto del 30 marzo 1806 il paese di Massa e Carrara fu eretto in feudo imperiale da Napoleone, coll'assegnarne l'amministrazione governativa alla principessa di Lucca di lui sorella. - La qual donna dopo aver fatto dei paesi di Massa e Carrara una sottoprefettura, dopo aver messo il nuovo feudo imperiale a parità di regime con quello di Lucca, dopo avere destinato per la stagione delle villeggiature il palazzo dei duchi di Massa a sua abitazione, decretò che il tempio maggiore dei Massesi si distruggesse fino sotto i fondamenti onde avere una più vasta piazza davanti al palazzo, e una più libera visuale verso il tramonto. Così la chiesa più moderna, più vasta, la meglio architettata ed ornata di questa città sparì in poche settimane dalla superficie del suolo, senza che Massa guadagnasse dalla momentanea residenza dei principi Baciocchi, ridotta ad una sola villeggiatura, alcuna ricompensa o sensibile sollievo.
Alla ripristinazione delle cose politiche in Europa, frutto del trattato di Vienna del 9 giugno del 1815, il ducato di Massa e Carrara fu restituito alla sua naturale sovrana Maria Beatrice, ultimo fiato della Casa Cybo e della Casa d'Este.
Una delle benefiche disposizioni di questa dotta principessa fu di attivare la nuova strada carreggiabile fra Massa e Carrara, già aperta dai principi Baciocchi nel monte percui i massesi veder Carrara non ponno, e quindi dichiararla postale in sostituzione dell'antica che attraversa il piano fra Massa e il littorale. Mancava per altro un ponte, dopo caduto il nuovo appena terminato, per attraversare il fiume Frigido e rendere la strada medesima praticabile dalle vetture. Questo secondo ponte fu da Maria Beatrice ordinato, e quindi eseguito magnificamente tutto di marmo, donato e trasportato fin qua dai Carraresi che gratuitamente lo lavorarono.
Per memoria di tale opera è stata apposta davanti alla spalletta del ponte medesimo la seguente iscrizione:

MAR . BEATRIX . DUCIS . HERCULIS . III . F. ATESTINA . DUX MASSENSIUM . ARCHID. AUSTR. PRINCEPS . CARRARENSIUM . QUUM . VETERI . CURSUS . PUBLICIS . INFESTA . ADLUVIONIBUS . VIA . RELICTA . NOVUM . CARRARIAM . AD . VOTA . CIVITATIS . ITER . APERRUISSET PONTEM . MARMORE . A . CARRARIENSIBUS . ULTRO . CONLATO . MUNIFICENTIA . SUA . EXTRUENDUM . CURAVIT . A. MDCCCXXI.
_______

ANTONIUS ASSALINUS . DOMO . REGIO . LEPIDI . CUR. AQUARUM . ET . VIAR . MUTINENSIUM ARCHITECTUS.

Ad oggetto di procurare alla città di Massa maggior decoro e provvederla di una quantità più copiosa di pubbliche fonti di acqua potabile, di che sono ricchi i colli superiori alla città, Maria Beatrice negli ultimi anni del suo governo fece costruire un acquedotto per condurre una ricca sebbene umile fonte fino nel centro della piazza ducale, cui fa bella corona una duplice fila di piante di aranci di Portogallo. La duchessa medesima compì a benefizio dell'umanità languente un comodo spedeale eretto nel già convento della Madonna del Monte. Era nelle sue mire di procurare alla gioventù massese una più squisita istruzione morale, religiosa e letteraria quando chiamò a Massa i Chierici regolari di San Paolo, detti i Padri Bernabiti, assegnando loro una dote sufficiente a un decoroso sostentamento, e per residenza la soppressa casa religiosa dei Padri Serviti nel subborgo di Massa.
Sennonché cotesta famiglia dei Padri Bernabiti non esiste più in Massa, per mancanza d' individui capaci di adempire alle benefiche intenzioni sovrane. - Ma l'opera più utile e più dispendiosa ordinata a spese di Maria Beatrice è stata la formazione di un esatto catasto nel ducato di massa e Carrara; la cui direzione ed esecuzione fu affidata a chi aveva di certo si ben diretto ed eseguito quello della Lombardia Austriaca. - Vedere qui appresso l'Articolo DUCATO DI MASSA E CARRARA.
Finalmente sotto il pontificato di Pio VII fu proposto, e Leone XII nel 1823 diede esecuzione al progetto di erigere l'insigne chiesa collegiata di Massa ducale in cattedrale di una nuova diocesi, per servizio della quale chiesa si andava preparando un seminario, quando la duchessa Maria Beatrice mancò in Vienna ai sudditi e al mondo nel giorno del 14 novembre 1829, e con essa terminò una famiglia sovrana, la più antiche fra quelle dell'Italia.
Subentrato di diritto nel ducato di Massa e Carrara Francesco IV duca di Modena Arciduca d'Austria figlio della defunta duchessa e dell'Arciduca Ferdinando, egli a favore del nuovo vescovato diede compimento al seminario di Massa, dopo averne eretto un altro in Castelnuovo a benefizio dei suoi sudditi di Garfagnana.
Fra gli edifizi addetti al governo massese Francesco IV ha fatto erigere a difesa del littorale diversi fortini con batteria, nuove case doganali al confine e attualmente è per compirsi un palazzo presso la piazza ducale di Massa, destinato per l'ufizio generale delle finanze.
Fra gli stabilimenti ecclesiastici, Massa, oltre alla chiesa distrutta di San Pietro, contava quattro monasteri di frati, due di monache e tre di terziarie. Quello della Madonna del Monte, stato convertito, come dissi, in ospedale fuori della porta meridionale sulla strada regia, fu abitato dai frati Agostiniani, soppressi nel secolo passato contemporaneamente all'altro de'Padri Serviti, situato nell'opposto subborgo a maestro della città lungo lo stradone che unisce Massa al borgo del Ponte.
I frati Minori Osservanti di San Francesco furono soppressi nel principio di questo secolo, e la loro chiesa, poco dopo sostituita alla distrutta collegiata, serve attualmente di cattedrale.
Nell'istessa circostanza vennero soppressi i frati Cappuccini, il cui convento siede sulle ultime falde di un colle a settentrione-maestro, ma assai d'appresso alla città. Quella famiglia religiosa fu ripristinata col ritorno di Maria Beatrice d'Este Cybo.
Anche le monache clarisse e le terziarie di San Francesco in Massa vecchia furono espulse dai loro asceterj sotto il regime della repubblica Cisalpina.
Restò esente da tante distruzioni il conservatorio delle Salesiane in Santa Maria delle Grazie, il quale si conserva tuttora in un'amenissima posizione sopra il Colletto a cavaliere della città.
Massa conta una serie d'uomini illustri per valore, per politica e per dottrina. Fra i molti mi limiterò ad annoverare il Marchese Alberico I, il di lui zio cardinale Innocenzo Cybo, noto ai Fiorentini quanto ai massesi, e il Cardinale Alderano decano del sacro Collegio. - Furono valenti capitani un Michele Diana Paleologo e un Gaspero Venturini. Fra i politici più reputati citerò due principi di Casa Cybo, Alberico I e il Cardinale Innocenzo. A questi anteriore per età fu Niccola dei nobili Cattanei; e di poco posteriore Giulio Brunetti segretario di San Carlo Borromeo, e antenato di altro più famoso ministro vivente, di cui per modestia taccio il nome e le qualità.
Fra i dotti, se non rammento Perseo Cattaneo, poiché Carrara lo reclamerebbe come suo, citerò bensì un Antonio Venturini valente medico e distinto professore di Anatomia nello studio pisano. - Per merito nella toga fra i Massesi si distinsero l'auditore Cosimo Farsetti, il suo parente Cosimo Farsetti, Vittorio Cattani, Giuseppe Guerra ex-gesuita e Gio. Francesco della Rocca. - Fra gli artisti Felice Palma e Giacomo Antonio Polzanelli scultori, Agostino Ghirlanda pittore, e Pier Alessandro Guglielmi celebre maestro di musica nel secolo XVIII. - Contemporanei del Guglielmi, e suoi concittadini, furono l'improvvisatore poeta latino Giovacchino Solviani e l'abate Gaspero Jacopetti. Quest'ultimo si diede a pubblicamente istruire la gioventù massese nelle belle lettere, detta propriamente dei Derelitti, la quale al principio del secolo che cammina cangiò l'antico nome in quello di Accademia dell'Alpi Apuane, fino a che per sovrana approvazione nel 1814 fu rigenerata sotto titolo de'Rinnovati.

COMUNITA' DI MASSA DUCALE

La superficie territoriale di questa comunità, coerentemente alle operazioni geometriche intraprese dal 1821 al 1824 per il catasto di questo ducato, risulto di pertiche metriche 90997,73 equivalenti a 90997,730 ectari. Dalla qual misura sono da detrarsi 2880,95 pertiche, pari a 2880,950 ectari di suolo non imponibile, perché occupato da corsi d'acqua e da strade. In cotesta superficie territoriale stanziava nel 1832 una popolazione di 11592 abitanti, che in proporzione media corrisponde a 473 persone per ogni miglio quadrato geografico.
Confina con sei comunità, e da un lato con il mare. Quest'ultimo bagna il littorale di Massa per una linea di quasi 5 miglia toscane, ed ha dal lato di ponente e maestrale la Comunità di Carrara, dal lato di settentrione, mediante il giogo dell'Alpe Apuana, trovasi a contatto con il territorio comunitario di Fivizzano spettante al granducato di Toscana, cui sottentra dal lato di grecale la Comunità di Vagli della Garfagnana Estense,quindi dal lato di levante ha di fronte il territorio granducale della Comunità di Seravezza, poi quello lucchese di Montignoso, e con quest'ultimo la Comunità di Massa si accompagna verso la direzione scirocco fino al lido del mare.
Circa due terzi del territorio comunitativo di Massa appartengono ai contrafforti che scendono dall'Alpe Apuana, a partire dal giogo occidentale del Monte Altissimo e di là per quello della Tambura sino al tizzo del Monte Sagro, questo a settentrione, quello a grecale di Massa; cosicché il Monte Tambura posto tra il Sagro e l'Altissimo, forma spalliera al territorio massese. Una sua prominenza (la Penna di Sombra), determinata trigonometricamente dal Professore P, Giovanni Inghirami delle Scuole pie di Firenze, fu trovata a 3027 braccia fiorentine sopra il livello del mare mediterraneo, mentre un'altra sommità della Tambura medesima, trigonometricamente misurata dal Professore lucchese P, Michele Bertini, fu riscontrata all'altezza di 3203, braccia lucchesi equivalenti a circa 3311 braccia fiorentine sopra il livello dello stesso mare.
Pochi sono i corsi d'acqua che bagnano il territorio massese meritevoli di menzione, se si eccettua quello che dalla freschezza e limpidezza delle sue acque porta il nome di Frigido. - (Vedere il suo Articolo)
Fra le strade rotabili che attraversano il territorio di Massa havvi la Reale postale di Genova che viene da Pietrasanta e conduce all'Avenza per due direzioni, una per la pianura, e l'altra per il monte, La prima, che è l'antica postale, si dirige all'occidente; la seconda, che è la moderna, s'incammina a settentrione-maestrale di massa. Vi è una terza strada più vetusta di tutte e più vicina al lido, stata già consolare, e questa perché era selciata, si appella tuttora della Selce, ed anche strada Francesca e Romea per essere stata frequentata nel medio evo dai Francesi e dal maggior numero degli oltramontani che varcavano l'appennino della Cisa sopra Pontremoli, donde scendevano in Toscana per recarsi a Roma. Cotesta strada corrisponde in parte a quella che apri fra Pisa e Luni il proconsole Emilio Scauro. - Vedere VIA EMILIA DI SCAURO.
Una quarta strada più montuosa e impraticabile nella fredda stagione è quella che rimonta da Massa verso le sorgenti del Frigido e quindi salendo il ripido ed elevato monte della Tambura, scende per la sua schiena a Castel nuovo di Garfagnana. La qual via verso la metà del secolo XVIII fu tagliata dall'ingegnere Domenico Vandelli per ordine di Francesco III duca di Modena. - Vedere ALPE APUANA.
Circa i confini tra Massa e Montignoso, sebbene questi più volte dassero motivo a controverse e a sentenze di arbitri fra i governi di Massa e di Lucca, essi furono determinati, forse per la prima volta, nell'anno 1406 per ordine di Paolo Guinigi, allorché governava l'uno e l'altro paese a nome della Repubblica di Lucca; nella stessa guisa che dal Guinigi fu contemporaneamente ordinata la confinazione fra i territorii di Massa e Carrara. I termini fra questi due ultimi paesi cominciano dallo sprone orientale del Monte Sagro, donde inoltrandosi sui poggi di Colonnata e di Alpe Bassa corrono lungo la schiena del Monte Brugiana, da cui declinano verso la sua pendice occidentale fino sotto al varco della Foce. - Costà prolungandosi nella direzione di ostro-libeccio passano sul crine dei colli vitiferi che distendonsi fino alle più umili colline di Codepino e di Monte Libero, le quali si avvallano terminando nella pianura mezzo miglio a levante di Avenza. Costà le due comunità attraversano insieme l'antica strada postale, quasi un miglio innanzi di arrivare sulla riva del mare.
In quanto ai confini fra il territorio di Massa e quello granducale della Lunigiana, nell'Articolo FORNO accennai una lettera di Niccolò Macchiavelli segretario del gonfaloniere Pier Soderini in data del 5 marzo 1512, corrispondente al marzo del 1513 stile comune, nella quale lettera si fa menzione di una controversia fra la popolazione del villaggio del Forno, distretto di Massa e quella del villaggio di Vinca, nella giurisdizione e vicariato della Repubblica Fiorentina di Fivizzano, al cui giusdicente la lettera fu diretta. Trattasi in essa delle vertenze insorte fra i due popoli limitrofi per cagione di pascoli sopra un monte, chiamato l'Alpe Rotaja.
Dovendo dire della struttura fisica nella parte montuosa di questa contrada, richiamerò il mio lettore a quanto fu accennato su tale rapporto agli articoli ALPE APUANA e CARRARA, cui solamente aggiungerò: qualmente il fianco del monte della Tambura massese, scendendo verso occidente, si dirama pei contrafforti dell'Alpe Bassa, e della Brugiana, mentre altri gioghi verso levante si collegano col marmoreo monte Altissimo. Esso dal lato di ostro-scirocco spinge i suoi sproni verso i poggi di Antona, di Altagnana, sino al così detto Colletto di Massa. I quali contrafforti nella parte più interna offrono una struttura massiccia consistente per lo più in una calcarea granosa di aspetto marmoreo più o meno ricco di silice, mentre nella parte inferiore dell'Alpe Bassa e della Brugiana sottentrano i steaschisti, i micaschisti e una calcarea traslucida, e semigranosa, di tinta grigio-fumo che rassembra al Raukalk dei tedeschi, e talvolta a una breccia variegata da vene e la filoni ferroginosi; le quali due rocce non di rado si addossano a uno schisto argilloso lucente, e talora questo vedesi alterante con quella. Quindi, se io non erro, la struttura geognostica di codesta sezione dell'Alpe Apuana ne richiama alla costituzione fisica dei monti stati visitati e descritti da De Buch nei contorni di Hoff, nel paese di Bareuth, nell'Haarz, nell'Ergeberg presso Cristiania e in altre contrade dell'Allemagna e della Norvegia. Imperocché colà le rocce steaschistose e calcaree granose furono trovate giacere in maniera molto analoga a quelle che rivestono la vallecola superiore del Frigido fra l'Alpe Bassa e la Brugiana, Se non che lo schisto talcoso di quest' ultima località a luoghi prende l'aspetto dello schisto ardesia, mentre in qualche altro sito presenta l'aspetto del micaschisto, talvolta del gneis, e a mano a mano che si scende verso le inferiori pendici di quell'Alpe, alli schisti medesimi sottentrano le rocce calcareo-silicee sedimentarie, (macigno) e il Raukalk, ossia la calcarea cellulosa con quella brecciata.
A ben ponderare la disposizione geognostica di cotesta parte di Alpe Apuana non fia difficile accorgersi, che le rocce frammentarie, e siliceo calcaree delle pendici meridionali dei contrafforti che scendono a settentrione e maestro di Massa, appoggiansi quasi costantemente allo schisto ardesiaco, o allo steachisto, e talvolta anche al micaschisto, le quali rocce sembrano giacere fra la calcarea semigranosa e quella saccaroide, o marmo bianco. Di quest' ultimo fenomeno si incontrano esempii sul dorso del monte Brugiana, e alla base orientale dell'Alpe Bassa nel canale di Caglieglia sulla destra del Frigido.
Il celebre naturalista testé nominato traversando la valle di Lier da Bargeneass a Cristiania, osservò presso la base della collina appellata del Paradiso un granito rosso, che De Buch classificò fra le rocce di transizione, in cui la mica nera e brillante andava aumentando a proporzione che egli saliva verso la sommità del monte, dove il granito scomparve per tutta quella cima, né gli si affacciò intorno altro che un marmo bianco a piccola grana. Quantunque, soggiunse De Buch, sia molto difficile di assicurarsi del rapporto fra le suddette due rocce differentissime fra loro, pure non si saprebbe giudicare che il marmo non fosse sovrapposto al granito, talché egli fu tentato a credere essere quella calcarea subordinata allo schisto micaceo, e questo alla pietra calcarea nera e compatta, la quale ivi suole alternare con strati di schisto argilloso; due rocce costituenti l'ossatura delle colline di Cristiania. (L. DE BUCH,Voyage en Norvege et en Laponie. T. I. Chapr. III.)
Dalle osservazioni posteriormente fatte nel Tirolo dal conte Marzari-Pencati, e quindi rettificate da Humboldt, dallo stesso De Buch e da altri geologi, risulterebbe che alla cascata di Canzocoli nel Tirolo italiano il granito, sebbene apparisca appoggiato immediatamente alla calcarea granoso-silicea, pure seguitando a percorrere il limite di contatto fra esso e la calcarea sino alla cima tagliata quasi a picco del monte Predazzo, lo stesso De Buch avvicinandosi alla sua sommità, trovò, che la calcarea granosa costassù riposava immediatamente e per lunghissimo tratto sopra i granito. Donde egli concluse, che il fenomeno del Tirolo (dicasi lo stesso relativamente della nostra Alpe Apuana) è un fenomeno di sollevamento, in forza del quale quel gruppo di monti si è alzato eminentemente in forme frastagliate, acute e bizzarre, nel tempo che il terreno sedimentario, dal quale in origine tali monti erano formati, fu ridotto per la maggior parte in masse calcaree e schistose, lucenti e cristalline.
I filoni metalliferi che potrebbero aver contribuito a produrre cotesto fenomeno, injettandosi dal sotto dal sotto in su fra gli spacchidelle rocce massicce dell'Alpe Apuana massese, quantunque non si mostrino di rado alla superficie del suolo, nondimeno non mancano costà molte piccole diramazioni di ferro magnetico, di ferro oligisto, eccetera specialmente nelle così dette madri-macchie che attraversano i marmi bianchi statuarii, ed anche in altre rocce steaschistose che alla regione dei marmi più dappresso si avvicinano.
Potrebbe, per esempio, contemplarsi fra codesti filoni quello di ferro lenticolare, che sembra penetrato di sotto alli schisti sul fianco meridionale del Monte Brugiana, monte che può riguardarsi, come dissi, un contrafforte dell'Alpe Bassa, e che forma una specie di antemurale alle rupi marmoree del Sagro e della Tambura, antemurale che stende le sue fiancate fra le sorgenti del Frigido massese, e quelle dell'Avenza carrarese. Anche sulla sommità della Brugiana, in vicinanza dello schisto ardesia si presentano delle venule di solfuro di ferro incassate in una roccia silicio-calcarea semicristallina.
Così nell'avvicinarsi alla sommità della Tambura, per la via alpestre che conduce da Massa a Castelnuovo di Garfagnana, il professore Paolo Savi esaminando la natura di alcune masse nerastre sporgenti da quelle rupi marmoree, vide che esse consistevano in altrettante testate di filoni di ferro oligisto, cui serviva di matrice una calcarea molto più saccaroide di quella che da tali masse trovasi discosta. (Lettera del Professore Paolo Savi nel Nuovo Giornale de'letterati di Pisa N°. LXIII.)
Sul fianco occidentale dello stesso Monte Brugiana si scuopre per qualche tratto una parte della sua struttura consistente in una calcarea fetida, semicristallina e cavernosa, divisa in grandi spacchi ripieni di terra ocracea e di spato cristallino color d' ambra gialla.
Alla calcarea fetida e cavernosa della Brugiana sottentra più in basso, nei contorni del villaggio di Mirteto, la calcarea arenaria stratiforme e marnosa, a piè della quale bene spesso si appoggiano banchi altissimi di ciottoli e di ghiaje, ora sciolti, ora cementati da un sugo calcareo ferruginoso. Cotesti banchi di ghiaja e di ciottoli cuoprono per un' altezza considerabile il piano immediato alle ultime colline, e che a guisa di margine stendesi, come dissi, per circa un miglio dal piè del Colletto di Massa sino alla inferiore pianura che confina col litorale.
All'Articolo FRIGIDO accennai dell'origine e andamento di questa fiumana, la quale scende dalla base marmorea della Tambura presso il casale alpestre di Resceto. Da questo luogo prende il nomignolo la prima sezione della fiumana che attraversa le rupi marmoree sino al Forno. Costà il Resceto si accoppia alle fresche polle che sgorgano in mezzo al letto del Frigido; sicché in tal guisa arricchita la fiumana, abbandona il primo nome pel quello che meglio le conviene di Frigido.Di costà scende spumante balzando fra le rupi ora di steaschisto, che talvolta precipitando di balzo in balzo fra la calcarea semigranosa e brecciata, trascina seco enormi massi di pietra, finché in mezzo a grossi ciottoli la fiumana incassata trapassa sotto un alto ponte a levante del subborgo settentrionale di Massa, al di sotto del quale è cavalcata dal nuovo ponte marmoreo lungo la strada postale. Poco al di là di cotesto passaggio la valle si dilata, e il Frigido libero si avanza nella inclinata pianura massese, dove attraversa due altri ponti, il primo lungo la strada postale vecchia, l'ultimo lungo la via Francesca. Di sotto a quest' ultimo ponte, nel luogo detto i Tinelli, le acque del Frigido, massimamente nell'asciutta stagione, si perdono nel seno di un ammasso immenso di sassi trascinati fino costà dalle sue acque, le quali approfondandosi, penetrano nelle caverne sotterranee per riaffacciarsi fra i greti dell'alveo un terzo di miglia prima di arrivare sulla spiaggia arenosa di Massa: spiaggia resa costantemente umida dalle sue infiltrazioni, e fertile di meloni, di cipolle e di erbaggi saporitissimi.
In quanto al rapporto delle produzioni del suolo, il territorio montuoso della Comunità di Massa ducale, nei luoghi più eminenti presentasi sottoforma di balze ripide, acuminate, e quasi nude di vegetazione, talché quei burroni per la maggior parte dell'anno sono conserve di neve. A proporzione che si discende da quell'erta giogana, e che l'Alpe si dirama ne'subalterni contrafforti, veggonsi le loro pendici ricoprirsi di una sottile crosta di marna giallo-rossastra proveniente dalla naturale decomposizione delle sovrastanti masse calcaree stritolate dall'azione dell'acqua, del calorico, e dal terriccio delle poche piante alpine. - Ivi trovano alimento le piante di faggete, i carpini, i quercioli eccetera cui succedono più in basso selve di rigogliosi castagni, fino a che intorno ai fianchi meridionali dei colli e delle inferiori colline marnoso-silicee, tanto alla sinistra, quanto alla destra del Frigido, vegetano e fruttificano gli olivi e le viti disposte a terrazze, nei di cui angusti ripiani si praticano piccole seminagioni con piante di alberi fruttiferi e di agrumi; dei quali ultimi in special modo abbondano i campi e i giardini nei contorni di Massa, e persino nella piazza maggiore della città.
Ammirabile è il contrasto che fa questa sorta di frutti delicati e di vigorosa vegetazione con le piante alpestri e con la ripida mole montuosa che ad essi sovrasta.
Comecchè le produzioni agrarie del territorio di Massa generalmente non bastino a supplire al consumo della popolazione, ed in special modo al raccolto delle granaglie, stante la poca estensione della sua pianura, con tuttociò riparano in qualche modo a cotanta deficienza le castagne, l'olio, il vino, gli aranci, i limoni, le cipolle ed altri frutti, fra i quali per fragranza e sapore pregiatissimi sono i meloni della marina massese.
Pochi animali da frutto, oltre quelli necessarj al lavoro, si nutriscono nel territorio di Massa, sicché la maggior parte delle bestie bovine, pecorine, eccetera viene introdotta dalla Lombardia e dalla Garfagnana.
Il mare davanti a Massa potrebbe fornire al suo mercato molti pesci, ma anche questi vi si recano dalla marina di Viareggio, dalle pescaujole di Lerici e dal Lago di Porta.
Squisitissime, ma insufficienti alle mense, sono le delicate trote ed anguille che si nutriscono e si propagano nel sassoso letto della fiumana del Frigido.
Fra le industrie Massa conta diverse fabbriche di conce di pelli, di cappelli di pelo e di tintorie. Molti edifizii sono mossi dalle acque del Frigido, sia in mulini, sia in frantoj, sia in seghe eccetera. - L'arte di lavorare i marmi che cavansi dai fianchi orientali dell'Alpe Bassa, due miglia appena lungi dalla città comincia a prender piede anche in Massa, dove veggonsi aumentare poco a poco le officine di scultori, intagliatori e scalpellini. - Finora però gli artisti più numerosi nella classe del minuto popolo, ed anche nel contado massese, sono fra gli uomini i cappellai e i calzolai, fra le donne delle ville molte tessitore di tele in filo, in mezzalana, in canapa, in cotone eccetera.

QUADRO della Popolazione della Comunità di MASSA DUCALE nel 1832.

- nome del luogo: Altagnana, titolo della chiesa: SS. Annunziata (Rettoria), diocesi cui appartiene: Massa Ducale (già di Luni-Sarzana), abitanti anno 1832 n° 204
- nome del luogo: Antona con le sue succursali, titolo della chiesa: S. Gemignano (Prepositura con due chiese cappellanie), diocesi cui appartiene: Massa Ducale (già di Luni-Sarzana), abitanti anno 1832 n° 1195
- nome del luogo: Forno o Rocca Frigida, titolo della chiesa: S. Pietro (Rettoria), diocesi cui appartiene: Massa Ducale (già di Luni-Sarzana), abitanti anno 1832 n° 789
- nome del luogo: MASSA CITTA' coi sobborghi e Massa vecchia, titolo della chiesa: Cattedrale con cinque chiese succursali, diocesi cui appartiene: Massa Ducale (già di Luni-Sarzana), abitanti anno 1832 n° 6600
- nome del luogo: Mirteto con le sue succursali, titolo della chiesa: S. Vitale (Pieve con due chiese cappellanie), diocesi cui appartiene: Massa Ducale (già di Luni-Sarzana), abitanti anno 1832 n° 2804
- Totale abitanti n° 11592

DUCATO DI MASSA E CARRARA

Questi due paesi, o piuttosto queste due comunità sono comprese nella Toscana occidentale, fra il grado 27° 41', e 27° 51' di longitudine e il grado 43° 59' e 44° 7' di latitudine e confinano, a levante col Pietrasantino e con Montignoso, a ponente con Fosdinovo e Sarzana, a settentrione mediante il crine dell'Alpe Apuana con il Fivizzanese e la Garfagnana alta, a ostro-libeccio con il Mar Mediterraneo. - Massa e Carrara costituirono altre volte due vicarie separate, dipendenti talora da un solo governo, tal altra fiata dominata da padroni parziali sotto titolo diverso. Avvegnachè Massa Lunense in origine fu dominata dai marchesi, talché per distinguerla da altri luoghi omonimi fu detta Massa del Marchese. In seguito (anno 1568) essa fu eretta in principato, e infine, nel 1663, in ducato. - Al contrario Carrara intorno al mille fu dagl'Imperatori concessa e quindi confermata in feudo col suo territorio ai vescovi di Luni, più tardi fu dominata, ora dai Pisani, ora dai Lucchesi, talvolta dai Visconti di Milano; finché ceduta ai Campofregosi di Genova fu da questi eretta in signoria. Acquistata poi dai marchesi Cybo Malaspina di Massa, fu dichiarata capoluogo di marchesato, poi di principato fino a che sotto l'attuale suo principe, il. Duca Francesco IV di Modena, Carrara è stata contemplata come un solo ducato con quello di Massa; per quanto quest' ultima città serva di residenza alle primarie autorità governative, giuridiche, politiche, finanziere e militari.
Dal seguente prospetto territoriale delle due comunità costituenti il Ducato di Massa e Carrara può rilevarsi la superficie respettiva in confronto della loro rendita fondiaria, e delle singole popolazioni di ciascuna sezione che costituivano dall'anno 1832 le due comunità, siccome apparisce dai documenti civili e specialmente del catasto con la rendita propria delle respettive sezioni. Il qual catasto fu ordinato dalla duchessa Maria Beatrice con editto del 30 maggio 1820, e quindi con suo motuproprio del 27 novembre 1824 fu messo in attività.
Volendo contemplare nelle seguenti tabelle separatamente le due comunità dello stesso ducato, resulta. 1°. Che la superficie del territorio comunitativo di Massa fu trovata di 90997,73 pertiche metriche, equivalente ciascuna pertica a mille metri quadrati, la superficie territoriale corrisponde a miglia toscane quadrate 33,335 pari a miglia geografiche 26,535, compresi 2880,960 metri quadrati (circa 2/4 di miglio). In cotesta superficie territoriale di miglia 26,535 nell'anno 1833 esisteva una popolazione di 11592 abitanti, nella proporzione media di 437 abitanti per ogni miglio geografico, ossia di 348 abitanti per ogni miglio quadrato toscano. 2°. Che la superficie territoriale della Comunità di Carrara essendo di pertiche metriche 69721,56 pari a miglia geografiche 20 e 1/3; e trovandovisi una popolazione di 11517 abitanti, viene questa a corrispondere ragguagliatamente a 566 abitanti per ogni miglio quadrato toscano. 3°. Che il Ducato di massa e Carrara in complesso ha una superficie territoriale di 160719,290 metri quadrati, equivalenti a 46,855 miglia quadrate geografiche, pari a miglia quadrate toscane 58,855. 4°. Che la medesima superficie a quell'anno dava una rendita fondiaria di franchi ossiano lire italiane 521569,43. Finalmente 5°. Che calcolata nel suo totale la superficie territoriale delle due comunità di Massa e Carrara in confronto alla popolazione che vi esisteva nel 1832, presa la media proporzionale, corrisponderebbe a 394 individui per ogni miglio quadrato toscano.

QUADRO della superficie territoriale della Comunità di MASSA DUCALE, sua rendita fondiaria e popolazione rispettiva nell'anno 1832.

- nome della sezione catastale: 1. Altagnana e Pariana
luogo della chiesa parrocchiale: Altagnana, parrocchia
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 7807,710 - Acque e Strade 194,870
rendita fondiaria in Franchi: 15875.61
- nome della sezione catastale: 2. Antona
luogo della chiesa parrocchiale: Antona, parrocchia
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 10459,990 - Acque e Strade 266,320
rendita fondiaria in Franchi: 6735.20
- nome della sezione catastale: 3. Canevara, Caglieglia e Casette
luogo della chiesa parrocchiale: comprese nella parrocchia di Antona
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 4173,920 - Acque e Strade 107,790
rendita fondiaria in Franchi: 4223.52
- nome della sezione catastale: 4. Castagnola, Ortola e Via Molinara
luogo della chiesa parrocchiale: comprese nella parrocchia di Antona
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 7462,660 - Acque e Strade 287,110
rendita fondiaria in Franchi: 58576.70
- nome della sezione catastale: 5. Forno o Rocca Frigida
luogo della chiesa parrocchiale: Forno, parrocchia
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 13966,030 - Acque e Strade 339,040
rendita fondiaria in Franchi: 4023.52
- nome della sezione catastale: 6. Casania con Gronda, Guadine e Redicesi
luogo della chiesa parrocchiale: comprese nella parrocchia di Forno
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 7831,860 - Acque e Strade 274,350
rendita fondiaria in Franchi: 2571.60
- nome della sezione catastale: 7. Resceto con Serretta
luogo della chiesa parrocchiale: comprese nella parrocchia di Forno
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 6106,300 - Acque e Strade 212,950
rendita fondiaria in Franchi: 652.99
- nome della sezione catastale: 8. MASSA CITTA' e MASSA VECCHIA
luogo della chiesa parrocchiale: Massa, S. Francesco, Cattedrale con sei succursali
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 149,350 - Acque e Strade 41,490
rendita fondiaria in Franchi: 23900.21
- nome della sezione catastale: 9. Turano con Prada, Volparo e Cervara
luogo della chiesa parrocchiale: succursali della Chiesa maggiore di Massa
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 13580,890 - Acque e Strade 212,950
rendita fondiaria in Franchi: 638.950
- nome della sezione catastale: 10. Volpignano Sopra la Rocca, Ponte e Colle
luogo della chiesa parrocchiale: succursali della Chiesa maggiore di Massa
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 1556,500 - Acque e Strade 96,270
rendita fondiaria in Franchi: 25923.81
- nome della sezione catastale: 11. Mirteto
luogo della chiesa parrocchiale: Mirteto, pieve
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 10898,890 - Acque e Strade 308,930
rendita fondiaria in Franchi: 45024.72
- nome della sezione catastale: 12. Bergiola Maggiore, Bardana, Lavacchio, Ripa e Castagnetola
luogo della chiesa parrocchiale: S. Giorgio di Bergiola e SS. Annunziata a Lavacchio, succursali del Mirteto
superficie territoriale in metri quadrati: imponibile 4122,680 - Acque e Strade 112,880
rendita fondiaria in Franchi: 11561.33
- Totale superficie territoriale in metri quadrati: 90997,730
- Totale rendita fondiaria in Franchi: 277828.62

Superficie in miglia quadrate geografiche e Popolazione

- Altagnana e Pariana (1)
superficie: 2 e 1/3 circa, popolazione: 204
- Antona (2) con Canevara, Caglieglia e Casette(3) e Castagnola, Ortola e Via Molinara (4)
superficie: 6 e 13/20, popolazione: 1195
- Forno o Rocca Frigida (5) con Casania, Gronda, Guadine e Redicesi (6) e Resceto e Serretta (7)
superficie: 8 e 1/8, popolazione: 789
- MASSA CITTA' e MASSA VECCHIA (8), Turano,Prada, Volparo e Cervara (9) e Volpignano Sopra la Rocca, Ponte e Colle (10)
superficie: 4 e 5/8 circa (solo la sezione di Massa città e Massa vecchia 0 e 1/20 circa), popolazione: 6600
- Mirteto (11), Bergiola Maggiore, Bardana, Lavacchio, Ripa e Castagnetola (12)
superficie: 4 e 1/2 circa, popolazione: 2804
- Totale superficie in miglia quadrate geografiche: 26 e 11/20
- Totale popolazione delle sezioni catastali: 11592


QUADRO della superficie territoriale della Comunità di CARRARA, sua rendita fondiaria e popolazione rispettiva nell'anno 1832.

- nome della sezione catastale: 1. Avenza
luogo della chiesa parrocchiale: Avenza, S. Pietro arcipretura
superficie territoriale in metri quadrati: 14529,760
superficie in miglia quadrate geografiche 4 e 1/4 circa
rendita fondiaria in Franchi: 104552.57
popolazione: 1910
- nome della sezione catastale: 2. Bedizzano
luogo della chiesa parrocchiale: Bedizzano, S. Genesio arcipretura
superficie territoriale in metri quadrati: 2854,460
superficie in miglia quadrate geografiche 0 e 5/6 circa
rendita fondiaria in Franchi: 5862.97
popolazione: 754 (con la sezione n. 3 Bergiola Foscialina)
- nome della sezione catastale: 3. Bergiola Foscialina
luogo della chiesa parrocchiale: annessa di Bedizzano, S. Genesio arcipretura
superficie territoriale in metri quadrati: 1634,150
superficie in miglia quadrate geografiche 0 e 13/40 circa
rendita fondiaria in Franchi: 1826.23
popolazione: 754 (con la sezione n. 2 Bedizzano)
- nome della sezione catastale: 4. CARRARA città
luogo della chiesa parrocchiale: Carrara, S. Andrea insigne collegiata
superficie territoriale in metri quadrati: 106,470
superficie in miglia quadrate geografiche 0 e 1/32 circa
rendita fondiaria in Franchi: 31611.00
popolazione: 5063 (con la sezione n. 5 adiacenze di Carrara)
- nome della sezione catastale: 5. Adiacenze di Carrara
luogo della chiesa parrocchiale: annesso della di S. Andrea a Carrara
superficie territoriale in metri quadrati: 7045,560
superficie in miglia quadrate geografiche 2 e 1/19 circa
rendita fondiaria in Franchi: 41247.51
popolazione: 5063 (con la sezione n. 4 Carrara città)
- nome della sezione catastale: 6. Castel Poggio
luogo della chiesa parrocchiale: Castelpoggio, Natività di Maria, rettoria
superficie territoriale in metri quadrati: 6382,170
superficie in miglia quadrate geografiche 1 e 7/8 circa
rendita fondiaria in Franchi: 3945.78
popolazione: 331
- nome della sezione catastale: 7. Codena
luogo della chiesa parrocchiale: Codena, S. Antonio Abate, rettoria
superficie territoriale in metri quadrati: 1477,090
superficie in miglia quadrate geografiche 0 e 3/7 circa
rendita fondiaria in Franchi: 4572.01
popolazione: 340
- nome della sezione catastale: 8. Colonnata
luogo della chiesa parrocchiale: Colonnata, S. Bartolommeo, rettoria
superficie territoriale in metri quadrati: 5872,310
superficie in miglia quadrate geografiche 1 e 7/10 circa
rendita fondiaria in Franchi: 2356.81
popolazione: 210
- nome della sezione catastale: 9. Fontia
luogo della chiesa parrocchiale: Fontia, S. Niccolò, rettoria
superficie territoriale in metri quadrati: 2326,570
superficie in miglia quadrate geografiche 0 e 2/3 circa
rendita fondiaria in Franchi: 7522.96
popolazione: 300
- nome della sezione catastale: 10. Fossola
luogo della chiesa parrocchiale: Fossola e Moneta, S. Giovanni Battista, arcipretura
superficie territoriale in metri quadrati: 3533,450
superficie in miglia quadrate geografiche 1 e 1/33 circa
rendita fondiaria in Franchi: 17747.81
popolazione: 916
- nome della sezione catastale: 11. Gragnana
luogo della chiesa parrocchiale: Gragnana, S. Michele, arcipretura
superficie territoriale in metri quadrati: 5752,150
superficie in miglia quadrate geografiche 1 e 2/3 circa
rendita fondiaria in Franchi: 7383.92
popolazione: 760 (con la sezione n. 12 Noceto)
- nome della sezione catastale: 12. Noceto
luogo della chiesa parrocchiale: succursale di S. Michele a Gragnana
superficie territoriale in metri quadrati: 952,930
superficie in miglia quadrate geografiche 0 e 2/7 circa
rendita fondiaria in Franchi: 1083.58
popolazione: 760 (con la sezione n. 11 Gragnana)
- nome della sezione catastale: 13. Miseglia
luogo della chiesa parrocchiale: Miseglia, Spirito Santo, rettoria
superficie territoriale in metri quadrati: 4278,260
superficie in miglia quadrate geografiche 1 e 1/4 circa
rendita fondiaria in Franchi: 4171.20
popolazione: 225
- nome della sezione catastale: 14. Sorgnano
luogo della chiesa parrocchiale: Sorgnano, Natività di Maria, rettoria
superficie territoriale in metri quadrati: 2067,890
superficie in miglia quadrate geografiche 0 e 6/10 circa
rendita fondiaria in Franchi: 3376.12
popolazione: 208
- nome della sezione catastale: 15. Torano
luogo della chiesa parrocchiale: Torano, S. Maria Assunta, rettoria
superficie territoriale in metri quadrati: 10908,340
superficie in miglia quadrate geografiche 3 e 11/60 circa
rendita fondiaria in Franchi: 6481.34
popolazione: 500

- Totale superficie territoriale in metri quadrati: 69721,560
- Totale superficie in miglia quadrate geografiche: 20,330
- Totale rendita fondiaria in Franchi: 243741.81
- Totale popolazione delle sezioni catastali: 11517

DIOCESI DI MASSA DUCALE

La duchessa Maria Teresa Cybo sino dalla metà del secolo decorso esternò il progetto di erigere in cattedrale la chiesa collegiata abaziale di Massa: e già l'imperatore Francesco I, volendo secondare le pietose istanze di quella principessa, le spedì un diploma nel 16 agosto 1757, col quale le concedeva facoltà di assegnare alla nuova mensa vescovile 1200 fiorini sopra i beni feudali. Ma circostanze impreviste si opposero all'effettuazione del meditato progetto; progetto che fu rimesso in campo dall'augusta figlia dopo la ripristinazione.Allora l'affare fu preso a disamina dai pontefici Pio VII e Leone XII ad istanza della duchessa Maria Beatrice e dell'arciduca Francesco IV di lei figlio, i quali finalmente videro compiti i voti loro e quelli del popolo massese nell'anno 1823.
La bolla pontificia di Leone XII dichiara la chiesa di Massa matrice, ed il nuovo vescovo suffraganeo dell'arcivescovo (ERRATA: di Pisa) di Lucca; prescrive i limiti della novella diocesi, dentro i quali nell'anno 1833 si contavano numero 133 parrocchie con fonte battesimale compresevi due insigni collegiate, oltre varie chiese cappellanie succursali. I quali popoli sono attualmente sotto il dominio Estense posto di qua dall'Appennino, ad eccezione della pieve di Montignoso che dipende dal duca di Lucca. Una porzione delle chiese parrocchiali assegnate alla cattedrale di Massa Ducale furono staccate dalla diocesi lucchese, il restante da quella di Luni-Sarzana nella guisa che apparisce dal seguente prospetto.

PROSPETTO delle Parrocchie assegnate alla DIOCESI di MASSA DUCALE

-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella LUNIGIANA già della Diocesi di Luni-Sarzana - Comunità di Massa
SS. Pietro e Francesco, Cattedrale, già insigne collegiata abaziale con 5 chiese succursali nei suburbj e 4 parrocchie con fonte battesimale, oltre 7 cure succursali nel contado.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 5
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella LUNIGIANA già della Diocesi di Luni-Sarzana - Comunità di Carrara
S. Andrea, insigne collegiata con 11 parrocchie nel suo contado fornite di fonte battesimale, oltre 7 cure succursali nel contado.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 12
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella LUNIGIANA già della Diocesi di Luni-Sarzana - Comunità di Montignoso
SS. Vito, Modesto e Crescenzio in Montignoso, pieve con una cura succursale.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Lucca
Numero delle parrocchie: 1
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella LUNIGIANA già della Diocesi di Luni-Sarzana - Ex-feudo di Lunigiana
Fosdinovo, S. Remigio, prepositura con altre 10 parrocchie nella comunità e vicariato foraneo di Fosdinovo.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 11
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella LUNIGIANA già della Diocesi di Luni-Sarzana - Ex-feudo di Lunigiana
Licciana, S. Giacomo, prepositura con altre 7 parrocchie nel vicariato foraneo di Licciana.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 8
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella LUNIGIANA già della Diocesi di Luni-Sarzana - Ex-feudo di Lunigiana
Filetto, SS. Giacomo e Filippo, prepositura con altre 10 parrocchie dipendenti dal vicariato di Filetto.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 11
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella LUNIGIANA già della Diocesi di Luni-Sarzana - Ex-feudo di Lunigiana
Giovagallo, S. Michele, arcipretura con altre 11 parrocchie dipendenti dal vicariato suddetto.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 12
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella LUNIGIANA già della Diocesi di Luni-Sarzana - Ex-feudo di Lunigiana
Mulazzo, S. Niccolò, arcipretura con altre 5 parrocchie sotto il vicariato di Mulazzo.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 6
- Somma delle chiese parrocchiali situate in Lunigiana, staccate dalla Diocesi di Luni-Sarzana: 66

-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella GARFAGNANA ALTA già della Diocesi di Luni-Sarzana
S. Romano, S. Romano, prepositura con altre 8 parrocchie e una cura, comprese nel vicariato foraneo di S. Romano.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 9
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella GARFAGNANA ALTA già della Diocesi di Luni-Sarzana
Piazza, S. Pietro, pieve con altre 8 parrocchie e una cura sotto il vicariato medesimo.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 9
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella GARFAGNANA ALTA già della Diocesi di Luni-Sarzana
Sillano, S. Bartolommeo, prepositura con 7 parrocchie e una cura comprese nel vicariato di Sillano.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 8
- Somma delle chiese staccate dalla Diocesi di Luni-Sarzana nella Garfagnana alta: 26

-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella GARFAGNANA BASSA già sotto la Diocesi e Contado di Lucca
Castelnuovo, SS. Pietro e Paolo, pieve abaziale con altre 12 parrocchie e 4 cure succursali comprese nello stesso vicariato foraneo.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 13
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella GARFAGNANA BASSA già sotto la Diocesi e Contado di Lucca
Castiglione, S. Pietro, prioria con altre 9 parrocchie e 2 cure succursali sotto il vicariato di Castiglione.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 10
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella GARFAGNANA BASSA già sotto la Diocesi e Contado di Lucca
Careggine, SS. Pietro e Paolo, pieve con altre 8 parrocchie e una cura succursale comprese nel vicariato medesimo.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 9
-Provincia alla quale appartiene il popolo assegnato alla Diocesi di Massa Ducale: nella GARFAGNANA BASSA già sotto la Diocesi e Contado di Lucca
Trassilico, S. Pietro, rettoria con altre 8 parrocchie e una cura comprese nel vicariato foraneo di Trassilico.
Stato politico da cui dipende: Ducato di Modena
Numero delle parrocchie: 9
- Somma delle chiese parrocchiali staccate dalla Diocesi di Lucca nella Garfagnana bassa: 41

- Somma totale delle parrocchie assegnate alla nuova Diocesi di Massa: 133.

MASSA DUCALE, o MASSA DI CARRARA. - Si aggiunga la notizia dataci dal Cav. Giulio Cordero de' conti di S. Quintino in una sua memoria pubblicata nel Volume X degli Atti della R. Accademia di Scienze e Lettere di Lucca, la quale serve per avventura a confermare quanto fu detto all'Articolo MASSA DUCALE, cioè, che i primi marchesi di questo luogo furono i due fratelli, Andrea e Guglielmo, figli del Marchese Alberto Corso, o di Corsica, fratello che fu di Guglielmo Francesco, nati ambedue da Alberto Rufo, noto il secondo per la pace di Lucca del 1124, ed il terzo per la donazione da esso fatta nel giugno del 1085 alla cattedrale di Luni. - Lo stesso Cav. Cordero accenna ivi un trattato di alleanza, i di cui preliminari furono firmati in Massa nel 1173 dal Marchese Guglielmo suddetto alla presenza de' consoli di Genova, e confermato poi nella pace in Genova stessa lì 25 gennajo 1174, alla quale quel marchese di Massa Lunense si sottoscrisse cosi. Ego Guillelmus marchio de Massa filius quondam Alberti Corsi. Sul proposito di quel toparca il Cav. Cordero opinava, che il Marchese Guglielmo figlio del fu Alberto Corso fosse nipote, o al più pronipote di un altro Marchese Guglielmo di Massa, il quale essendo sbarcato in Corsica (come narra il Filippini ed altri scrittori delle cose di quell'isola) sul principio del secolo XI (ma più probabilmente cent'anni dopo) acquistò gran potere in detta isola. Infatti, egli soggiunge, il padre del nostro Marchese Guglielmo portava il soprannome di Corso (Alberto Corso o di Corsica). - Vedere LIVORNO, E GIO. TARGIONI TOZZETTI nei suoi Viaggi Volume 2.°, come pure nella prossima APPENDICE alla presente opera.
Rispetto al commercio di Massa, si aggiunga, che un vistoso numero di giovani bestie bovine, introdotte dalla Lombardia in Massa, s'ingrassano per rivenderle poscia con frutto nei paesi esteri limitrofi.
Nel 1832 la Comunità di Massa Ducale contava 11592 anime, e nel 1844 (non essendo ancora state rimesse le portate statistiche del 1845) aveva Abitanti 13803, come appresso:

MASSA, Cattedrale di S. Francesco, Arcipretura, Abitanti N.° 2520
MASSA, Massavecchia (succursale), Abitanti N.° 479
MASSA, Monte (S. Maria del) (succursale), Abitanti N.° 1584
MASSA, Grazie (B. Vergine delle) (succursale), Abitanti N.° 274
Ponte, Prioria, Abitanti N.° 2352
Pariana, Rettoria, Abitanti N.° 348
Mirteto, Arcipretura, Abitanti N.° 2179
Mirteto - Castagnola, Cura, Abitanti N.° 880
Mirteto - Lavacchio, Cura, Abitanti N.° 242
Mirteto - Bergiola e Bargana, Cura, Abitanti N.° 128
Antona, Prepositura, Abitanti N.° 549
Antona - Canovara, Cura, Abitanti N.° 191
Antona - Resceto, Cura, Abitanti N.° 345
Casania, Abitanti N.° 418
Forno, o Rocca Frigida, Rettoria, Abitanti N.° 704
Forno - Caglieglia, Cura, Abitanti N.° 94
Forno - Casette, Cura, Abitanti N.° 223
Altagnana, Rettoria, Abitanti N.° 271
Israeliti, Abitanti N.° 22
Totale Abitanti N.° 13803

MASSA DUCALE (DIOCESI DI). - Il vescovo di questa nuova Diocesi è suffraganeo dell'Arcivescovo di Pisa e non di Lucca, come fu stampato in molti esemplari del Dizionario. Avendo dato in quell'Articolo (Volume III. pag. 137 e segg.) il Prospetto delle 133 parrocchie assegnate alla Diocesi di Massa Ducale trovo, che comprese le cure succursali, attualmente esse ammontano, salvo errore, a 148, cioè:

Nella Comunità di Massa Ducale fra pievi, rettorie e cure succursali, N.° 18
Nella Comunità di Carrara fra pievi, rettorie e cure succursali N.° 13
Nella Comunità di Montignoso una pieve con una cura succursale N.° 2
Negli Exfeudi di Lunigiana, parrocchie N.° 48
Nella Garfagnana Alta, parrocchie N.° 26
Nella Garfagnana Bassa, parrocchie N.° 41
Totale Parrocchie N.° 148

Nel 1844 le 18 parrocchie della Comunità di Massa Ducale avevano, come si è detto, 13803 abitanti.

La Comunità di CARRARA, come dissi al suo Articolo nel Supplemento, nel 1844, e non nel 1843, noverava individui 14916.
Quella di Montignoso all'epoca stessa contava 1465 Abitanti.

MASSA DUCALE (DIOCESI Dl). - All Art. Diocesi di Massa Ducale nel Supplemento dissi, che speravo di poter dare nello stesso Supplemento anche la popolazione della porzione del 1844, di quella Diocesi compresa nella Garfagnana Estense, ma essendomi essa pervenuta dopo pubblicato il terzo fascicolo del Supplemento, aggiungerò in cotesta Appendice la popolazione inviatami dell'anno corrente 1846, repartita per i sei vicariati foranei di quella provincia, dalla somma dei quali apparisce che la popolazione totale della Garfagnana Estense nel mese di aprile del 1846 ascendeva a 31509 abitanti, come appresso:

POPOLAZIONE DELLA GARFAGNANA ESTENSE NELL' APRILE DEL CORRENTE ANNO 1846 REPARTITA IN V1CARIATI FORANEI.

I° VICARIATO DI CASTELNUOVO

1. nome del luogo: Castelnuovo con Torrite e Monterotondo, n° degli abitanti: 3355
2. nome del luogo: Pieve Fosciana con Pontardeto, n° degli abitanti: 1094
3. nome del luogo: Migliano con Ceserana, Villa, e Fosciandora, n° degli abitanti: 748
4. nome del luogo: Sillico con Capraja, n° degli abitanti: 603
5. nome del luogo: Bargecchia, n° degli abitanti: 130
6. nome del luogo: Sambuca con Bacciano e Villetta, n° degli abitanti: 244
7. nome del luogo: Pontecosi, n° degli abitanti: 333
8. nome del luogo: Sassi e Alpe, n° degli abitanti: 502
9. nome del luogo: Eglio e Alpe, n° degli abitanti: 440
10. nome del luogo: Antisciana, n° degli abitanti: 140
11. nome del luogo: Cascio, n° degli abitanti: 384
12. nome del luogo: Molazzana con Montaltissimo, n° degli abitanti: 555
13. nome del luogo: Palleroso, n° degli abitanti: 258

Totale abitanti n. 8786

II° VICARIATO DI CASTIGLIONE

1. nome del luogo: Castiglione, Parrocchia di S. Pietro colle Cure di Chiazza e Valtona, n° degli abitanti: 2019
2. nome del luogo: Castiglione suddetto, Parrocchia di S. Michele, n° degli abitanti: 336
3. nome del luogo: Villa Collemandina, n° degli abitanti: 594
4. nome del luogo: Corfino con Canigiano, n° degli abitanti: 727
5. nome del luogo: Sassoross, n° degli abitanti: 156
6. nome del luogo: Massa di Sassorosso, n° degli abitanti: 346
7. nome del luogo: Magnano, n° degli abitanti: 115
8. nome del luogo: Silicagnana, n° degli abitanti: 317
9. nome del luogo: Cerageto, n° degli abitanti: 278
10. nome del luogo: Mozzanella, n° degli abitanti: 119

Totale abitanti n. 5007

III° VICARIATO DI CAREGGINE

1. nome del luogo: Careggine e Ferriera, n° degli abitanti: 565
2. nome del luogo: Capanne di Careggine, n° degli abitanti: 295
3. nome del luogo: Sillicano con Filicaja, n° degli abitanti: 502
4. nome del luogo: Isola santa, n° degli abitanti: 194
5. nome del luogo: Capricchia, Coste, e Mezzana, n° degli abitanti: 534
6. nome del luogo: Rontano con Metello, n° degli abitanti: 445
7. nome del luogo: Cerretoli, n° degli abitanti: 265
8. nome del luogo: Gragnanella, n° degli abitanti: 215
9. nome del luogo: Colle, n° degli abitanti: 219
10. nome del luogo: Poggio a S. Terenzo, n° degli abitanti: 340

Totale abitanti n. 3574

IV° VICARIATO DI TRASSILICO

1. nome del luogo: Trassilico con S. Pellegrinetto, n° degli abitanti: 999
2. nome del luogo: Vergemoli, n° degli abitanti: 508
3. nome del luogo: Valico sotto, n° degli abitanti: 579
4. nome del luogo: Valico sopra, n° degli abitanti: 406
5. nome del luogo: Fabbriche, n° degli abitanti: 720
6. nome del luogo: Gragliana con Campolemisi, n° degli abitanti: 657
7. nome del luogo: Calomini, n° degli abitanti: 322
8. nome del luogo: Brucciano, n° degli abitanti: 286
9. nome del luogo: Forno Volasco, n° degli abitanti: 409

Totale abitanti n. 4086

V° VlCARIATO DI S. ROMANO

1. nome del luogo: S. Romano con Naggio, n° degli abitanti: 466
2. nome del luogo: Camporgiano, n° degli abitanti: 446
3. nome del luogo: Verrecule, con Vibbiana, n° degli abitanti: 300
4. nome del luogo: Vitojo con Casatico, n° degli abitanti: 249
5. nome del luogo: Roccalberti con Borelletta, n° degli abitanti: 152
6. nome del luogo: Puglianella, n° degli abitanti: 163
7. nome del luogo: Roggio, n° degli abitanti: 353
8. nome del luogo: Vagli sotto con Fabbrica e Arni, n° degli abitanti: 1093
9. nome del luogo: Vagli sopra, n° degli abitanti: 701
10. nome del luogo: Piazza e Sala con Petrognano, n° degli abitanti: 320
11. nome del luogo: San Donnino, n° degli abitanti: 141
12. nome del luogo: San Michele, n° degli abitanti: 112
13. nome del luogo: Casciana, n° degli abitanti: 169
14. nome del luogo: Cascianella, n° degli abitanti: 133

Totale abitanti n. 4798

VI° VlCARIATO DI SILLANO

1. nome del luogo: Sillano e Capanne, n° degli abitanti: 595
2. nome del luogo: Cogna, n° degli abitanti: 247
3. nome del luogo: Borsigliana, n° degli abitanti: 198
4. nome del luogo: Soraggio (Rocca. Camporanda, Brica, Metello Costa e Vicaglia), n° degli abitanti: 955
5. nome del luogo: Dalli-sopra con Dalli sotto, n° degli abitanti: 427
6. nome del luogo: Livignane, n° degli abitanti: 132
7. nome del luogo: Orzaglia, n° degli abitanti: 117
8. nome del luogo: Caprignana, n° degli abitanti: 162
9. nome del luogo: Magliano con Ponteccio, n° degli abitanti: 624
10. nome del luogo: Varliano, Giancugnano e Capoli, n° degli abitanti: 369
11. nome del luogo: Nicciano con Gragnana, n° degli abitanti: 471
12. nome del luogo: S. Anastasio, n° degli abitanti: 251

Totale abitanti n. 4458

RECAPITOLAZIONE

I. VICARIATO FORANEO di CASTELNUOVO, abitanti n° 8786
II. VICARIATO FORANEO di CASTIGLIONE, abitanti n° 5007
III. VICARIATO FORANEO di CAREGGINE, abitanti n° 3574
IV. VICARIATO FORANEO di TRASSILICO, abitanti n° 4886
V. VICARIATO FORANEO di S. ROMANO, abitanti n° 4793
VI. VICARIATO FORANEO di SILLANO, abitanti n° 4458

TOTALE della Provincia della Garfagnana Estense nell'aprile del 1846, abitanti n° 31509