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Come si viaggiava in Toscana ai tempi del Grand Tour... e prima
Scheda informativa: stazione postale di Livorno

Stazione citata per la prima volta 1620 

Veduta di Livorno tratta dalla guida di Francesco SCOTTO, Itinerario d’Italia …, Roma Amidei 1747.

Panorama di Livorno dalla collina di Montenero.

Data apertura           prima citazione  1620                           Data chiusura ultima citazione 1851 ma l’apertura dell’intera tratta ferroviaria Livorno – Firenze, avvenuta il 12 giugno 1848, segna probabilmente la chiusura del servizio della posta cavalli.

Itinerari di appartenenza


Tiroli: Viaggio da Firenze a Pisa per Lucca - da Siena a Pisa - da Firenze a Livorno


: In questo itinerario, tratto da Francesco Tiroli, La vera guida per chi viaggia in Italia …, Roma Giunchi 1775, appare la collocazione della stazione finale di Livorno raggiungibile sia direttamente da Fornacette sia da Pisa.rmo.

Gravier: Viaggio da Firenze a Livorno


In questa cartina itineraria, tratta da Guida per il viaggio d’Italia in posta …, Genova Gravier 1793, vediamo la stazione di Livorno, termine del viaggio da Firenze.


Descrizione

 

Livorno, capoluogo dell’omonima provincia, è un comune che conta oltre 161mila abitanti (dati 2011). Terza città della Toscana per popolazione è uno dei più importanti porti del Tirreno con un cospicuo insediamento industriale ed un’antica tradizione nel commercio. Il territorio comunale copre una superficie di 104,79 kmq.
“Città ideale”, a schema pentagonale fortificato da bastioni, mura e fossi, voluta dai Medici in seguito all'insabbiamento del Portus Pisanus, nata a tavolino nel 1576 su progetto di Bernardo Buontalenti, fu eletta città nel 1606 da Ferdinando I. Già villaggio-castello fin dal X secolo, era diventato porto fortificato (1392) a sussidio del Portus Pisanus, nell'odierna periferia settentrionale della città.
L'impianto urbanistico a maglie regolari del Buontalenti, affiancato al nucleo medievale vede ancor oggi nella Fortezza Vecchia di Sangallo il Giovane(1521-34) il monumento architettonicamente e storicamente più significativo.

Livorno: progetto del Buontalenti


Il progetto del Buontalenti.

Seguirono gli ampliamenti del quartiere della “Venezia Nuova”, cosiddetto perché costruito su palafitte, la Fortezza Nuova, le chiese barocche di san Ferdinando re, su disegno di G. B. Foggini, di Santa Caterina, etc.
Dopo la realizzazione del Porto Mediceo (1618),divenne punto franco per i commerci ed iniziò la sua prosperità basata su una serie di atti di governo,fra cui la famosa costituzione che concedeva libertà, franchigie e sconti fiscali agli immigrati, soprattutto ebrei, la cui presenza costituì la fortuna della città delle “Nazioni” fino alla fine del Settecento, quando Livorno divenne la seconda città della Toscana per popolazione (80.000).
 Superata la cintura dei Bastioni e dei Fossi che cingevano la Piazzaforte,fu ampliata nell'Ottocento dai Lorena attraverso un nuovo piano regolatore (Bettarini) che la dotò dell'ampliamento del Porto, della costruzione del Molo Nuovo, di acquedotti, chiese, palazzi ( De Larderel ), ville e stabilimenti balneari.
Le emergenze architettoniche civili e del turismo della fine dell'Ottocento e primi decenni del Novecento completarono l'espansione della città, potenziandone la ricettività e qualificando i servizi. Tra questi: l'Accademia Navale, sorta in luogo dell’antico Lazzaretto di S. Rocco, il Palace Hotel, l'Ospedale Civile, la Stazione ferroviaria e le ville sul lungomare, entrambe queste ultime di gusto liberty.
Pesantemente bombardata nel 1943, ha subito talora l'offesa di una ricostruzione affrettata ed intensiva che ne ha stravolto alcuni eleganti tratti urbanistici originali come, ad esempio. in Piazza d'Armi.

SE POSSIBILE INSERIRE A FIANCO DEL TESTO IL PROGETTO BUONTALENTI DALLA CARTELLA LIVORNO FOTO CON DIDASCALIA: Il progetto del Buontalenti.
Seguirono gli ampliamenti del quartiere della “Venezia Nuova”, cosiddetto perché costruito su palafitte, la Fortezza Nuova, le chiese barocche di san Ferdinando re, su disegno di G. B. Foggini, di Santa Caterina, etc.
Dopo la realizzazione del Porto Mediceo (1618),divenne punto franco per i commerci ed iniziò la sua prosperità basata su una serie di atti di governo,fra cui la famosa costituzione che concedeva libertà, franchigie e sconti fiscali agli immigrati, soprattutto ebrei, la cui presenza costituì la fortuna della città delle “Nazioni” fino alla fine del Settecento, quando Livorno divenne la seconda città della Toscana per popolazione (80.000).
 Superata la cintura dei Bastioni e dei Fossi che cingevano la Piazzaforte,fu ampliata nell'Ottocento dai Lorena attraverso un nuovo piano regolatore (Bettarini) che la dotò dell'ampliamento del Porto, della costruzione del Molo Nuovo, di acquedotti, chiese, palazzi ( De Larderel ), ville e stabilimenti balneari.
Le emergenze architettoniche civili e del turismo della fine dell'Ottocento e primi decenni del Novecento completarono l'espansione della città, potenziandone la ricettività e qualificando i servizi. Tra questi: l'Accademia Navale, sorta in luogo dell’antico Lazzaretto di S. Rocco, il Palace Hotel, l'Ospedale Civile, la Stazione ferroviaria e le ville sul lungomare, entrambe queste ultime di gusto liberty.
Pesantemente bombardata nel 1943, ha subito talora l'offesa di una ricostruzione affrettata ed intensiva che ne ha stravolto alcuni eleganti tratti urbanistici originali come, ad esempio. in Piazza d'Armi.


La posta-cavalli

Dai documenti esaminati finora quali il mappale del catasto storico di Livorno del 1824 e precisamente la pianta-foglio n°... si individua chiaramente la “via della posta de' cavalli”, situata all'ingresso della Porta a Pisa, guardata dal Bastione Cosimo.
Si tratta della porta che consentiva l'accesso in città dall'attuale Via Garibaldi, allora strada Regia Pisana, che usciva dalla città a Nord (nord-est) per confluire nell'attuale Via Provinciale Pisana in direzione Pisa. La Porta a Pisa, vero e proprio accesso fortificato era preceduto da un ponte levatoio, da un ponte fisso e da una gabellina.
Si sa che Livorno era da considerarsi una testa di ponte e pertanto l'accesso era consentito allora tramite una sola strada, appunto la Strada Provinciale Pisana, chiamata Regia e quindi mezzo di transito della posta.
La “via della posta de' cavalli”è indicata nel mappale nel tratto che si diparte dalla Porta a Pisa e appena imboccata la Via Ferdinanda (l'attuale Via Grande), taglia diagonalmente l'attuale Piazza Guerrazzi per diramarsi poi nell'odierna Via del Fante.
Si tratta di una strada di ampie dimensioni, situata nella zona sede di importanti infrastrutture e alloggi militari della città, quali la Via dei Cavalieri, la Gran Guardia, Via delle Stalle, Via de' Pagliacci, le “Rimesse addette per servizio del Sig. Governatore di attenenza di S:A:R:”, ma anche istituzioni civili come l'ospedale della Misericordia e religiose quali lo stabile dell'Arcidiaconato di questa insigne Collegiata.

Nella documentazione archivistica  1 si legge « In due stanze terrene con due ingressi, che uno nella strada denominata S. Caterina che conduce alla Palla a corda ed il secondo sulla Via detta dei Pagliacci, quali formano due stanze, ove sono situate tra un pilastro e l'altro le Poste, mangiatoia e rastrelliere per i Cavalli con Pozzo da abbeverargli, uno stanzino formato da un sottoscala e sopra dette stalle un fienile al primo piano, la larghezza di esso corrisponde a quella della predetta stalla. Allivellato a Pietro Berti a linea mascolina di maschi in infinito del conduttore ... ».
Tale Pietro Berti (Postiere?) è menzionato anche in un altro documento, quale confinante con lo stabile denominato « Le Scuderie della Coroncina e confinante con 1) detta via, 2) stalle del sig. Gaetano Fabbri, 3) Stabile dello Spedale della Misericordia e 4) Via Pagliacci e stalla e fienile attenente al Sig. Pietro Berti che contiene quanto ... 1) Ingresso al loggiato che circonda il Cortile. 2) rimessa che sfonda fino al 3° Arco del Cortile predetto, di fronte alla Porta d'entratura e a sinistra altro sfondo di due archi sul medesimo cortile »  2.

Catasto Livorno 1824


 

Mappa catastale di Livorno (1824).

Catasto Livorno 1824


 

Particolare del Bastione S. Cosimo dalla mappa del 1824.


INSERIRE MAPPA 685 di LIVORNO 1824 DALLA CARTELLA LIVORNO (SOTTOCARTELLA CDLIVORNO) CON DIDASCALIA: Mappa catastale di Livorno (1824).

INSERIRE A FIANCO DELLA PRECEDENTE LA MAPPA 686 DI LIVORNO 1824 DALLA CARTELLA LIVORNO (SOTTOCARTELLA CDLIVORNO) CON DIDASCALIA: Particolare del Bastione S. Cosimo dalla mappa del 1824.
ENTRAMBE VISIBILI CON LA SOLITA MODALITA’ FLASH


Presso l’Archivio di Stato di Firenze, nel Fondo Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche, Fabbriche Lorenesi 1781-1790 (2001, 34.2, 1786, 93) e 1836-1849 (2157, 160, 1838, 167), sono conservate piante e disegni relativi alla stazione di posta di Livorno datate 1786 e 1834.

Gli eventi bellici della seconda guerra mondiale – soprattutto i pesanti bombardamenti angloamericani – hanno completamente stravolto la zona e le affrettate ricostruzioni post-belliche hanno contribuito a renderla irriconoscibile.

foto attuale di Livorno foto attuale di Livorno foto attuale di Livorno

Tre foto attuali della zona che ben poco contribuiscono a far riconoscere il primitivo impianto urbanistico.


foto di vecchia targafoto di vecchia targa

A ricordo dell’antica sistemazione urbanistica sono state poste due memorie, la prima che segnala l’incrocio delle strade e la seconda che testimonia la distruzione del vecchio tessuto urbano.


 

Da una guida ottocentesca, edita a Livorno nel 1846  3, apprendiamo che a quella data « la Posta dei cavalli è in Via della Posta N°5 ». Il servizio della posta cavalli è quindi stato spostato dal punto risultante dalla mappa catastale del 1824 e dalla Decima 53 (cioè descritto confinante con Via delle Stalle, Via della Coroncina, Via dei Pagliacci, etc.) e si trova appunto, nel 1846, in Via della Posta al n. 5. La stessa guida informa sugli orari del servizio:
« Parte regolarmente per Firenze nei giorni di Lunedì e Mercoledì ad ore 6 e mezzo pomeridiane, e si pagano Paoli quindici a persona, oltre la buona mano. Volendo i cavalli di posta per porli al proprio legno, si paga Paoli cinque a posta per ogni coppia di cavalli, oltre paoli tre di buona mano al postiglione.
 Da Livorno a Firenze vi sono otto poste, cioè
Da Livorno a Pisa                              Poste 2
Da Pisa alle Fornacette                      Poste 1
Da Fornacette a Castel del Bosco     Poste 1
Da Castel del Bosco alla Scala          Poste 1
Da Scala all'Ambrogiana                   Poste 1
Da Ambrogiana alla Lastra                Poste 1
Da Lastra a Firenze                            Poste 1 ».

La guida ci informa anche sugli orari di arrivi e partenze sia del Procaccia in Posta, sia dei servizi privati come le Diligenze Toscane, l'impresa Orcesi, le Berline Francesi, le Diligenze per le Maremme e per le varie parti della città.

A documentare la compresenza del servizio su ruote e quello su ferrovia, attivo all’epoca solo sulla tratta Livorno – Pontedera, non vengono forniti gli orari, che sono variabili e vengono annunciati con appositi avvisi posti nei principali alberghi, bensì le tariffe che, per quanto riguarda il tratto Livorno – Pisa (attivato il 13 marzo 1844) sono:
 in carrozza chiusa 3 Paoli in prima classe, 2 Paoli in seconda classe ed 1 Paolo in terza classe. Per l'eccedenza da libbre 1 a libbre 200 oltre le 50 libbre consentite, vi sarà da pagare Paoli 1 per Pisa. Quanto ai cani, questi devono essere consegnati al conduttore del convoglio pagando ½ Paolo per il trasporto fino a Pisa.
Già le preferenze dei viaggiatori per l’utilizzo del nuovo mezzo di trasporto sulla tratta Livorno – Pisa in luogo del tradizionale collegamento postale facevano intuire un cambiamento radicale nel modo di muoversi.
La strada ferrata Leopolda sarà completata sull’intero percorso Livorno – Firenze il 12 giugno 1848. Questo segnava la definitiva scomparsa del servizio della posta cavalli.
Il fascino della posta dei cavalli, dei viaggi su diligenze, del Grand Tour, dei letterati e viaggiatori, degli eroi romantici alla Jane Eyre immortalati da tanta letteratura gotica, dopo lunghi secoli, è destinato a scomparire.
I cavalli, i messaggi inviati tramite corrieri neri e fumanti, le diligenze spesso luogo di incontri sentimentali, i postieri e le eroine cessano di essere i protagonisti e lasciano il posto al più economico e prosaico nuovo mezzo di locomozione: il treno a vapore, simbolo della rivoluzione industriale e della modernità (p.b.b.).



Contesto territoriale

Dall’itinerario postale era possibile proseguire il viaggio per località non coperte dal servizio di posta cavalli ricorrendo ai servizi di vetturali privati. Ecco la situazione della rete viaria come appare nella cartina relativa al Viaggio da Livorno a Firenze disegnata da Antonio Giachi nella seconda metà del Settecento.Le stazioni di posta presenti all’epoca sull’itinerario sono contrassegnate dal simbolo:

simbolo

Giachi: Viaggio da Livorno a  Firenze


Viaggio da Livorno a Firenze
(Manoscritto Antonio GIACHI, SECONDA META’ XVIII SECOLO) 1.C.4

 


Notizie storiche e artistiche

Nel Dizionario di Emanuele Repetti viene dedicato ampio spazio alla città di Livorno di cui riportiamo solo un breve stralcio:
LIVORNO (Liburni Civ. talvolta Labro, Liburna, e Livorna). - Città magnifica, spaziosa, attraversata da un canale navigabile, con frequentatissimo, porto e buona rada, nuova sede vescovile, residenza di un governatore civile e militare, di tutti i consoli delle potenze amiche, di un magistrato civile e consolare, di una camera di commercio, capoluogo di Comunità e di Giurisdizione nel Compartimento di Pisa. Risiede Livorno sull'estrema lingua di terra che faceva riparo dal lato di ostro al colmato seno del porto pisano, fra la foce dell'Arno e le diramazioni più depresse dei monti livornesi, nel gr. 27ð 58' long. e 43ð 33' latit. circa 13 miglia toscane a ostro-libeccio di Pisa; 26 da Lucca nella stessa direzione; 22 miglia toscane a ostro di Viareggio lungo il litorale, altrettante a libeccio di Pontedera, 53 miglia da Pistoja in simile direzione; 56 miglia a ponente di Firenze per la via traversa di Val di Tora, e 62 per la strada R. postale che passa per Pisa …

(vedere scheda completa)

Molte guide di viaggio riportano notizie della località. Quasi a metà Settecento troviamo questa ampia descrizione di Livorno in una riedizione postuma di una guida d’inizio Seicento:
« Quelli, che vengono di Genova in Toscana per Mare, e che non hanno prima messo piede a Lerici, vengono a sbarcare in questa Città, detta da Cicerone Labro, e da Antonino Ligurnus. La Città è molto bella, e forte, situata in una vaga pianura tra le paludi, da Ferdinando I. Gran Duca dissecate, e vicino a Monte Nero, ove è una Chiesa devotissima, con un’Imagine miracolosa, che è custodita da’ padri Teatini. Al tempo della Repubblica Fiorentina era questo luogo di nessuna considerazione, » (Francesco Scotto, Itinerario d’Italia, Roma 1747 pp. 191-194).

Giachi: Viaggio da Livorno a  Firenze


Veduta di Livorno tratta dalla guida di Francesco Scotto, Itinerario d’Italia …, Roma Amidei 1747.

Una guida scritta da un viaggiatore e diarista inglese, J. Raymond, cita così Livorno
« … abbiamo proseguito nel nostro viaggio verso Livorno, da dove c’è un servizio di carrozze che in un’ora trasporta le merci da Livorno a Pisa [tempo di percorrenza attuale nelle ore di punta! N.d.r.] … la maggior parte del tragitto verso Livorno si snoda per terreni acquitrinosi, fin quando non si entra nella foresta granducale che prosegue fin a quella città … » (J. Raymond, An Itinerary: Containing a voyage, made through Italy, In the year 1646 and 1647, Londra 1648)

Un altro viaggiatore inglese, T. Nugent, scrive nella sua guida edita a Londra, una delle prime stampate in tre volumi, dedica a Livorno queste parole:
« Qui non hanno biblioteche di rilievo, né accademie di dotti, e in effetti la città è inadatta a qualsiasi tipo di lettere, escluse quelle di cambio e commerciali » (T. Nugent, The Grand Tour 1749, Londra).

La guida in italiano edita nel 1771 da Enrico Stage, libraio in Augusta, scrive così della città:
« Livorno è un città molto bella e forte,situata in una vaga pianura tra le paludi. Essa è di forma quadrata, avendo la gran piazza in mezzo, di dove si vendono le due porte opposte della città essendovi in oltre la porta di Pisa, tagliata dall’Arno, il quale continuamente e pieno di barche, che con piccolo prezzo conducono sì le robbe che le persone alla detta città. Memorabile è il concorso d’ogni ordine de’ forastieri, che vengono in questa città dove è libero il commercio d’ogni nazione a trafficare, numerandosi oltre questi, continuamente 30. mila abitanti, tra’ quali deì ricchissimi Negoziani. Il porto è capace, de’ più gran Vascelli, che sono sicurissimi da venti, essendo cinti da un gran molo curvo d’un miglio di lunghezza, al fine del quale vi è la torre della Lanterna, o del Fanale. Il molo è selciato di pietre assai larghe, divisa da una muraglia, attorno della quale si va nei buoni tempi aspasso. In faccia alla Lanterna vi è la fortezza, che difende  l’ingresso del porto, ben fornito de’ canoni, e con qualche molino avento. E da vedersi prima di partire da Livorno il bagno, ove stanno rinserrati i Schiavi, ed i condannati alla Gallera, ed il Lazaretto, che è una gran fabbrica circondata da un canale d’aque  dal Mone » (Viaggi d’Italia dichierati per alcune carte .., Augusta Stage 1771, a p. 60)

La guida del Boccolari, edita a Lucca da Benedini nel 1784, ci illustra buoni alberghi e cose rimarchevoli di Livorno:
 « Le migliori Locande sono la Croce diOro, e la Croce di Malta, e Madame Miston dà tavola all’uso di Francia.  Livorno Città delle più vaghe, e forti d’Italia nella Toscana, è nel distretto di Pisa con uno dei più eccellenti Porti del Mediterraneo per la facilità del commercio, e per il gran numero di Forestieri, che continuamente vi abbondano, e concorrono da tutte le bande: ciò che contribuisce molto a renderla popolata, e florida. Vi è franchigia di tutte le Mercanzie, che vi entrano, ed a questo fine invigilano i ministri del Gran-Duca, cui preme, che il commercio non venga disturbato. Oltre gli Ebrei, che godono dei privilegi straordinari, e che vi hanno una superba Sinagoga con parecchie Scuole, vi sono dei Greci, e degli Armeni, cui si permette aver delle Chiese, ove possono offiziare secondo il loro rito. In tutta l’Europa non vi è forse altra Città, che abbia le contrade così pulite e ben selciate; il terremoto non è gran tempo che vi ha cagionato gravissimi danni. Cosimo I. fu quello che la ridusse allo stato florido presente, dopo ilcambio di Sarzana con i Signori Genovesi. Vi sono tre belle Chiese Cattoliche, la Cattedrale con li Domenicani, e gli Osservanti, e la Chiesa dei Greci Latini; una bella Piazza con il Palazzo di S. A. Reale, ed altri belli Palazzi, e il Teatro nuovo fatto ora di corto; vi è da vedersi la Fabbrica dei Coralli.
Fuori della Porta, che va al mare, si trova la statua del suddetto Cosimo de’ Medici [sic] con quattro schiavi di Metallo: opera degna da vedersi.
Fuori dell’altra Porta per andare a Pisa si vedono, il Cimiterio dei Cattolici molto magnifico, ed appresso li altri di tutte le Nazioni ». (Domenico Boccolari, Nuova descrizione di tutte  …, Lucca Benedini 1784 a p. 182-183).

Il testo del Boccolari fu ripreso, con qualche rifacimento e la correzione di alcuni errori, nella guida stampata anonima dal fiorentino Pagani nel 1785:
 « Le migliori Locande sono la Croce d’Oro, e la Croce di Malta. Livorno città delle più vaghe, e forti d’Italia nella Toscana, è nel distretto di Pisa con uno de’ più eccellenti Porti del Mediterraneo per la facilità del commercio, e per il gran numero di forestieri, che continuamente vi abbondano, e concorrono da tutte le parti: ciò contribuisce molto a renderla popolata, e florida. Vi è franchigia di tutte le mercanzie che vi entrano, ed a questo fine in vigilano i Ministri del Gran-Duca, cui preme, che il commercio non venga disturbato. Oltre gli Ebrei, che godono dei privilegi straordinari, e che vi hanno una superba Sinagoga con parecchie scuole, vi sono dei Greci, e degli Armeni, cui si permette aver delle Chiese, ove possono ufiziare secondo il loro rito. In tutta l’Europa non vi è forse altra città, che abbia le contrade così pulite, e ben selciate; il terremoto non è gran tempo che vi ha cagionato gravissimi danni. Ferdinando I. fu quello che la ridusse alo stato florido presente. Vi sono tre belle Chiese cattoliche, la Cattedrale, al di sopra della quale si vedono 7. quadri di eccellenti Autori, i Domenicani, gli Osservanti, e la Chiesa dei Greci Latini; una bella piazza con il Real palazzo ed altri belli palazzi, e il Teatro nuovo: vi è da vedere anche la fabbrica de’ coralli.
Fuori della porta, che va al mare si trova la statua del suddetto Ferdinando de’ Medici con quattro schiavi di metallo.
Fuori dell’altra porta per andare a Pisa si vedono, il cimitero dei Cattolici assai magnifico, e quindi gli altri di tutte le Nazioni » (Nuova descrizione di tutte  …, Firenze Pagani 1785 a p. 104-105).

A fine Settecento era una città in pieno sviluppo che veniva così descritta:
« A Livorno si alloggia alla Croce d’oro, o alla Croce di Malta; e Madama Miston dà da mangiare alla Franzese.
Questa bella città del Territorio di Pisa è celebre pel suo Porto Franco e pel suo gran’ commercio. Oltre gli Ebrei che vi hanno una superba sinagoga con parecchie scuole, vi sono de’ Greci e degli Armeni, cui si permette aver le loro Chiese: ma le cattoliche, al numero di tre, sono le più cospicue. Il Palagio di S.A.R. è sopra una bella Piazza. Le strade sono estremamente pulite e ben selciate. Fuori della porta verso il mare, si vede la statua di Cosimo de’ Medici [sic] con 4 schiavi di metallo » (Nuova esatissima descrizione …, Venezia Ribboni 1792, a p. 45-46).
Nella stessa guida troviamo a pagina 50, alla voce Sarzana, che questa:
« Fu ceduta dal Granduca di Toscana a’Genovesi per averne Livorno, il quale allora non era che un villaggio ». Una versione quest’ultima che non appare corretta (cfr. Repetti).


Località sede di ufficio postalettere

Il Dipartimento postale di Livorno, data l’importanza della città nell’economia del Granducato, era quello più importante per il volume delle lettere scambiate. Relativamente al “Maestro della posta di Livorno” troviamo vari riscontri archivistici:
In quattro lettere e disposizioni contenute nelle “Lettere al governatore e auditore”  4, datate 1652, si cita un tale Giuliano Prini, “Maestro della Posta di Livorno” che si appella all'autorità denunciando un credito vantato a carico di tale Giobatta Giani per un certo numero di “Porto di Lettere”, effettuato dal postiere Giuliano Prini e non saldato dal committente Giani.

Riproduzione del carteggio relativo ai porti di lettera da incassare.foto attuale di Livorno Riproduzione del carteggio relativo ai porti di lettera da incassare.

Riproduzione del carteggio relativo ai porti di lettera da incassare.


 

Interessante, per lo studio della posta in Toscana, il “conto”, presentato su foglio singolo, nel quale il Prini, elenca le consegne, “porti di lettera”, effettuati nei mesi di Gennaio, Febbraio, Marzo, Aprile, suddivisi nelle varie settimane, accanto ai quali figura il costo espresso in lire toscane.
 Dato rilevante è costituito dai nomi delle destinazioni riportate nel documento “Staffetta per Venezia, Lione, Pisa e Genova”.


INSERIRE FOTO ASLi FOGLIO VOLANTE DALLA CARTELLA LIVORNO FOTO CON DIDASCALIA: Estratto conto delle consegne fatte nel primo quadrimestre del 1652.

Riproduzione del carteggio relativo ai porti di lettera da incassare.

Estratto conto delle consegne fatte nel primo quadrimestre del 1652.


 Altri documenti della stessa filza  5 del maggio e ottobre 1651 riportano il nome di tale « Monsù la Fonte che sta nella strada della posta » al quale sono stati consegnati vasi di zibetto 6, una sostanza considerata di gran pregio, da mandare a Lione.

Riproduzione del carteggio relativo ai porti di lettera da incassare.

Riproduzione delle carte 1629 e 1629r relative alla consegna dello zibetto da inoltrare con il corriere di Lione.


Fin dai primi anni del suo governo, Pietro Leopoldo di Lorena, Granduca di Toscana dal 1765 al 1790 ed Imperatore del Sacro Romano Impero e Re d'Italia dal 1790 al 1792, avvia una politica di soppressione dei conventi e dei vincoli di manomorta nell'ambito di un ampio progetto di riforme dello Stato, da quella fiscale a quella giuridica, di cui è importante simbolo di fede illuministica l'abolizione della pena di morte. L'obiettivo è quello di risanare il debito pubblico, di laicizzare lo Stato, di sostenere gli enti ritenuti realmente utili e di favorire una riforma della Chiesa locale in senso giansenista ed autonoma rispetto a quella di Roma.
Si trattava a volte di risolvere problemi specifici con spirito marcatamente pragmatico, come  quello affrontato nel 1782 a Pisa, quando il Granduca autorizzava la soppressione di 11 compagnie religiose finalizzando il ricavato della vendita dei loro beni ed arredi alla costruzione del nuovo cimitero suburbano. In tale politica di graduale soppressione di conventi maschili, di compagnie religiose e congregazioni laiche, nel 1786 venne abolita a Livorno la Confraternita dei Santi Cosma e Damiano situata in un Oratorio adiacente la Chiesa della Madonna, ad angolo tra Via della Madonna e Via della Doganetta, già via dell'Orto.
Leggiamo nella Miscellanea Livornese del Minutelli dell'anno 1895  7, che la Confraternita aveva avuto origine nel 1575 ed iniziato ad officiare nella piccola cappella che Cosimo I aveva fatto edificare « nel luogo accanto all'attuale Chiesa della Madonna ».
Si trattava di una Associazione che, in nome e nel culto dei due santi di cui portava il nome, si occupava dell'assistenza ai malati, senza chiedere ricompensa alcuna, secondo l'operato dei Santi Fondatori. A Firenze i due santi taumaturghi, Cosma e Damiano, erano i patroni della famiglia Medici e la loro presenza in Toscana sottende sempre una committenza Medicea, come in campo artistico testimonia la predella di San Marco del Beato Angelico o lo Stucco policromo di Donatello. La tradizione vuole infatti Cosma e Damiano gemelli di origine araba, capaci di operare guarigioni tramite l'uso di erbe ed anche di interventi chirurgici miracolosi, medici in Siria e martiri sotto l'impero di Diocleziano.
 Anche a Livorno Pietro Leopoldo non mancò del suo pragmatico spirito riformatore. Soppresse la Congregazione intitolata ai due santi per sistemarvi al suo posto la Posta, un servizio che, da Posta dei Cavalli, doveva ampliare la propria organizzazione anche in quella di distribuzione delle lettere, in edifici situati in quella zona dove via della Doganetta e via dei Magazzini prendevano allora ufficialmente il nome di via della Posta.
Si prendeva atto, con grande soddisfazione per la raggiunta modernità che la città acquisiva ,che « Finalmente deve Livorno allo stesso principe (1779) l'attuale “Ufizio” della Posta delle lettere »  .
Per gentile concessione della Biblioteca Labronica di Livorno siamo in grado di mostrare la facciata dell’antico Oratorio  9 e la pianta della chiesetta  10 e di compararle con l’attuale aspetto dell’edificio.

Facciata dell’antico oratorio

Facciata dell’antico oratorio


Veduta attuale dell’edificio, sede oggi di un noto negozio di carta.

Veduta attuale dell’edificio, sede oggi di un noto negozio di carta.

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Pianta della cappella dei SS. Cosma e Damiano.

Pianta della cappella dei SS. Cosma e Damiano.


Facciata dell’antico oratorio.
Pianta della cappella dei SS. Cosma e Damiano.
Veduta attuale dell’edificio, sede oggi di un noto negozio di carta.

Sembra opportuno delineare l’evoluzione della locale toponomastica. Via della Doganetta era il nome anteriore al 1784 dell'attuale Via della Posta, compresa nell'odierno tratto Piazza Grande -Via della Madonna. Via dell'Orto derivò il nome da un orto concesso dal granduca Ferdinando nel 1609 ai Frati Francescani che lo tennero fino al 1692. Su quest'area fu poi costruita la Chiesa degli Armeni, ancora oggi esistente. La breve via univa via degli Avvalorati con S. Giovanni Nepomuceno. Al momento dell'insediamento della posta delle lettere nell'oratorio dei santi Cosimo e Damiano, Via dell'orto verso il lato Nord ( già via di Cosimo) fu chiamata via della Posta. Dopo i bombardamenti del 1944, il teatro degli Avvalorati e gli edifici circostanti andarono distrutti e la Via dell'Orto scomparve  11.
 E' inoltre riportato che precedentemente la posta ebbe sede in Via del Sette, sul retro della Chiesa della Santissima Annunziata, da Via delle Galere a Via dell'Angiolo  12 .

Nel 1785 l’ufficio della posta lettere aveva 9 dipendenti e realizzava un introito annuo di lire toscane 163.764  3.

Dalla già citata guida del Volpi (1846) apprendiamo che a quella data « la Posta dei cavalli è in Via della Posta N° 5 [ossia è stata spostata dalla primitiva collocazione] e l'Ufficio della distribuzione è al N° 28 ». Inoltre ci fornisce una descrizione dell’ufficio della posta lettere, al numero civico 28, e dei suoi orari: « E' corredato di tre finestre, che due per la distribuzione, che da una si consegna dalla lettera A alla M, e dall'altra da N a Z; sta aperto tutti i giorni eccettuata la domenica dalle ore 9 antimeridiane alle 12 e dalle 3 alle 6 pomeridiane; la Domenica è aperto dalle 9 antimeridiane alle 2 pomeridiane ».
Apprendiamo dalla stessa fonte le particolarità adottate per la consegna delle lettere indirizzate agli Ebrei – rilevantissima era la presenza di mercanti ebrei a Livorno – che erano distribuite separatamente da una persona della loro comunità, in un primo tempo in Via di Franco, poi in Via del Casone nella vecchia caserma. Successivamente nel palazzo Rosselli dal 1848 al 1928, anno di inaugurazione della nuova sede delle poste (p.b.b.).

Dotazioni

Dalla documentazione di fine sec. XVIII risulta che il postiere doveva tenere per il servizio 18 cavalli da tiro e 4 cavalli da sella (ASFi, DGP 1709-1808, filza 88, c. 65).

 

Postieri ossia Mastri di posta

Antonio Pandolfini, 1609  14
Antonio Borghi, 1628  15
Giuliano Prini, 1652  16
Pietro Berti,   17

 

 

 

note:


1 ASLi, Decima LIX, Stabile di 12.

2 ASLi, Decima 53.

3 P. Volpi, Guida del forestiere per la Città e Contorni di Livorno, Casa editrice Speranza Livorno 1846.

4 ASLi, Lettere al governatore e auditore, Filza 154-155, 1652, cc. 661, 662, 664.

5 ASLi, Lettere al governatore e auditore, Filza 155, 1651, cc. 1629 e 1629r.

6 Essenza odorosa tratta dalle ghiandole anali dello zibetto (Civettictis civetta) animale originario dell’Africa ed ora allevato in cattività soprattutto in Egitto ed Etiopia.

7 Collezione Minutelli, Miscellanea Livornese, Livorno 1895, Biblioteca Labronica di Livorno, a p. 167.

8 ASLi, Decima 43-44.

9 Dalla Collezione Minutelli, Biblioteca Labronica di Livorno.

10 La pianta dell'Oratorio dei Santi Cosimo e Damiano in Livorno, eseguita nel 1910 da Stenore Borrani dalla pianta originale del 1663 conservata nel manoscritto del Padre M.re Stella, esistente nel Convento della Madonna (oggi Chiesa della Madonna) di Livorno, mostra l'antica cappella fatta costruire da Cosimo nel 1540 “nel luogo accanto all'attuale Chiesa della Madonna”. Biblioteca Labronica di Livorno.

11 G. Wiquel, Dizionario di persone e cose livornesi, U. Bastogi editore, Livorno.

12 Segnalazione dell’arch. R. Ciorli.

13 ASFi, Segreteria di Gabinetto, filza 61, ins. 13 (vedi, Scarso, op. cit., p. 150).

14 Da G. Vivoli, Annali della Storia di Livorno, 1844, Biblioteca Labronica Livorno.

15 Da G. Vivoli, Annali della Storia di Livorno, foglio 116, Biblioteca Labronica Livorno.

16 ASLi, Lettere al governatore e auditore, Filza 154-155, 1652.

17 ASLi, Decima LIX, Stabile di 12.