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Come si viaggiava in Toscana ai tempi del Grand Tour... e prima
Consigli di viaggio storici: la salute del viaggiatore


TAV. XIII F. Fort, La Staffetta, 1863.
Tratto da: Il Postiglione nella storia e nell'arte. COLL: 1.A.42

Da: Il viaggiatore moderno ossia la vera guida per chi viaggia. Bassano, 1801

Non si è fatta distinzione fra accento acuto ed accento grave ma si è riproposto esattamente il testo nella sua grafia. Dove si è ritenuto di non chiaro significato la parola usata, si è posto fra parentesi quadra il suo significato moderno o precisazioni che ci sono apparse esplicative; lo stesso si è fatto per lettere tralasciate nel testo originale, forse per errore compositivo.

Di alcuni rimedj necessarj a sapersi da chi viaggia per la salute corporale

Accadendo bene spesso di trovarsi il viaggiatore in luoghi, dove non sono Medici, o Chirurghi, onde trovandosi aggravato da qualche indisposizione corporale non saprebbe a chi ricorrere; è necessario, che abbia qualche cognizione di alcuni rimedj, che possono essergli di grande utile, e giovamento per mantenersi sano, e rispettivamente curarsi da quei tali incomodi, alli quali potrebbe soggiacere. Prima d'ogni altro, chi deve viaggiare per mari tempestosi, ovvero per luoghi solitarj, deserti, e campagne, dove non ci sono abitazioni, né è così facile di trovare osterie, procuri portar seco viveri meno gravi da potersi sostentare, e rifocillare, allorchè trovasi dalla fame assalito, altrimenti potrebbe pericolar per mancanza di cibi. Riferisce Avicenna, che essendosi trovato un viaggiatore in luoghi penuriosi, e deserti, senza viveri, si mantenne dieci giorni col semplice sugo condensato di liquirizia, avendo la medesima efficacia l'oglio di mandorle dolci. In mancanza di pane, non v'è chi più nutrisca e sazj, che il fegato di animali bovini, ovvero pecorini cotto lesso, e mangiato, ovvero arrostito, perché manterrà chi lo mangia, come avesse il pane. Lo stesso fa il fegato di porco, ed il difetto di questi, di altro animale. Occorrendo nel viaggio di bere acque insalubri, e non purgate, mangi preventivamente l'aglio, ovvero prenda un poco di teriaca: e per conoscere nelle fontane, ovvero fiumi, se l'acqua sia difettosa, o perfetta, immerga nell'acqua un fazzoletto bianco di tela ben pulito, poi lo lasci asci asciugare; se in esso non si osserverà nessuna macchia, l'acqua sarà perfetta, e senza alcun nocumento, secondo l'esperienze fatte. Siccome ne' viaggi per luoghi montuosi, selve, ovvero per mare, non è così facile di avere sempre vino, aceto, inchiostro per scrivere, ed altre cose desiderabili, così il viaggiatore che brama aver tutti li comodi, potrà prima d'intraprendere il viaggio, fare composizioni da portar seco dette robe in polvere, ovvero in pani, e servirsene nelle occorrenze, conforme distintamente dirò.

Per fare Aceto portatile in polvere

Si prenda mezza, ovvero una libbra di tartaro bianco, si lavi bene con acqua calda, quindi si faccia seccare con farne polvere finissima; poscia s'imbeva questa polvere con buon aceto, e si faccia seccare al fuoco, ovvero al sole; dopo si rimetta di nuovo in altro aceto gagliardo, e si faccia seccare come prima, e ciò si faccia per dieci volte, ed in tal forma si avrà una polvere acerbissima, che ponendosi nell'acqua l'agrisce, come se fosse effettivo aceto.

Per fare l'Agrestata ridotta in forma di gomma soda

Prendete dell'uva agresta, o sia agrestone, se ne cavi il sugo, nel quale ponete un poco di sale sciolto, ovvero acqua salata. Tutto questo sugo si porrà in tanti piatti al sole, che esalerà tutto l'umido, e resterà una gomma soda, che raccolta, la conserverete, e nell'occorrenze ne prenderete una fava, e la scioglierete nell'acqua, e condirete ciò che volete, e si avrà il condimento dell'agrestata anche in tempo d'inverno quando non v'è agresta.

Per fare il Vino portatile in polvere

Si prenda quella quantità che si vuole della midolla del pane fresco, s'infonda nel vino generoso, e che non abbia acqua, lasciandola bene inzuppare; poi si ponga in una teglia in forno tepido per tutta la notte; quindi la stessa midolla del pane s'inzuppi di nuovo in altro vi no generoso, e si torni a seccare a fuoco lento, ovvero nel forno tepido, e ciò si replichi 12., e più volte, seccandola, e ponendola di nuovo sempre in altro vino generoso, e non in quello, dove fu inzuppata: quindi seccata che sarà, si faccia polvere, e si conservi in sacchetti di camoscio, e quando si vuole adoperate si ponga una dramma di detta polvere in una libbra di acqua comune, commovendola un poco, diverrà vino buonissimo a bere nell'occorrenze.

Per fare Salsa portatile in polvere da portarsi ne' viaggi da' personaggi saliti di pasteggiarla, e dura due anni

Si prende un pane bianco, e si brucia su le brace, quindi si pone in aceto gagliardo, dopo di che si pesta, e vi si aggiunge a discrezione la polvere di cannella, galanga, pepe, comino, garofoli, ed il macis; ponendo il pane su d'una teglia calda, si mescoli sopra dette polveri, il che fatto, si lascia seccare, e se ne fa polvere: e quando si vuole usare, si prenda un poco di detta polvere, e si distempra con l'aceto riferito di sopra, ovvero con l'agrestata in gomma, e si avrà un prezioso sapore che fa buon appetito.

Per far inchiostro in polvere portatile

Occorre talvolta essere in alcuni luoghi, dove non vi è inchiostro, e comodo da scrivere: onde il Viaggiatore si potrà provedere della seguente polvere; si prendano ossa di persiche [= nóccioli di pèsca] con tutta l'anima dentro, e si pongano su le brace, cioè su i carboni accesi ad abbruciare: ed essendo ben rosse, ed accese si levino, e raffreddate, e rimaste carboni negri, si conservino in una pila; quindi si prende il fumo di rasa, che si compra da quei, che fanno l'inchiostro per la Stampa, e si unisce col carbone di dette ossa, con porzioni di vitriolo, e di galletta trita [galla, escrescenza rotonda che si sviluppa sulle querce a seguito della puntura di un insetto parassita che se ne serve per il proprio nido. È ricca di tannini che uniti al vetriolo (acido solforico) davano al composto un alto tasso di corrosività. Se si utilizzava il solfato di ferro l'inchiostro ottenuto si diceva ferrogallico], che sia ugual parte, e quattro parti di gomma arabica: si macini ogni cosa bene, e si passi per setaccio, e si conservi detta polvere in sacchetto di corame [= cuoiame]: e quando si vuole adoperare per farne inchiostro, se ne piglia un poco, e si stempera con vino, o aceto caldo, e si avrà inchiostro perfettissimo per scrivere.

Per fare un Brodo di carne, che si porta in polvere per fare qualsivoglia zuppa in mancanza di Carne

Si prenda quella carne, che si vuole, di Bue, di Vitella, di Gallinaccio, di Cappone, e simili: se le dia una mezza cottura, poscia si faccia in fette sottili, come laminette, si pongano in una teglia, che una non tocchi l'altra, e si facciano seccare al forno, ovvero nel cammino, ma senza fumo, in maniera, che possano polverizzarsi; e ad ogni dieci libbre di detta carne polverizzata si mescoli un'oncia di sale, mezz'oncia di garofoli, una quarta di cannella, che siano ben polverizzate, e si conservi detta mistura polverizzata in un sacchetto di camoscio, e volendola adoperare, si disciolga qualche porzione di detta polvere in acqua calda, e si farà un buon brodo da fare minestre nell'occorrenze. Da queste provisioni, che potrà fare un Viaggiatore, e che brama aver delli comodi nel viaggio anche per luoghi deserti, e per mare, passando a discorrere de' rimedj che riguardano la conservazione della sua salute, prima d'ogni altro deve avere considerazione alla mutazione dell'aere che si fa da un luogo all'altro, non essendo questo sempre di perfezione, ma talvolta pestifero; onde per conservarsi sano, la mattina prima d'esporsi al viaggio prenda un poco di Teriaca da se, ovvero disciolta nel vino, e porti seco la radice dell'Angelica, ovvero dell'enula campana, preventivamente macerata nell'aceto, odorandola spesso, e tenendone piccola porzione in bocca; la mutazione dell'aere da un luogo all'altro non gli potrà nuocere ec. Pernotando la sera in luoghi sospetti d'aere impuro, prima di andare a letto, chiuse ben le finestre, accenda piccola porzione di polvere di Archibugio ovvero solfarolo nella stanza dove dorme, e non badi alla puzza, purchè si conservi sano.

Per riparare il freddo dell'inverno

È necessario, che il Viaggiatore stia avvertito nelli gran freddi di riparare prima d'ogni altro la testa, le mani, e li piedi, per essere il freddo de' piedi più penetrativo al cuore di quello della testa. A tal fine potrà premunirsi dell'unguento fatto con grasso di Bue, polvere di urtica pungente, porzione di sale, e polvere di piretro; liquefacendo detto grasso, e ponendovi dette polveri dentro col sale, incorporandole ben bene, e con detto grasso, ovvero unguento così preparato, e ben conservato in un vasetto, ungersi bene i piedi, glieli conserverà caldissimi, anche in tempo di ghiacci, e lo preserverà de' geloni, ed altre fessure solite cagionarsi dall'eccessivo freddo: potrà anche servirsene per le mani quando volesse adoperarlo. Per conservare la testa calda, si faccia una berretta colla sua fodera, e dentro la medesima ponga, come si fa, del bambagio, e dell'assenzio secco, e si libereràanche da flussioni catarrali originate da freddo; essendo però caldo di testa, conforme sono taluni, s'astenga, perché gli accrescerebbe calore; sopra tutto conservando caldi i piedi, e le mani sentirà poco freddo negli altri membri del corpo. Sia avvertito a non portare in testa berrettino di lana, ovvero di panno (purchè non siasi da molto tempo assuefatto senza nocumento) essendo connaturale della lana di attraere gli umori della testa; ed all'opposto le calzette di lana alle gambe a carne nuda attraggono gli umori alli piedi; li Berrettoni di pelle d'animali per la testa sono anche pregiudiziali; essendo della stessa natura della lana specialmente per chi non è assuefatto. Internamente poi usi robe calide, che abbiano dell'umido, e non siano calide e secche, come il pepe, garofoli, piretro, e simili, perché cagionerebbero adustione [sic] nel sangue; sicchè tenendo in bocca piccola porzione di detta radice dell'Angelica mentana, ovvero gengiovo [= zenzero] perfetto, impedisce li vapori umidi della testa, corrobora lo stomaco e tiene caldo il corpo. E li Viaggianti poveri potranno pestare insieme le noci coll'aglio, formare piccole pillole, e prenderne due, o tre per volta la mattina, essendo mirabili per scacciare il freddo, e l'umido; l'uso anche moderato dell'acquavite, ovvero rosolio, è ottimo, ma non bisogna eccedere. Nell'inverno niuno si lavi con acqua calda ovvero tiepida, perché aprendo i pori fa maggiormente intromettere il freddo, ma si lavi con acqua fredda, restringendo questa i pori, con far retrocedere il caldo dentro.

Per riparare il caldo dell'estate, e la sete

Siccome il freddo d'inverno nuoce a' Viaggiatori, se non si premuniscono con le precauzioni spiegate di sopra; così il caldo dell'estate oltre gl'incomodi, che apporta, cagiona altresì gran sete, che nasce dall'esuberanza del caldo, e mancanza dell'umido: onde per ben custodirsi procuri di viaggiare in ore men calde, ed essendo in comitiva d'altri, si astenga dal troppo parlare, perché cagiona sete, e ritenendo in bocca un pezzo di cristallo, ovvero argento fino, impedirà in gran parte la sete. Trovandosi assetato, beva a poco a poco, per umettare le glandule salivari, altrimenti bevendo frettolosamente non si leverà la sete, ancorchè bevesse più volte, e caricherebbe troppo lo stomaco. Alle volte la sete proviene non da calore, ma da viscosità di flemme [= catarro], e quanto più si beve acqua, tanto maggiormente si accresce la sete: in tal caso bisogna bere vino, ovvero in un bicchiere d'acqua frammischiare piccola porzione d'acquavite, e questa bevanda non solo toglie la sete, ma rinfresca per la ragione fisica, che vi è, e per l'esperienze fatte.

Perché il Sole non faccia danno dando sopra la testa nel far viaggio

Si porterà un ramoscello di puleggio [= mentha pulegium] per ciascun orecchio, ed il Sole non offenderà la testa.

Per togliere alla faccia il colore rosso arsiccio cagionato dal Sole nel viaggio.

Si prenda una chiara d'uovo fresco, ovvero due, e si dimeni con un pezzetto di allume di roca, finchè facciasi come unguento, e con questo s'ungerà la sera quando va a dormire; la mattina poi si stropicci con le mani, e quindi si lavi, e in due volte, che farà ciò, ritornerà il color del volto nel primo stato, e se si potesse aggiungere, e mescolare un poco di sugo di limoncello, sarebbe più efficace.

Per flusso di sangue dal naso

Occorre spesse volte al Viaggiatore d'esser soggetto a tale incomodo, perché il Sole assottigliando, ed attenuando il sangue de' Viandanti, lo fa scaturire quindi dal naso. Per rimediare, si prenda un lino, ed imbevuto nell'aceto, si circondi il collo, ed altro panno di lino così imbevuto si applichi alli testicoli; prendasi anche a guisa di tabacco la polvere del sangue di drago, che si vende da' speziali: è mirabile, che in difetto di detta polvere, opera lo stesso la polvere di ceci rossi, fatta dopo aver seccati sopra una tegola al fuoco, soffiandola dentro il naso.

Per flussioni, e dolori di denti, e gengive

Sono soggetti i Viaggiatori per l'umidità, ed altre intemperie di aere, a diverse flussioni, specialmente di denti, e di gengive. Per rimediare si proveda il Viaggiatore della radice di piretro, e nell'occorrenza la ponga in infusione in buona acquavite, ovvero vino gagliardo, e di tale infusione ne tenga in bocca due cucchiaj più, o meno, gargarizzi denti e gengive, perché gli monda, e gli fortifica, togliendo qualunque impurità, e dolore: se non fa la prima volta, si replichi altre volte. Ancora prendere fiori di pomi granati secchi cuocendoli con vino, ritenendo questo vino in bocca, restringe le gengive gonfie, ed assottiglia la loro carnosità efficacemente.

Per discacciare i cimici e le mosche

Spesse volte accade al Viaggiatore di pernottare in alcuni luoghi, dove li letti sono infettati da' cimici. Per rimediare si faccia portare dall'albergatore un vaso pieno d'acqua amara, quale ponerà sotto il letto, e li cimici non lo molesteranno. Così ancora per non esser molestato dalle mosche nel viaggio, si porti nelle mani uno, o due rami di sambuco, che all'odore le mosche non s'approssimeranno.

Per flusso di corpo

Accade molte volte a' Viaggiatori di esser angustiati da flusso di corpo eccedente (poiché ne' primi tre giorni sino al quarto non deve astringersi) onde per rimediare blandamente, e senza violenza, faccia un pezzo d'acciajo nuovo, e lo smorzi nell'acqua da bere, ripetendo ciò più volte; se non cessasse con questo rimedio, si bruci un pezzo di sughero, e se ne faccia polvere, e s'infonda in vino asciutto; dopo si coli, e si beva, che s'avrà l'intento. E qualora fosse il flusso col sangue, si fa polvere della radice della tormentilla (della quale ciascuno se ne potrà provvedere, e portarsela seco) e si prenda una dramma di detta polvere con acqua, dove sia stato smorzato l'acciajo infuocato, e sarà effetto mirabile.

Per stitichezza del corpo

Alle volte il Viaggiatore soffrirà anche incomodo di stitichezza: onde per rimediarvi tenga preparata: l'uva passa, che rende lubrico il corpo: quale si prepara così; si prende foglie di sena oncie sei, e si pongono in infusione in tre libbre di vino bianco per ore 24.;dopo si colerà il vino, nel quale si porrà di uva passa piccola due libbre, ed una di zucchero, si faccia bollire il vino con detta uva passa, ed un poco di anise, finchè si consuma il vino: quindi si conserverà l'uva passa in un vasetto vetriato, e nell'occorrenza avanti il cibo se ne prenderà un'oncia, o poco più di detta uva passa, ed avrà il suo beneficio, senza alcuna molestia; ed è cosa buonissima.

Per scottature di fuoco

Rimedierà subito, ed impedirà, che s'alzi la vessica, ungendo il luogo scottato con miele, che sia perfetto, e così impedirà la piaga: e non avendo in pronto il miele, bagni spesso il luogo scottato con inchiostro, ovvero con sugo di cipolla, e vedrà effetti mirabili.

Per chi si trova molto defatigato ne' piedi

Prenda acqua calda, dove siasi bollito il Rosmarino e buona porzione di sale, di modo che l'acqua sia salata, e con questa si faccia una buona lavata alli piedi, ed alle gambe, quando va a dormire, e si troverà la mattina così forte in gambe, come se non avesse mai viaggiato. Si asserisce ancora da taluni per cosa sperimentata, che portandosi nelle scarpe foglie di Frassino non fa straccare nel viaggio.

Per la Tosse

Trovandosi il Viaggiatoremolestato dalla tosse, faccia pestare due, o tre teste d'aglio, con songia [= sugna, grasso] di Porco, ovvero di Becco, finchè diventi unguento: col quale caldo ungerassi ben bene le piante de' piedi, quando si va a dormire, ponendovi sopra panni caldi, ed in due sere guarirà. Se poi la tosse fosse per cagione di riscaldazione, si prenda un piede di lattuga colla radice, si pulisca bene senza lavarlo, se ne faccia decotto con acqua, e così caldo si beva, quando si va a dormire, replicandolo più sere, e si vedrà un effetto notabile.

Per scorticature de' piedi, ovvero anguinaglie [inguine] per riscaldamento nel viaggiare

Non vi è più efficace, e pronto rimedio, che fa la unzione con sego ovvero grasso di Becco, aspergendovi sopra polvere di amido.

Per li Premiti

Soggiacciono sovente li Viaggiatori a tale incomodo onde potranno rimediare, facendo profumo nella parte dell'ano con foglie secche di Tasso barbasso, replicando ciò più volte, ed usando cibi restringenti.

Per non ubbriacarsi

Essendo necessitati i Viaggiatori di bere bene spesso vini misturati, ed imperfetti nell'Osterie, e soggiacere all'ubbriachezza, benchè bevessero parcamente, attesa la prava qualità del vino; potranno scansare questo difetto, mangiando prima di pranzare, ovvero cenare, tre, ovvero più mandorle amare, ovvero mandorle di osso di persico [nócciolo di pesca]; lo stesso fa la polvere della radice del Cavolo bruciato al succo, al peso di una dramma posta nella minestra.

Per chi avesse qualche lividura, o ammaccatura per percossa con legno, ovvero pietra

Si unga il membro percosso con miele crudo freddo, legandovi sopra una pezza di lino, e così lasciandolo guarisce senza applicarvi altro, e non avendo miele, si prende la radice di rafano, si pela, si fa fuoco, e si applica sopra.

Per caduta da Cavallo, ovvero dal Calesse

Beva subito dell'acqua fresca, ed in appresso dentro un Uovo da sorbire si mescoli una dramma di Bettonica, e s'inghiottisca, che preserverà le parti interne da qualunque pregiudizio, purchè non vi sia rottura fatta; ne qual caso il decotto coll'erba denominata mille foglie, ovvero colli fiori d'Ipericon [= erba di San Giovanni], preso la mattina e la sera, farà effetti notabili.

Per debolezza, e dolore di Stomaco

Colla polvere della radice della genziana, o di menta, si forma col miele una mistura come conserva, della quale se ne prenda a digiuno quanto una nocciola, e lo guarirà senza dubbio.

Per li Calli de' piedi

Si prenda il succo di cipolla, sale, e grasso di Becco, e si comporrà unguento al fuoco, quale applicato sopra li calli, gli leva via.

Per ferite, e tagli

Si proveda il Viaggiatore della radice della centaurea maggiore, quale polverizzata nelle occorrenze, e posta sopra il taglio, ovvero ferita, immediatamente la salda senz'altra operazione, ed impedisce il concorso degli umori; prima però di porvi detta polvere, deve ben lavarsi la ferita, o il taglio con vino, ed in difetto, colla propria urina, e posta la polvere sopra fasciarla. Per non esser prolisso in tutte le indisposizioni, che potrebbero occorrere al Viaggiatore, per le quali vi vorrebbe un grosso volume a descrivere esattamente li suoi rimedj, mi restringerò ad insegnare una singolare, ed arcana composizione, che servirà non solo a mantenersi sano, ma anche a soccorrere diversi mali di stomaco, di testa, dolori di corpo, altre indisposizioni, e la composizione, che fin'ora è tenuta segreta è la seguente. Si prenda del buon spirito di vino, nel quale si pongano in infusione le seguenti robe; per ogni libbra e mezza di detto spirito, si prenda radice di Carlina, e di Angelica perfetta, oncia una per sorte, fiori di salvia secchi, e di centaurea minore parimenti secchi mezz'oncia per sorta; radice di genziana polverizzata un'oncia, fiori di Camomilla, e d'Iperico [= erba di San Giovanni] parimente polverizzati oncia una per sorte, rasura di legno di Rosmarino mezz'oncia, ed oncie due di polvere di Pimpinella ortense con tutte le radici: fatto ciò si tenga in luogo caldo, e si agiti cinque, e più volte il giorno per lo spazio di dieci, e più giorni; dopo si coli per inclinazione detto spirito lasciando le feccie, e si conservi in altra caraffa ben turata, perché non svanisca, ed è come un tesoro. Se ne prendono da cinque goccie fino a dieci in vino, brodo, thè, o altra bevanda la mattina a digiuno, ovvero la sera tre ore avanti cena, e vale ad impedire principalmente qualunque corruzione nel corpo, non fa generare vermini, anzi se gli trova, gli uccide; corrobora lo stomaco, ajuta la digestione, corrobora la testa, reprime quegli umori, dalli quali è originata la febbre; discaccia l'impurità dal cuore, è contro l'aere infetto, preserva dalla podagra [= gotta], e da altri dolori di giunture, e rende l'Uomo sano, prendendola due, o tre volte la settimana, ed esternamente giova ungendo le narici per togliere qualunque flussione di capo, risolvere umore congelati, ed altri dolori; per gli tagli, convulsioni, ed ammaccature; è mirabile ungersi sopra, e guarisce altresì con unzione la sciatica, ed altri dolori de' nervi, specialmente cagionati da umidità; avendo altre virtù in altre cose, dove comodamente si può applicare.