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Come si viaggiava in Toscana ai tempi del Grand Tour... e prima

Psicologia del viaggio: I LUOGHI DELL' "INCONTRO" E DELLA "RIVELAZIONE"


TAV. XXII: M. A. Hayes Pronti per la partenza, 1856.
Tratto da: Il Postiglione nella storia e nell'arte. COLL: 1.A.42

Vicende psicodinamiche del viaggio d'arte

Graziella Magherini

Vivere in tempi di turismo e di cultura di massa viene da molti considerato quasi un’insidia per tutto ciò che di più autentico possono riservare l’esperienza del bello e il tuffo nelle radici della storia. Ma con sempre maggiore frequenza ci chiediamo se veramente l’ambiente esterno, certe forme del costume, possono annullare l’”istinto” di sperimentare la bellezza, l’avventura, il nuovo.
Oggi possediamo strumenti  sempre più affinati per comprendere dimensioni profonde, motivazioni, bisogni, spinte innate e comuni a tutta l’umanità, in tutti i tempi. Attraverso questi strumenti possono essere illuminati comportamenti e realtà, altrimenti opacizzati dalle appariscenti manifestazioni di una fruizione massificata.

Da tempo si è aperto nell’avventura del viaggio e nella fruizione dell’arte il versante dell’interiorità e dello psicologico. Interiorità e psicologico di cui si possono rintracciare importanti testimonianze nella letteratura occidentale degli ultimi secoli.  Si pensi a Laurence Sterne e al suo breve capolavoro del 1768  Un viaggio sentimentale attraverso Francia e Italia , si pensi a Stendhal il grande scrittore francese che un secolo dopo descrive nei suoi diari di viaggio (Rome, Naples et Florence en 1817) le emozioni, le sensazioni, i moti del cuore, accanto alle descrizioni dei luoghi visitati. Egli sperimenta forme inedite di esperienza estetica che lo porteranno a vivere turbamenti così intensi da rasentare veri disturbi psichici: è la sindrome di Stendhal da alcuni di noi osservata nei viaggiatori contemporanei, e successivamente descritta e pubblicata .

Sterne, Stendhal, altri scrittori del romanticismo mettono sotto la lente dello sguardo interiore la complessa e nuova psicologia del viaggiatore. Ma è con Freud che abbiamo potuto approfondire il forte potere che il viaggio e, in particolare, la visita in luoghi d'arte, ha di mobilitare vicende emozionali consce, ma soprattutto inconsce. In pochi altri autori della cultura europea degli ultimi secoli l'esperienza del viaggio e, all'interno di questa, del viaggio in Italia ha giocato un ruolo così importante, tanto che il viaggio rappresenta di fatto la migliore metafora della stessa ricerca freudiana ai limiti del mondo conosciuto. Freud, viaggiatore di eccezionale tempra e curiosità, è il traguardo di un percorso storico dal viaggio del pellegrino a quello del laico umanista, dell'aristocratico, del facoltoso borghese, al viaggio sentimentale, al viaggio freudiano appunto; egli, sulle rotte di Venezia, Toscana, Umbria (fine '800, primo '900) andava risvegliando in se stesso l'emozione estetica senza la quale alcune delle leggi psicologiche scoperte dalla psicoanalisi probabilmente non avrebbero visto il giorno.  

Per quanto riguarda il viaggio, la psicoanalisi oggi ci dice che il viaggio comporta una condizione psicologica complessa, che la tendenza a viaggiare, sempre esistita nell’uomo , è la ri-edizione del primitivo bisogno del bambino di esplorare il mondo, di afferrarlo, di conoscerlo; ma il viaggio si accompagna ad un senso di incertezza e di allarme e questo ha a che fare con il bisogno del bambino di tornare su i suoi passi, alle basi sicure del conosciuto, del familiare, in ultima analisi alla madre. Per questo il viaggio può essere omologato al processo di crescita. Il viaggio produce dei cambiamenti che mettono alla prova il senso della propria identità: nel viaggio l’identità viene sempre un po’ perduta e ricreata.

Le due attività sono fra esse connesse, tanto maggiore è la fiducia nella disponibilità di una base sicura, diciamo di una madre disponibile ad accogliere o di una persona che si prende cura, tanto maggiore sarà la possibilità di una esplorazione tranquilla. Nell’adulto questo diventa una rappresentazione interna, una sicurezza interiore di poter in fondo avere un luogo di accoglimento. E’ messa in azione quella che noi psicoanalisti  chiamiamo il processo della identità e del cambiamento. Sentirsi se stessi attraverso però i cambiamenti di tempo, di luogo, di relazioni sociali. L’identità viene messa alla prova dai cambiamenti i ma viene nello stesso tempo ricreata, perché è questo senso di continuità dell’esperienza che dà il sentimento di essere se stessi. I viaggi sono delle condizioni che mettono alla prova tutto ciò, ci sono dei cambiamenti che si cimentano col nostro senso di identità: cambiamenti affrontabili confermano il nostro senso di identità, cambiamenti troppo forti rischiano di frammentarci. 

Una seconda essenziale conoscenza psicoanalitica riguarda i movimenti  profondi che accadono nella mente del viaggiatore nel suo incontro con i luoghi, in particolare con i luoghi carichi di arte e di storia. Il richiamo dell'arte diviene un potente evocatore di costellazioni inconsce; il confronto con le opere sono veicoli privilegiati per questa fecondazione dello spazio dello da parte dell'Inconscio. Lo scenario d'arte costituisce una cornice ottimale delle proiezioni di vicende interne personali che si risvegliano e tornano alla luce e trovano un contenitore nelle cose viste, attraverso un meccanismo di identificazione proiettiva, secondo la terminologia psicoanalitica più recente. Sono esperienze riferibili al rimosso freudiano. La storia e le sue testimonianze, le tracce lasciate dall'uomo nei secoli sono straniere e domestiche, evocano all'unisono presente e passato. Il passato, entrando nel presente produce e mescola fra loro attrazione e inquietudine, una nostalgia come dolore del ritorno: il ritorno del rimosso, della propria storia.

Viene abbattuta la barriera del tempo e siamo proiettati  nel mondo che fu dell’artista, del suo sentire quotidiano. “Il contatto è diretto vivo pulsante… E’ il viaggio nel tempo, oltre l’estetica, oltre il colore, dentro il gesto, davanti al particolare prima invisibile e ora chiarissimo, il simbolo emerge e diventa concetto, storia, fattore fondante di cultura” (Marco A. Innocenti 2010).

L'impatto con i luoghi e gli oggetti d'arte può essere particolarmente intenso e talvolta avere le caratteristiche di un senso di  estraniazione,  che può essere collocato nell'area del “perturbante” freudiano. Freud sperimentò personalmente questo turbamento nel suo viaggio ad Atene e nella visita all'Acropoli, e ha descritto con grande perizia il termine e l'area concettuale che ad esso pertiene.

Infine l’esperienza estetica quando ci è dato fruirne, dà libertà e facoltà alle parti del sé di giocare mettendo da parte la maschera dignitosa delle regole e delle norme dei codici quotidiani.

Nell'individuo che viaggia e che nel suo incontro con la città d'arte ha l'occasione di disincagliare il vissuto del proprio sé dagli argini impostigli dai 'suoi ruoli abituali e quotidiani, questa esperienza offre modalità nuove di porsi di fronte alle cose, diventa un vero e proprio momento creativo.

A questo punto sorge la domanda: come collocare queste conoscenze che hanno a che fare con la ricettività, la disponibilità emotiva, la partecipazione, nella situazione attuale? Chi sono le persone dentro la veste del turista di oggi, nell'epoca del turismo di massa e del turista massificato?

Già alla fine degli anni '90 usciva uno studio per conto dell'amministrazione provinciale di Firenze  su di un campione di turisti in visita nella città di Firenze elaborato in funzione delle presenze turistiche nell'arco di un anno. Era uno studio interdisciplinare eseguito al fine di ottenere, tra le altre cose, un profilo del turista nella città d'arte. I dati risultarono di grande interesse: prevalenza di un turismo individuale (82,4%) su quello di gruppo, del viaggio non organizzato (79%) rispetto a quello organizzato; viaggiatori indipendenti che affrontano il viaggio in un modo libero e scelgono anche un itinerario libero (91,4%).

  Ne emerge l'immagine del visitatore solitario o al massimo in compagnia di un amico-a che sceglie il confronto con il luogo in un rapporto singolo, non mediato, con un tipo di scelta che si pone nella sfera intima delle relazioni. Questa immagine presenta nella sua composizione anche un altro fattore, l'elemento di distacco dalla propria realtà abituale, la ricerca di un qualcosa di nuovo e di diverso, forse la ricerca di una identità nelle radici della storia.

In una seconda ricerca personale con osservazioni e interviste effettuate in turisti che viaggiavano in gruppo , ho potuto cogliere momenti privati che si affacciano dentro le attrattive ufficiali dei viaggi, le visite guidate ai luoghi famosi, le escursioni nei luoghi elencati negli opuscoli dei viaggi, momenti privati e ricerca di solitudine.

Non solo, ma è in forte crescita la letteratura di viaggio e sul viaggio. Numerosissimi testi hanno visto la luce in questi ultimi anni, tali da costruire un percorso di storia dal viaggio moderno al viaggio contemporaneo. La letteratura contemporanea del viaggio fornisce modelli di viaggi autenticati da esperienze profonde. La figura del viaggiatore contemporaneo è una figura in parte nuova, con inquietudini e passioni,con un movimento e una dialettica fra radici e strappi, capace di tornare sui suoi passi per rileggere pagine note, in una solitudine aperta alle divagazioni e all'ascolto.

È dunque all'evidenza che nella nostra epoca esistono realtà diverse. Esiste ancora, nell'età del turismo, il viaggiatore curioso e attento, facilitato dal miglioramento dei mezzi di comunicazione, che viaggia al di fuori dell'organizzazione turistica, alla ricerca di itinerari personalizzati; esiste il turista massificato che ha l'opportunità di fare un viaggio così come di fruire degli elettrodomestici o della televisione; esiste infine l'anima del viaggiatore all'interno dei gruppi inseriti in una organizzazione turistica, il turista impegnato che potremmo chiamare il viaggiatore-turista. È possibile che questo ultimo aspetto non abbia molta visibilità perché opacizzato da fenomeni psicologici inerenti alle dinamiche del gruppo organizzato.

 Mi riferisco alle dinamiche che ineriscono all'esistenza del gruppo in quanto gruppo. Le persone quando si mettono insieme con uno scopo preciso (in questo caso lo scopo è la visita nei luoghi prefissati), vivono su due livelli, uno è il livello per il quale le persone si sono messe insieme, l'altro è un livello molto più regressivo ove sono messe in atto relazioni arcaiche. Si sviluppa così un clima emotivo e comportamenti particolari. Emergono emozioni intense e primitive, impulsi caratterizzati dall'irrazionalità. Ad esempio il gruppo può finire di dipendere in modo assoluto dall'accompagnatore che deve provvedere a soddisfare tutte le sue necessità e desideri, l'accompagnatore ha la funzione di procurare sicurezza al gruppo, tutto il lavoro è delegato a lui e si perde il giudizio critico, si diventa passivi, si perde quasi lo scopo per cui siamo insieme. La guida diventa allora un dio, ma  all'opposto può essere molto criticata perché non fa abbastanza per il gruppo.

Le osservazioni sulla psicologia del viaggiatore-turista, l'attenzione prestata ai moventi della sua esperienza di viaggio, alle sue difficoltà, l'analisi del rapporto con luoghi dove si siano sedimentate nel corso del tempo significazioni particolari, possono inaugurare la nascita di un modo più articolato di guardare al turismo non come ad una semplice industria estrattiva di denaro ma come un luogo dove si rivelino forme inedite di umanità, di memoria anche nel presente assillato e qualche volta confuso del turismo contemporaneo. Come organizzare un viaggio di gruppo senza dimenticare l'uomo. La grande sfida consiste nel cercare di conservare un nucleo di qualità emozionale estetica e gnoseologica nella dimensione globale degli itinerari di viaggio.