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Come si viaggiava in Toscana ai tempi del Grand Tour... e prima
Scheda informativa: stazione postale di Pisa (PI)

Stazione citata per la prima volta 1562 

Mura antiche di Pisa -Incisione

Mura antiche di Pisa -Incisione

Data apertura           prima citazione  1562                         Data chiusura ultima citazione 1851

Itinerari di appartenenza


Tiroli:Viaggio da Genova a Pisa


 

In questo itinerario, tratto da Francesco Tiroli, La vera guida per chi viaggia in Italia …, Roma Giunchi 1775, Pisa rappresenta il punto di partenza dal quale era possibile dirigersi verso Viareggio, transitando dalla Torretta, oppure prendere la derivazione per Lucca.

Gravier: Viaggio da Firenze a Livorno



In questa cartina itineraria, tratta da Guida per il viaggio d’Italia in posta …, Genova Gravier 1793, vediamo la stazione di posta Pisa, intermedia  fra quelle di Fornacette e Livorno.




 In questa cartina itineraria del viaggio da Genova a Pisa, tratta da Guida per il viaggio d’Italia in posta …, Genova Gravier 1793, vediamo la stazione di posta di Pisa, termine del viaggio.


Descrizione

Pisa, capoluogo dell’omonima provincia, è un comune che conta oltre 88mila abitanti. Città di origini antichissime, come dimostra la recente scoperta di una necropoli etrusca, è una grande città d’arte, ricca di musei e di monumenti civili e religiosi, che testimonia i passati splendori di quella che fu una delle repubbliche marinare d’Italia. La sua economia è oggi basata soprattutto sull’industria anche se un ruolo importante lo svolge il turismo sia sotto l’aspetto culturale sia quello balneare. Anche la cantieristica sarà un altro punto di forza della sua economia, specie dopo l’ultimazione del porto turistico di Bocca d’Arno. La città è un grande nodo ferroviario, stradale e aeroportuale. La presenza di una università di grande prestigio e di scuole di gran fama come la Scuola Normale Superiore e la Scuola Superiore S. Anna, oltre ad importanti centri di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ne fa un polo culturale di grande rilievo.

Panorama del centro storico di Pisa dal campanile del Duomo.

Panorama del centro storico di Pisa dal campanile del Duomo.


La posta-cavalli

Non è stato ancora possibile individuare la dislocazione della stazione di posta cavalli. In un documento d’archivio è segnalata una possibile localizzazione « La Posta dei cavalli era in Via dei letamai »: non siamo ancora riusciti a capire dove fosse questa via. Una possibile sede è stata ipotizzata vicino alla dogana che fiancheggiava l’Ufficio delle lettere, in Via San Martino. Un’indicazione ci viene anche dalla letteratura odeporica della seconda metà del Settecento dove si ricorda la « Locanda della Posta detta le tre Donzelle »  1 .
Come ben noto, i postieri che ricevevano l’appalto del servizio di posta dovevano corrispondere una certa somma annua. Nel 1793 il postiere di Pisa pagava un canone di lire 560 2 .

Contesto territoriale

Dall’itinerario postale era possibile proseguire il viaggio per località non coperte dal servizio di posta cavalli ricorrendo ai servizi di vetturali privati. Ecco la situazione della rete viaria come appare nelle cartine relative al Viaggio da Livorno a Firenze,al Viaggio da Pontremoli a Pisa e al Viaggio da Pisa a Firenze per la parte di Lucca e Pistoia disegnate da Antonio Giachi nella seconda metà del Settecento.

. Le stazioni di posta presenti all’epoca sull’itinerario sono contrassegnate dal simbolo:

simbolo

Giachi: Viaggio da Firenze a nLivorno



Viaggio da Livorno a Firenze
(Manoscritto Antonio GIACHI, SECONDA META’ XVIII SECOLO) 1.C.4

Giachi: Viaggio da Firenze a Pisa



Viaggio da Pontremoli a Pisa
(Manoscritto Antonio GIACHI, SECONDA META’ XVIII SECOLO) 1.C.4

Giachi: Viaggio da Firenze a Pisa



Viaggio da Pisa a Firenze per la parte di Pisa e Pistoia
(Manoscritto Antonio GIACHI, SECONDA META’ XVIII SECOLO) 1.C.4

 

Notizie storiche e artistiche

Quest’importante città è così descritta dal Repetti nel suo Dizionario:

PISA (PISAE, un dì ALPHAEA) - Nobile, antichissima, e bella città di origine greca, poi romana prefettura e colonia, più tardi sede di conti e di marchesi, quindi cospicua repubblica del medio evo con celebre università scientifica e la più antica metropolitana della Toscana, residenza costante di un arcivescovo Primate; attualmente anco di un governatore civile e militare, della cancelleria dell'ordine cavalleresco di S. Stefano, di un tribunale di Prima istanza, di una deputazione idraulica sotto il titolo di Ufizio de' Fossi, di una comunità, di un dipartimento doganale e di uno de' cinque compartimenti del Granducato. Risiede Pisa sul fiume Arno che sotto tre ponti di pietra le passa in  mezzo mediante un alveo spazioso, fiancheggiato da comodi scali e da larghe strade lastricate e adorne in tutta la loro lunghezza di palazzi e di decenti abitazioni…


scheda completa Repetti

Montaigne ricorda così la sua visita a Pisa nel 1581:
« La mattina del lunedì 3 di luglio seguitassimo la strada piana il lungo d'Arno, e sul fine una pianura ubertosa di biade. Capitassimo sul meriggio a Pisa, 20 miglia, città al duca dì Firenze posta in questo piano su l'Arno che li passa per mezzo, e di là a sei miglia si diffonde nel mare, e porta alla detta città parecchi sorte di navili.
Perché non mi satisfece l'osteria, presi a pigione una casa con quattro stanze, una sala. Aveva l'oste a far la cucina, e dar mobili. Bella casa. Il tutto per otto scudi il mese. Perché quel ch'aveva pro­messo per il servigio di tavola di toaillie [=tovaglie], e serviette, era troppo scarso (atteso ch'in Italia s'usa pochissimo di mutar serviette che quando si muta la toaillia; e la toaillia, due volte la settimana) lasciavamo gli servitori far per loro le spese: noi all'osteria a 4 julli [=giuli] ogni giorno.
La casa era in un bellissimo sito, e veduta piacevole, riguardando il canale per il quale passa l'Arno, e traversa la terra. Questo fosso è molto largo, e lungo più di 500 passi, inchinato e piegato un poco, facendo una piacevole vista, scoprendo più agevolmente per questa sua curvità l'un capo, e l'altro di questo canale, con tre ponti che là varcano l'Arno pieno di vascelli, e di mercanzie. Luna e l'altra proda di questo canale edificate di belle mura coll'appoggiarsi alla cima, come il canale delli Augustini, in Parigi. Di poi all'una, e l'altra banda, larghe strade: et all'orlo delle strade un ordine di case. Era posta là la nostra.
Mercordì 5 di luglio viddi il Duomo dove fu il palazzo d'Adriano imperatore. Ci sono infinite colonne di marmo diverse; diversi lavori, e forme; porte bellissime di metallo. È ornata di diverse spoglie di Grecia, e d'Egitto, et edificata di ruine antiche, di modo che si vedono delle scritte a rovescio, altre mezzo tagliate, ed in certi luoghi caratteri sconosciuti, che dicono essere gli antichi Toscani.
Viddi il campanile d'una forma estraordinaria inchinato di sette braccia come quell'altro di Bologna, et altri, intorniato di pilastri per tutto, e di corridori aperti.
Viddi la chiesa S. Giovanni vicina, ricchissima anche lei d'opere famose di scultura, e pittura. Fra gli altri d'un pulpito di marmo con spessissime figure tanto rare, che questo Lorenzo ch'ammazzò il duca Alessandro, si dice che levò le teste d'alcune di queste statuette, e ne fece presente alla reina [Caterina de’ Medici]. La forma della chiesa assomiglia la Rotonda di Roma.
Il figliuolo naturale del detto duca vive qui: e lo viddi vecchio [Don Giulio de’ Medici, figlio bastardo di Alessandro]. Vive comodamente della liberalità del duca, e non li cale d'altro. Ci sono cacciagioni, e pescagioni bellissime. A questo s'occupa.
Di sante reliquie, e di opere rare, e marmi, e pietre di rarità, grandezza e lavoro mirabile, qui se ne trova quanto in nissuna altra città d'Italia.
Mi piacque sopra modo l'edificio del cimiterio che domandano campo-santo di grandezza inusitata, quadro, 300 passi di lunghezza, e 100 di larghezza. Corridore d'intorno intorno, largo di 40 passi, coperto di piombo, lastricato di marmo. Le mura piene di pitture antiche. Fra l'altre di Gondi fiorentino, autore di questa casa
Gli nobili di questa città sotto questo corridore al coperto avevano gli sepolcri loro. Ci sono gli nomi et arme delle famiglie fin a 400: delle quali non ne sono appena adesso 4 casate restate delle guerre, e ruine di questa antichissima città: del popolo così poco: è abitata, e posseduta di forestieri. Di queste nobili famiglie ce ne sono parecchi di marchesi, conti, e grandi in altre bande della cristianità o' [ove] si sono traslate.
Al mezzo di questo edificio è un luogo scoperto dove si seppellisce di continuo. Si dice affermatamente da tutti, che gli corpi che vi si mettono, in otto ore gonfiano in modo che se ne vede alzar il terreno; le otto di poi scema, e cala; le ultime otto si consuma la carne in modo, ch'innanzi le 24 non ci è più che le ossa ignude. Questo miracolo è simile da quell'altro del cimitero di Roma, dove se si mette un corpo d'un Romano, la terra lo spinge subito fuora. Questo luogo è lastricato di sotto di marmo come il corridore, e gli è messa di sopra la terra della altezza d'un braccio, o due.
Dicono, che fu portata di Gerusalemme questa terra, perché furono gli Pisani con grande armata a quella impresa. Con licenza del vescovo si piglia un poco di questa terra, e se ne sparge nelli altri sepolcri con questa opinione che gli corpi abbino a consumare spacciatamente. Parve verisimile, perché in un cimiterio di così fatta città si vedono rarissime ossa, e quasi nulle, e nissun loco dove si raccoglino, e riserrino, come in altre città.
Le montagne vicine producono bellissimi marmi, de' quali ha questa città molti nobili artefici. In quel tempo lavoravano per il re di Fez in Barberia una ricchissima opera d'un teatro ch'egli disegna con 50 grandissime colonne di marmo.
In questa città si vede in luoghi infiniti le arme nostre, et una colonna ch'il re Carlo VIII diede al Duomo. Et in una casa al muro verso la strada è rappresentato il detto re al naturale in ginocchione innanzi alla Madonna, la quale pare, che li dia consiglio. Dice la scritta, che cenando il detto re in questa casa per sorte gli cascò nell'animo di dare la libertà antica a' Pisani, vincendo in questo la grandezza d'Allessandro. Gli titoli del detto re ci sono, di Gerusalemme, di Sicilia ecc. Le parole che toccano questa parte della libertà data, guaste a posta et a mezzo scancellate.
Altre case private hanno ancora queste arme in fregio per la nobiltà ch'il re gli diede.
Non ci sono molti vestigi d'edifici antichi. Ci è una ruina di mattoni bella, dove fu il palazzo di Nerone, e ne ritiene in nome; e una chiesa di San Michele, che fu di Marte.
Giovedì ch'era festa di S. Pietro, dicono, ch'anticamente era lor costume, ch'il vescovo andava alla chiesa di S. Pietro [=S. Piero a Grado] a 4 miglia fuora della città in processione, e di là al mare, dove gettava un anello, e sposava il mare, essendo questa città potentissima in la marina Adesso ci va un mastro di scuola solo. Ma gli preti in processione vanno a questa chiesa, dove sono gran perdonanze. Dice la bolla del papa di 400 anni poco manco (pigliandone fede d'un libro di più di 1200) che fu edificata questa chiesa di S. Pietro: e che S. Clemente facendo l'ufficio su una tavola di marmo, li cascarono sopra tre gocciole di sangue del naso del detto santo. Queste goccie si vedono come impresse di tre giorni di qua. Gli Genovesi ruppero questa tavola, e portarono via una di queste goccie. Per questo gli Pisani levarono il restante della detta tavola dalla detta chiesa, e portarono nella città loro. Ma ogni anno si riporta con processione al suo loco al detto giorno S. Pietro. Il popolo ci va tutta la notte in barche.
Il venerdì 7 di luglio di buona ora andai a veder le cascine di don Pietro di Medici ", discoste di due miglia della terra. Egli ha là un mondo di possessioni che tiene da per sé mettendoci di 5 in 5 anni nuovi lavoratori con pigliarne la metà dei frutti. Terreno abondantissimo di grano. Pasture dove tiene d'ogni sorte d'animali. Scavalcai per veder il particolare della casa. Ci sono gran numero di persone che travagliono a far ricotte, buturo, casci, e diversi instru­menti per questa opera.
Di là seguendo il piano capitai alla spiaggia del mar Tirreno d'una banda scorgendo l'Erici [=Lerici] a man dritta, dall'altra Livorno più vicino, castello posto nel mare. Di là si scuoprono a chiaro l'isola Gorgona, e più oltra Capraia, e più oltra Corsica. Diedi la volta a man manca il lungo della ripa fin che giunsimo la bocca d'Arno, d'un'entrata malagevole alli navigli attesoché di diversi fiumicelli che concorrono all'Arno, si porta terra e fango che si ferma, et innalza la detta bocca. Ci comprai del pesce che mandai poi alle donne commedianti. Il lungo di quel fiume si vedono parecchi macchie di tamarisci.
Il sabbato ne comprai un barile sei giuli, il quale feci cerchiare d'ariento. Ci andò all'aurefice 3 scudi. Comprai di più una canna d'India a appoggiare, sei giuli. Un vasetto, et un bicchiere di noce d'India [noce di cocco], che fa il medesimo effetto per la milza, e per la gravella, che il tamarisco, 8 giuli. L'artista uomo ingegnoso, e famoso da far belli instrumenti di matematica, m'insegnò, che tutti arbori portano tanti cerchi e giri, quanti anni hanno durato: e me lo fece vedere in tutti quelli ch'aveva nella bottega sua, essendo legnaiuolo. E la parte che riguarda il settentrione, è più stretta, et ha gli circuii più serrati e densi, che l'altra. Per questo si dà vanto, qualche legno che gli sia portato, di giudicare quanti anni avesse l'arbore, et in qual sito stasse.
Durava fatica in questo tempo della testa che mi stava sempre d'un modo; con una tal stitichezza che non moveva il corpo senza arte e soccorso di confetti, soccorso debole. Dei reni bene secondo.
Questa città era poco fa vituperata di cattiva aria. Ma avendo Cosimo duca asseccati gli paduli che le sono d'ognintorno, stà bene. Et era cattiva a tal modo, che quando volevano confinare qualcuno, e levarlo via, lo confinavano in Pisa dove in pochi mesi la forniva.
Questo loco non fa pernici con questo che gli principi ci hanno messo ogni cura.
Mi venne a visitare in casa parecchi volte Girolamo Burro medico dottor della Sapienzia. Et essendo io andato a visitarlo il 14 di luglio mi fece presente del suo libro del flusso e riflusso del mare in lingua volgare: e mi fece vedere un altro libro latino ch'avea fatto de i morbi de i corpi.
Quel medesimo giorno vicino a casa mia scamparono dell'arsenale 21 schiavi Turchi avendo trovata una fregata colla sua guarnigione, che il sig. Alessandro [Appiani] di Piombino avea lasciata, essendo ito alla pescagione.
Tranne l'Arno, e questo suo attraversarla con bellissimo modo, queste chiese, e vestigi antichi, e lavori particolari, Pisa ha poco di nobile, e piacevole. Pare una solitudine. E in questo, e forma d'edifici, et grandezza sua, e larghezza di strade, si confà assai con Pistoia. Ha un estremo difetto d'acque, cattive, e c'hanno tutte del paduloso.
Uomini poverissimi, e non manco altieri, inimici, e poco cortesi ai forestieri, e particolarmente a' Francesi dopo la morte d'un vescovo loro, Pietro Paulo Borbottio, che si dice di casa de i nostri principi, e ce n'è di questi una casata. Costui era tanto amorevole a nostra nazione, e tanto liberale, che aveva messo ordine, che non ci capitasse nissun Francese, che subito non li fusse menato in casa. Ha lasciato della sua bona vita, e liberalità, onorarissima memoria ai Pisani. Sono cinque, o sei anni solamente, che morì.
Il 17 di luglio mi messi con 25 altri, a un scudo per uno, a giocare alla riffa certa roba del Fargnocola di questi commedianti. Prima si fa alla sorte a chi tocca di giocar primo, e poi secondo, fin all'ultimo. Si segue questo ordine. Di poi essendo diverse cose a giocare, ne fecero due parti uguali. L'una guadagnava chi faceva più punti, l'altra chi ne faceva manco. Toccò a me di giocarli secondo.
Il 18 alla chiesa di S. Francesco fra li preti del Duomo, e gli frati nacque un garbuglio grande. Un gentiluomo Pisano essendo seppellito alla soppradetta chiesa il giorno innanzi, volevano gli preti dir la messa. Ci vennero con li ferramenti et apparecchi loro. Cotesti allegavano l'antico costume e privilegio loro. Li frati al contrario, che toccava a loro, non ad altri, dir la messa in chiesa loro. Volse un prete pigliare il marmo, accostatosi al grande altare. Un frate si sforzò a levarlo via. Al qual frate il vicario patrone di questa chiesa di preti diede un schiaffo. Di là in là, di mano in mano la cosa passò con pugni, con bastonate, candelieri, torchi, e simil cose: tutto fu adoprato. Fu il fine, che non fu detta la messa da nissuna parte. Fu questa stizza e tenzone di gran scandalo. Subito che ne fu sparsa la nuova ci andai: e mi venne ragguagliata ogni cosa.
Al 22 a l'alba arrivarono tre legni di corsari turcheschi al lito vicino, e levarono via quindeci, o venti prigioni pescatori, e poveri pastori.
Il 25 andai a visitare in casa sua il Cornacchino medico famoso, e lettore di Pisa. Vive costui a suo modo molto diverso delle regole di sua arte. Dorme subito dopo aver desinato, beve cento volte il giorno ecc. Mi fece sentire certe sue rime piacevoli, e villesche. Non fa gran conto dei bagni vicini di Pisa, ma bene di quelli di Bagnoacqua [Bagni di Casciana] discosti di 16 miglia di Pisa. Questo dice esser mirabile a levar le infirmità del fegato, (e ne narrò miracoli assaissimi) alle pietre ancora, e colica: ma consiglia, primamante che s'usi, il bere di quelli della villa. Si risolse, che di cavar sangue in fuori, medicina non è nulla a petto a i bagni, a chi bene servire e valere se ne sa. Disse di più, ch'in quel loco de i bagni Bagno-acqua sono boni alloggiamenti, e che si sta là comodamente, e ad agio ».

Non poteva mancare qui la descrizione di uno dei crucci che angustiavano il Montaigne, una colica renale dovuta alla sua calcolosi:
« Il 26 resi la mattina le orine torbide, e nere, più che non avessi ancora viste, con una pietrella: e non si fermò per questo il dolore ch'io aveva già patito circa venti ore sotto l'ombilico, e nel membro, agevole tuttayia a comportare senza alterazione alcuna de i reni, e del fianco. Da un pezzo in là resi un'altra pietrella, e mi calò il dolore »  3.

Numerose le citazioni nelle guide di viaggio. La fortunata guida secentesca del Miselli, più volte ristampata, ci dice:
« Pisa Città antichissima già capo di Repubblica. Il fiume Arno vi passa per mezzo, e si vede in essa il maraviglioso, e pendente Campanile; un bel Duomo col Campo santo; l’Arsenale, dove si fabbricano le Galere; una bella e fiorita Università, dove s’insegnano tutte le scienze; una sontuosa abitazione per la residenza de’ Cavalieri di Santo Stefano; e una fontana d’acqua perfettissima condottavi con gran spesa dal Gran Ferdinando Primo Gran Duca di Toscana. Quanto cattiva è l’aria in questa Città d’estate, altrettanto perfetta, e benigna d’inverno: onde sogliono i Principi passarvene la stagione, e godere nelle vicine boscaglie le più belle caccie, che si possano immaginare » (Giuseppe Miselli, Il burattino veridico .., Venezia 1697 pp. 206-207).

La guida dello Scotto, di un cinquantennio più tarda ma basata su un testo cinquecentesco, così descrive Pisa:
« Siede questa Città in riva all’Arno, che la divide in due parti. Antichissima è la sua fondazione, riconoscendone autori i Pisani del Peloponeso: Passò indi ad essere una delle dodici Città della Toscana, e in fine con il restante d’Italia si sottomise a’ Romani. Famosi sono i due S. C. del Senato Pisano, fatti ad onore di Cajo, e Lucio nipoti d’Augusto, pubblicati già dal dottissimo Cardinale Noris, ne’ quali Pisa viene detta Colonia Obsequens Pisana. Dopo la declinazione dell’Imperio acquistò Pisa, all’esempio dell’altre Città d’Italia, la libertà: e divenuta potente a cagione del Mare, non più lontano … » (Francesco Scotto, Itinerario d’Italia, Roma 1747 pp. 184-191). LINK ALLE PAGINE 184-191

Abbastanza fantasiosa è la descrizione di Pisa fornita da una guida settecentesca:
« La Città di Pisa è antichissima, essendo stata edificata molti anni prima di Roma da’ Greci, e fu una delle 12. Città dell’antica Toscana; fu molto potente in mare, avendo soggiogato Cartagine, ed acquistata non meno l’Isola di Sardegna, che Palermo in Sicilia: ma tale potenza cominciò a piegare dopo aver aderito al partito di Federico Barbarossa contra la Chiesa Romana, e fu rovinata fino dai fondamenti da’ Fiorentini nel 1505.
Ha lo Studio generale in tutte le Scienze; ivi è l’Ordine de’ Cavalieri di S. Stefano; è dotata di quattro cose meravigliose; e sono il Duomo, il Campanile di esso, ed il Camposanto; detta Città si vede divisa dal Fiume Arno; da una parte ha Lucca, e dall’altra il Porto celebre di Livorno » (La vera guida per chi viaggia ..., Roma Roisecco 1771 a pp. 86-87).

La guida di Domenico Boccolari, edita a Lucca nel 1784, è la prima nostra guida a fornire dettagliate informazioni alberghiere:
« Le migliori Locande sono l’Albergo Reale dell’Ussero, nel quale vi sono n. 11 Appartamenti liberi uno dall’altro, apparati di damasco, ed altre diverse tapezzerie all’uso di Parigi, di presente non si trova la compagna in tutta l’Europa;  vi sono ancora Appartamenti per quelli che viaggiano per vettura, con comodo di rimesse, scuderie, e tutto quello che può bisognare a qualunque Viaggiatore; tratta a tutta sorta di maniere; comei Sigg. vorranno restare serviti; vi è ancora la Locanda della Posta detta le tre Donzelle »
poi con un’ampia descrizione:
« La città di Pisa è bella, ed antica di Toscana, capitale del Pisano, la quale ha sede Arcivescovile, una celebre Università, e treForti. Cinquecento, e più anni fa era potente Repubblica, che fu abolita dai Fiorentini nel 1406. La sua Cattedrale è magnifica, ed ornata di sontuose Pitture, e vi si vede alla destra del coro quella tanto famosa Torre, la cui sommità fatta a pendio, pare voglia rovinare; in faccia si vede il bellissimo Battistero tutto di marmo, ed un bellissimo Campo Santo tutto di marmo, con belli depositi, ornato di Colonne, si può contare per il più bello dell’Europa: più avanti si trova la Chiesa, e Collegio dei Nobili, cioè di quelli che sono Cavalieri di S. Stefano, li quali devono andare nelle navi in corso a fare la sua Caravana, come li Cavalieri di Malta. Vi sono parimenti  altre bellissime Chiese e Conventi, … » (Domenico Boccolari, Nuova descrizione di tutte  …, Lucca Benedini 1784 a pp. 180-182).  LINK P.180-182 10.C.6

Informazioni e testi copiati - e rimaneggiati - in una guida anonima fiorentina edita un anno dopo
« Le migliori Locande sono l’Albergo Reale dell’Ussero con appartamenti apparati di damasco, edaltre diverse tappezzerie all’uso di Parigi: vi è ancora la Locanda della Posta detta le tre Donzelle »
Informazioni poi seguite dal testo:
« La città di Pisa è bella, ed antica di Toscana, capitale del Pisano, la quale ha sede Arcivescovile, e una celebre Università. Cinquecento anni fa era potente Repubblica, che fu abolita dai Fiorentini nel 1406. la Cattedrale è magnifica, ed ornata di sontuose pitture, e vi si vede alla destra del coro una famosa Torre, la cui sommità fatta a pendio, pare che voglia rovinare; in faccia si vede il Batistero tutto di marmo, ed un bellissimo Campo Santo parimenti di marmo ornato di colonne, che passa per il più grandioso dell’Europa: più avanti si trova la Chiesa, e Collegio de’ Cavalieri di S. Stefano. Vi sono ancora altre Chiese, e Conventi,  … » (Nuova descrizione di tutte  …, Firenze Pagani 1785 a pp. 103-104). LINK P.104 11.B.46

A distanza di qualche anno leggiamo questa descrizione:
« Pisa, già Capitale d’una potente Repubblica, ha Sede Arcivesc. Una celebre Università e tre Forti. La soggiogarono i Fiorentini nel 1406. E’ magnifico il Duomo; e il Campo santo, ed il Battisterio vi si vede alla destra del Coro; quella tanto famosa Torre, la cui sommità, fatta a pendio, sembra in atto di rovinare. Fra l’altre Chiese v’è quella de’Cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano. Fra i Palagi, quello della città, e quello di S.A.R. Le strade e le Piazze sono spaziose. V’è un Arsenale per la fabbrica delle galere; un teatro nuovo, e uno Spedale: tre ponti sull’Arno, uno dei quali è di marmo bianco. Sulla strada, che va a Lucca, vi sono le belle case che portano il nome di Bagni di Pisa. Qui si alloggia all’Ussero, dove sono 11 appartamenti da padrone, tutti separati, e forniti di damasco, ec. Con comodo di rimesse e stalle. V’è anche l’osteria delle tre donzelle, ch’è quella della posta » (Nuova esatissima descrizione …, Venezia Ribboni 1792, a p. 45).

Località sede di ufficio postalettere

Tra i progetti per la città di Pisa presentati durante il Provveditorato di Donato Sanminiatelli, e sui quali il provveditore era incaricato di esprimere il proprio parere, compare quello relativo al’insediamento dell’Ufficio della Posta nello stabile della soppressa Abbondanza, posto in Via San Martino. La richiesta giunge al Sanminiatelli con lettera del 28 luglio 1781 firmata dal segretario Francesco Benedetto Mormorai. La questione fu seguita da un interessante carteggio tra il provveditore e Filippo Danesi, direttore della Posta, di Pisa, che era fautore di un’altra proposta e quindi contrario al progetto di Via San Martino. In una lettera del 3 settembre 1781, egli infatti sostiene che la tettoia dello stabile sia troppo stretta per difendere dall’acqua la buca, le lettere e le persone che venissero a « prenderle o francarle », che la porzione dello stabile per il nuovo “uffizio” sia posta a tramontana, e che pertanto la buca soffrirebbe dell’inconveniente di far infradiciare le lettere. Fa notare come manchi un portico per riporre i calessi e cavalli e che disporre l’Ufficio della Posta insieme ai Magazzini del Grano significherebbe pregiudicare vista e salute degli addetti alla posta, per via delle operazioni granarie, dello strepito dei facchini, la polvere dei grani, le stanze umide con muri salnitrosi, etc. Spiritosa la risposta di Sanminiatelli che afferma che il rumore non impedisce ai membri del proprio ufficio, situato presso le Logge dei Banchi, di effettuare serenamente e laboriosamente i propri compiti. Donato Sanmimiatelli da provveditore dell’Ufficio dei Fossi, politico, ma anche tecnico e amministratore cerca di conciliare difesa dei principi, convenienza economica e utile pubblico. Egli chiarisce in una lunga lettera l’utilità anche economica del suo progetto e suggerisce di mettere « una tettoia posticcia di tavola inclinata e inverniciata sopra alla finestra delle Lettere »  4. Nella documentazione archivistica è presente anche la pianta dell’edificio in questione  5.
In lettere varie sullo stesso argomento vi è traccia di come si decida di ristrutturare lo stabile appoggiandosi al muro del Marchese Riccardi per costruire una volta e tetto per la lunghezza di braccia 10 ... « per mettervi al coperto in caso di pioggia i Legni dei corrieri e dar luogo ai Ministri della Posta e della Dogana di far le loro funzioni ». In cambio il Riccardi ottiene il permesso di costruire « un piccolo stanzino per piano ». Volta ben visibile nelle foto attuali.
Il Direttore della Posta Filippo Danesi redige una nota, datata 7 settembre 1781, che invia al Granduca in cui descrive la pianta e le stanze che la nuova sede dovrebbe avere ... « Una stanza d'una sufficiente grandezza ad uso d'ingresso dove vi deve stare il servente, ministri di dogana, facchini, postiglioni. Una stanza grande nella quale si devono eseguire tutte le operazioni che occorrono farsi per l'inoltramento delle lettere e in essa vi deve essere la finestra per ricevere le lettere che si devono francare e la Buca per mettervi le lettere che non si francano. Altra stanza d'una discreta lunghezza e larghezza per uso della distribuzione delle lettere con finestra bassa e larga. Altra per uso del Direttore nella quale vi deve essere il caminetto. Altra per uso d'Archivio. Altra grande per porvi brace, legna ed altri attrezzi. Due stanze da letto per un ministro e servente che devono pernottare tutte le notti e in dette vi deve essere il campanello. Un luogo comune e terreno per comodo Ministri »  6. Sanminiatelli fa stimare il costo dei lavori che ammonterebbero a 754 scudi.
Quanto ai mobili da destinare al nuovo Uffizio, ché molti della vecchia sede sono « tutti tarlati », si suggerisce, tra l'altro, di fornire banco ad uso scrivania per tenere i fogli .., tavola con 2 cassetti « per porvi gruppi di denari e gioie con sicurezza da situarsi sotto la scale ».
Nella stanza dove si fanno le scelte, tassazioni ... « un banco con uno scaffale con le rispettive buche per porre le lettere di tutti i paesi, il quale è già terminato. Un armadio di discreta grandezza con 2 cassetti ..., un'altra tavola per uso di formare i Pieghi con cantera, una cassa d'albero per tener denaro ..., due cappellinai, tre lavamani con catinelle, bilance, bussole, biancheria, un coltrone, letti, seggiole, armadi a muro, palchetti, casse di ferro per il cassiere, quadretti, materassi ». Segue inoltre la ricevuta del materassaio firmata da Antonio Balestrucci perché « Matteo Ridolfi materassaio non sa scrivere » (p.b.b.).
 

pianta della posta

Semplice pianta di un edificio rettangolare con indicazione di alcune stanze (scrittorio sig. Stefano Baldacci) confina con il Chiasso dell'Abbondanza a sinistra con via San Martino , in basso col Chiasso del Rosselmini e a destra col piaggione a 38 buche.


Chiasso dei RosselminiChiasso dei Rosselmini

Il Chiasso dei Rosselmini, con la nuova volta, visto dai due accessi.


 

Presso l’Archivio di Stato di Firenze sono conservate piante e disegni relativi all’Ufficio di posta di Pisa datate 1792 e 1832  7.

Nel 1785 l’ufficio della posta lettere aveva 5 dipendenti e realizzava un introito annuo di lire toscane 19.029  8.
Il Dipartimento postale di Pisa era importante per il transito delle corrispondenze con gli Stati confinanti: Lucca e Genova. Da Genova giungevano le lettere dalla Francia , dalla Spagna e, in parte, dall’Inghilterra.

Dotazioni

Dalla documentazione di fine sec. XVIII risulta che il postiere doveva tenere per il servizio 30 cavalli da tiro e 4 cavalli da sella  9.

 

note:


1 Domenico Boccolari, Nuova descrizione di tutte  …, Lucca Benedini 1784 a p. 180.

2 ASFi, Direzione Generale delle Poste (1709-1808), filza 97, Sussidi e canoni governativi per le poste (v. Scarso, op. cit., p. 109).


3 Montaigne, Viaggio in Italia, Bari Laterza 1991, a pp. 302-311.

4 ASPi, Fondo Fiumi e Fossi, 1046, c. 893 e ss. 1781.

5 ASPi, Fondo Fiumi e Fossi, carta topografica n. 18 II.

6 Vengono forniti i nomi dei dipendenti postali: Pietro Pucci e Franco Averani, ministri e Gio Querci, servente.

7 ASFi, Fondo Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche, Fabbriche Lorenesi 1791-1800 (2012, 44, 1792, 208) e 1831-1835 (2128, 133, 1832, 15).

8 ASFi, Segreteria di Gabinetto, filza 61, ins. 13 (vedi, Scarso, op. cit., p. 150).

9 ASFi, DGP 1709-1808, filza 88, c. 65.