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Come si viaggiava in Toscana ai tempi del Grand Tour... e prima
Consigli di viaggio storici: regole generali per chi viaggia


TAV. XIII F. Fort, La Diligenza, 1863.
Tratto da: Il Postiglione nella storia e nell'arte. COLL: 1.A.42

Da: Il viaggiatore moderno ossia la vera guida per chi viaggia. Bassano, 1801

Non si è fatta distinzione fra accento acuto ed accento grave ma si è riproposto esattamente il testo nella sua grafia. Dove si è ritenuto di non chiaro significato la parola usata, si è posto fra parentesi quadra il suo significato moderno o precisazioni che ci sono apparse esplicative; lo stesso si è fatto per lettere tralasciate nel testo originale, forse per errore compositivo.

Regole Generali per chi viaggia

Chi brama d'intraprendere viaggi, prima d'ogni altro implori il divino ajuto, senza di cui assistenza, qualunque opera, ed intrapresa riesce vana: ed a questo effetto si premunisca con quei rimedi spirituali, che insegna la S. Madre Chiesa Cattolica, confessandosi, e comunicandosi divotamente, e facendo celebrare anche qualche Messa pro itinerantibus, che si trova nel Messale Romano, e recitando orazioni, e preci per raccomandarsi fervidamente a Dio, alla sua Santissima gloriosa Madre, e Santi Protettori, e specialmente con la seguente Antifona, ed orazione, che dirà ogni mattina, prima di esporsi al viaggio. In viam pacis, et prosperitatis nos omnipotens et misericors Domimnus, et Angelus Raphael comitetur nos in via, ut cum pace, et salute, et gaudio revertamur ad patriam. Prosperum iter faciat nobis Deus salutarium nostrorum, et vias tuas Domine demonstra nobis. Angelis suis Deus mandavit de te, ut custodiant te in omnibus viis tuis. Oremus. [pag. 3]. In quanto al regolamento corporale prima d'ogni altro procuri di provedersi di denaro sufficiente per poter effettuare il premeditato viaggio: e chi sarà scarso di peculio ponga in esecuzione l'avvertimento di un Viaggiatore del nostro Secolo, di non esporsi a disagi, soliti cagionarsi, dalla mendicità, purché non sia egli Professore di qualche scienza, e capace fosse di diversi impieghi. ... Chi non avesse denaro da viaggiare, egli deve apprendere un poco di Chirurgia, ed a saper salassare, con qualche contezza mezzana più in pratica, che in teorica di alcuni morbi: ed oltre a saper comporre qualche medicamento con semplici facili a trovarsi, e che giovino, almeno palliatamente alle cure, cioè che non danneggino in caso, che non rechino utilità: ed andando provveduto di tali medicamenti sarà stimato, ed accarezzato per tutti li paesi soggetti al gran Signore al Re di Persia, e nelle Indie Orientali. Né basta solamente d'aver danajo, ma il punto sta nel trovare il modo di portarlo, essendo il contante d'impaccio, e pericolo: e le lettere di cambio in alcuni Dominj, e Regni non giovano: onde in tal caso, il meno pericoloso è di ridurlo in mercanzie solite spacciarsi in quei luoghi, e comode da portarsi, ritraendosi da ciò anche qualche guadagno. Ma bisogna informarsi preventivamente da un luogo all'altro, qual genere di mercanzia sia più spacciabile in quella tale città, per dove si viaggia. Se il Viaggiatore non sarà nobile, o facoltoso, procuri lettere commendatizie per quei luoghi, dirette a Persone di stima, per ritrovare qualche sollievo in quelle città dove non è conosciuto: non porti seco Cane, perché gli sarebbe d'imbarazzo, più tosto, e pericolo, che difesa. Deve il Viaggiatore aver qualche notizia delli Viaggi, che sono pericolosi, e difficili, come passare l'Alpi degli Svizzeri per li gran ghiacci, nevi, freddi eccessivi, venti tempestosi, ed altri incomodi. Si asserisce ancora esser pericoloso alla salute il viaggiare da Napoli per Roma dal mese di Luglio fino alla metà dell'Autunno, non però così se il viaggio s'intraprende da Roma a Napoli, non essendovi questo pericolo, come anche se si volesse viaggiare da Napoli verso la Sicilia, per la ragione d'esser l'aere Napolitano sottile, ed il Romano grosso; onde da sottile passando al grosso, facilmente il corpo umano potrà esser leso; non così, se dall'aere grosso si va al sottile. Si ponga in viaggio la mattina allo spuntar del Sole, e la sera di buon'ora procuri ricetto, per non esporsi all'inclemenza della notte, ed a quei pericoli, che si possono probabilmente incontrare in tempo notturno, specialmente nelle campagne e strade non frequentate: ne' quali luoghi giammai si esponga solo, ma in compagnia di persona, di cui non possa dubitare. Qualor fosse necessitato di dormire in campagna per mancanza di vicini villaggi, ed osterie, stia cauto a non porsi mai a dormire sotto alberi di noce, di tasso, ed altri ombrosi; perché sarebbe di pregiudizio alla salute, e molto meno dovrà esporsi alli raggi della Luna. Incontrandosi, conforme sovente succede, nelle campagne, in Lupi, ed Orsi, e non avendo arme da difendersi, potrà evitare qualunque pericolo, se avendo seco qualche acciarino colla pietra focaja, batterà ambedue, e farà fuoco, essendo i Lupi specialmente assai timorosi del fuoco, e del ghiaccio, onde fuggiranno. Non si carichi troppo di minuta moneta; ma nei confini di ciascuna Città si provveda soltanto di quel danaro che sarà necessario: nè ciò faccia alla presenza d'altri, purchè non siano fedeli da non poter dubitarne: e pertanto danajo in oro, procuri tenerlo occulto in qualche globo di cera, in qualche pezzo di pane, in qualche bastone concavo, dentro le sole delle scarpe, ovvero coperto in forma di bottoni nella camisciola, né faccia ciò sapere ad alcuno, se non a quelli, di cui può fidarsi. Se mai in tempo d'inverno si raffreddassero di molto le membra nel viaggio, procuri di non esporsi subito in un posto caldo, ovvero al fuoco, ma più tosto stia in un luogo temperato, perché la natura non soffre repentine mutazioni. Prescelga in viaggiare Vetturini, ed altri Vettorali, che siano cogniti, e di provata condotta: né si esponga ad ignoti, e quelli tratti nel viaggio benignamente, e con affabilità, perché costoro come cani famelici si lasciano attirare da qualunque minimo guadagno. Nello smontare nell'Osteria accuratamente consegni all'Oste quelle robe, che deve custodire attentamente: non faccia spese superflue, ma sufficienti: non affetti grandezze, ma mendicità, e volendo alloggiare in case di qualche amico, o conoscente, ovvero congiunto, procuri di non caricarlo di spese del pranzo, e della cena, particolarmente se vorrà soggiornarvi più giorni, ma gli basti, che sia dato luogo da pernottare, e da riposare, essendo vero, che Post tres sape dies vilescit Piscis, et Hospes. Nelle Osterie mai si esponga a giuocare con altri specialmente a carte: sia circospetto, e modesto nell'ospizio: non comandi con impero: beva sobriamente il vino, e sopra tutto stia attento al letto, dove deve dormire, poiché vale più un buon letto che il mangiare, e ponga le robe sue più care di sotto ove dorme. Non si accompagni facilmente con tutti, ma con gente sperimentata, ed onesta: sia parco nel parlare con li compagni: non palesi la sua intenzione, ma discorra più tosto di cose indifferenti, e qualora per strada gli si accoppiassero persone di costumi depravati, per non continuare con essi il viaggio, potrà figurare qualche impedimento, che l'obblighi a fermarsi nell'alloggio, dove si trova, affinchè quelli si disuniscano, e possa egli senza la loro compagnia proseguire il viaggio. Arrivando il Viaggiatore in qualche luogo, ovvero Città, ed ivi conoscendo qualche depravato costume, s'attenga di parlarne contro, ma lo dissimuli con moderazione, per non incontrare ivi odio, o sottoporsi a qualche pericolo: non s'ingerisca con donne sospette, e di depravati costumi, perché potrebbe incontrare degli eventi pregiudiziali: non faccia il censore ovvero irrisore de' fatti altrui, benchè meritino redarguzione, per non incorrere nell'indignazione di costoro. Arrivando a qualche Città, Metropoli di dominio diverso, procuri accuratamente informarsi delle leggi della medesima, perché talvolta succede d'esser in un dominio vietato quello, che in altro liberamente si permette, e così per ignoranza potrebbe incontrare il Viaggiatore qualche amarezza, per non averne indagate le leggi quando arriva. Succede talvolta a' Viaggiatori di vedere in tempo di notte il fuoco fatuo, solito nascere da esalazioni fumose, e pingui ne' luoghi paludosi ed oliaginosi, nelle caverne della terra, ne' Cimiterj, e ne' luoghi, ove si macellano bestie. Questo fuoco è simile ad una candela, e si vede anche lontano due miglia, ora ascende, ora discende, è incostante, ed erratico, talmentechè essendo trasportato secondo il moto dell'aere bene spesso spaventa il Viaggiatore, credendolo esser qualche spettro, o fantasma, tanto più, che ritornando il Viaggiatore indietro inseguisce, proseguendo il cammino, va avanti; avvertasi perciò di mai regolare il viaggio secondo il di lui corso, essendo solito d'andar fuori di strada, onde potrebbe precipitare il Viaggiatore in fossi, paludi, valli, fiumi, ed altri luoghi pericolosi.

Regole necessarie per chi deve correr la Posta a Cavallo per Guida di personaggi, che non hanno mai esercitato tale impiego

In primo luogo il novello Corriere deve provedersi d'una perfetta, e comoda sella, acciò nel viaggio non resti danneggiato, come spesso suole accadere: e se dovesse prenderla nuova, non manchi di cavalcare sopra la medesima più volte in persona propria, ma non di altri, e vedrà che sempre anderà abbassando ficchè sarà necessario farla riempire, e correggere dal medesimo Artefice, se vi fosse qualche difetto; di poi deve ricavalcarla altre tre volte, acciò formi il giusto suo letto. Sia ancora avvertito, che vi sia la dovuta borsa avanti il pomo, nella quale borsa deve porre le cartucce della moneta, che deve pagare alle Poste, ove cambia, e che sia corrente nelli Stati, che varierà: e senza questa diligenza si troverebbe in gran confusione. Se il Corriero sarà incaricato di provedere, ed assistere alla salute del suo Padrone, deve fare compita provisione di corda, cordino, chiodi, tanaglia, martello, accetta, ed altri ferramenti necessarj in caso di qualsivoglia rottura, che potesse seguire: farà una diligente, ed esatta visita al Calesse, ovvero Carrozzino da Viaggio, acciò non vi sia il minimo difetto, osservi bene, che non sia di stretta carreggiata, che potrebbe con facilità ribaltare, particolarmente se il carico di dietro fosse grave, come appunto seguì nel mese di Luglio dell'anno 1763, in persona del Sig. Barone N. N. con suo Cameriere; quali essendosi partiti da Napoli alla volta di Roma con Calesse di stretta carreggiata, e ribaltandosi due volte in detto viaggio, ebbero la sorte di salvarsi per essere saltati a tempo fuori del medesimo. Gjunti, che furono in Roma, il Maestro di questa Posta Pontificia non mancò, di stimolare il suddetto Cavaliere a prender gli opportuni rimedj; ma fatto il sordo a questo importante consiglio, o per risparmiare la spesa, o per altro suo fine, volle proseguire il viaggio alla volta di Bologna, e quando furono verso Castel nuovo tracollò al solito il detto Calesse, e credendo ambedue di salvarsi come nel viaggio di Napoli, nel saltare, che fecero, li venne mancato il tempo, e rimasero miseramente morti ed acciaccati sul fatto. Perciò si avverte ognuno in tali casi ad attenersi forte a' ferri del mantice, e mai muoversi, che in questa guisa non può seguirne danno rilevante. Si avverte ognuno a non viaggiare di notte senza i Lampioni al mantice del Calesse, essendo molto necessario il lume in caso di rotture, e particolarmente per difendersi da' malfattori. A tal'effetto devesi frequentemente osservare dal finestrello del Calesse, acciò non toglino le legature de' Bauli, Valigie, e simili, come spesso accadde; e particolarmente nel mese di Settembre dell'anno 1765, al solito Corriere Pontificio con il carico delle Lettere, ed altro per lo Stato, vicino la Posta del Borghettaccio, gli fu tagliata la Valigia della Marca colla speranza di poter rubare la Cassetta delle consegne de' denari per quella Provincia: ma il colpo andò a vuoto, poiché la medesima era assicurata con catene, e solo caddero varie Lettere ivi esistenti, le quali raccolte per gran tratto di strada, furono mandate al suo destino. Giunto, che sarà il tempo della partenza, si deve presentare al Signor Generale delle Poste per ottenere il Biglietto colla licenza della Cambiatura, da consegnare al Maestro di Posta nell'atto di ordinare il servizio; altrimenti non potrebbe ottenerlo senza la suddetta Licenza. Prima di montare a cavallo deve bene stringersi la pancia con una fascia, acciocchè il lungo viaggio non possa recare incomodo, e dolore alla milza; porterà camicie corte, che appena entrino nella cintura del calzone di pelle di Dante [= Dall'arabo Lamt animale affricano del genere delle antilopi, della cui pelle si facevano eccellenti scudi (Dozy), ond'anche lo spagnuolo Ante, caduta la L, perché scambiata per l'articolo. È poi verosimile che il D nella forma italiana sorgesse dalla fusione (avvenuta in bocca del popolo per influsso di altra voce) col segnacaso del genitivo, solito a premettersi per dire pelle D'Ante. Oggi dicesi «Pelle di dante» alla Pelle di montone o d'altro animale scamosciata e conciata in modo particolare, la quale viene usata a cagione della grande morbidezza per pulire oggetti delicati, per farne guanti, calzoni da cavallerizzi e ad altri usi. O. Pianigiani, Vocabolario etimologico della lingua italiana. Prima ed. 1907, due volumi per i tipi di Albrighi & Segati, ma anastatica Polaris, 1991.] o sia Cerviotto: e se la camicia fosse lunga, procuri di alzarla in pieghe, acciò resti sotto la suddetta cintura. Non bastando questa diligenza se incorresse a lungo viaggio in qualche rottura, non manchi alla prima posata di prender sevo [= sego], e squagliarlo con acquavite, formandone un unguento, quale potrà applicare alla parte in tempo però di riposo, e non altrimenti. Montato, che sarà a cavallo, e intrapreso il viaggio, avverta di non affaticar troppo il braccio per pompa, e vanagloria con far gran botti di frusta, ma moderatamente; altrimenti si troverebbe in breve molto indebolito il braccio con sommo suo pregiudizio. Procuri ancora di non si piantare a cavallo coll'idea di far la bella vita, bensì colle spalle curve, acciocchè il petto meno fatichi. Avverta che gli stivali siano gravi, e vadano comodi alla gamba, e al piede, gli staffili siano forti e ben fermati alla sella, come ancora la testiera, acciò nel mutare il cavallo l'imboccatura del morso sia giusta, e non più alta, né più bassa; le staffe devono essere forti, e larghe acciocchè in caso di caduta del cavallo, possano con facilità districarsi i piedi; la groppiera sia ben fidata acciò nelle scese non si tronchi. Stia ancora bene avvertito, dopo la corsa di due miglia, per sicurezza che la cigna non sia allentata, e in tal caso è necessario ristringerla per scansare qualche caduta al suddetto cavallo. Avverta bene di non allontanarsi troppo dalla Sedia del suo Padrone, per non perderla d'occhio, acciò succedendo disgrazie possa provedere i rimedj necessarj: bensì approssimandosi alla Posta, ove deve cambiare, anticiperà il suo corso a proporzione, per far prontamente metter in ordine il Servizio, acciò non soffra noja, ed inquietudine il di lui Padrone; nell'istesso tempo farà un'esatta visita al Legno, se vi trovasse alcun difetto, e farà adacquare le ruote, e untar la sala [= la parte del carro su cui poggia tutto il carico e serve di asse alle ruote. Sta per assale. O. Pianigiani, cit.] della Sedia Posta per Posta facendo il bisogno, che vi sarà; di poi s'informerà dallo Stalliere de' vizj, che potesse avere il cavallo, che deve cavalcare, se vuole, o non vuole lo sprone ec. il tutto per sua regola, e sicurezza. Sia vigilante in osservare che i Postiglioni guidino la Sedia sul terreno, ove si ritrova, perché i maliziosi per i loro fini indiretti tralasciano la strada buona, e comoda, e si servono della selciata, o diruta; in tal caso a lungo viaggio si troverebbe il Padrone molto indebolito e maltrattato. Procurerà per quanto può non altercar mai co' suddetti Postiglioni, e rifletta, che hanno in mano la vita del suo Padrone, potendo a bella posta ribaltarlo con finta disgrazia; come ancora non si mostri avaro colle ben'andate, perché nel cambiare si passa la parola, e secondo l'informazione del suo antecessore si regolano col servir bene, o male. Se il Padrone volesse pernottare in qualche Posta, deve prima riflettere se unito alla Sedia vi sia altro di servizio, che cavalchi per assistere in ogni occorrenza, che potesse accadere. In tal caso deve partire due Poste prima, e all'arrivo che farà, ove deve pernottare, visiti tutte le camere, e faccia scelta della più pulita, e propria, che vi troverà. Se non portassero letto da viaggio, visiti attentamente la qualità, e pulitezza di quello che trova nella detta camera e pensi quel che si richiede in simil caso. Darà poi gli ordini opportuni per la tavola, e procurerà di far preparare cose che più aggradiscono al suddetto suo Padrone. Se poi dovesse alloggiare in casa particolare, e che il Padrone non avesse mandata Lettera di avviso, deve partire più anticipatamente nella forma accennata di sopra; darà avviso a chi deve del prossimo arrivo, che farà il suo Padrone, acciò possano prepararli per il ricevimento dell'Ospite, e prontamente retrocederà a notificargli, che ha eseguito i suoi ordini ec. Se dopo pernottato si dovesse proseguire subito il viaggio avanti che il suo padrone vada a riposo, non manchi di sentire l'ora appuntata della partenza, per la quale dovrà alzarsi almeno un'ora anticipata, acciò possa aver tempo di allestire con tutta la maggiore puntualità il servizio ec. Se nel viaggio per disgrazia si venisse a rompere la sala, o altro ec. deve prontamente far mettere la mezza sala: e se a caso venisse a fare il simile ancor questa, non manchi di spirito, ma in pronto con accetta alla mano ricorra ad un albero, e tagli quel tanto che sarà necessario per l'importante suo bisogno, fin tanto che arrivano alla prima Città, Terra, o Castello per poter far risarcir tutto quello, che sarà necessario. Se fosse spedito con qualche Piego premuroso, e che per qualche disgrazia non potesse proseguire il viaggio, AVVERTA BENE NON CONSEGNARE A VERUNO il Piego: bensì spedisca subito alla prima Posta, e faccia venire a se il proprio Principale, e alla presenza di due testimonj gli consegni il detto Piego, acciò lo porti al suo destino, dal quale se ne farà fare la ricevuta in scritto per sua giustificazione; in altro caso potrebbe incorrere in gravissimi pregiudizj, particolarmente in spedizioni di gabinetto, essendovi l'esempio di un Corriere, che pagò il suo errore con l'ultimo supplizio.

Delle regole speciali per ciascun Viaggiatore, e particolarmente per chi viaggia a piedi

Siccome di quattro maniere s'intraprendono li viaggi, a piedi, a cavallo, in calesse, e per mare, così è necessario che ciascuno abbia le sue speciali regole, oltre le generali premesse di sopra. Chi dunque brama di viaggiare a piedi, procuri ne' primi giorni di non affrettar troppo il cammino, ma avvezzare il corpo a poco a poco, crescendo sempre di giorno in giorno il moto, altrimenti non essendo la natura assuefatta, e forzandola ne' primi giorni potrebbe incontrare più tosto pregiudizio, che utile alla salute. Se per cagione del viaggiare si troverà assetato di molto procuri riposare, e quindi bere a poco a poco, non ingojare il bere in un subito, sì perché il bere così frettolosamente aggrava lo stomaco, e non smorza la sete, che per lo più risiede nelle glandule jugulari della gola, e che devono umettarsi a poco a poco. Dove si fermerà per riposare, se si troverà molto sudato, sarebbe ottimo, ancorchè non assuefatto, di togliersi la camicia imbevuta di sudore, riposarsi, e mutarsi con altra; e non avendo questo comodo stia in luogo coperto, e non si esponga all'aere scoverto, particolarmente se soffierà vento, ovvero l'aere fosse frigido, ed umido. Non si carichi di panni gravi, ma frugali e leggieri, per non essergli di peso nel viaggiare; abbia buone scarpe, e calzette, per non aver ad inciampare in qualche sterpo, ovvero altro incontro da patire qualche lesione ne' piedi: porti sempre seco qualche cosa da mangiare, ed anche per bere, affinchè incontrandosi in luoghi deserti, ed inabitati, lontani dalle Terre e Città, non abbia a patir fame, ed in tale conformità rendersi inabile a proseguire avanti. Non si carichi troppo di cose inutili, e superflue, ma delle necessarie per non aggravarsi di peso: trovando per strada gente ignota non si unisca con essi; non calzi scarpe nuove nell'atto del discesso, ma siano usate giorni prima, altrimenti gli potrebbero cagionare del danno; porti seco un cappello largo con una tesa incerata sopra per difendersi nell'occorrenze all'acqua; si provveda di tre, o quattro camicie pulite, calzette, fazzoletti, e di due para scarpe, che siano alquanto usate per la ragione detta di sopra; porti seco un buon bastone, per difendersi dagli insulti de' cani, e di altri animali. Non deve il Viaggiatore servirsi di abiti sfarzosi e delicati per non esporsi maggiormente all'insidie dei ladri, e predoni, ma sieno frugali, e leggieri: si provveda di aghi, e seta per gli occorrenti bisogni. In tempo d'Estate viaggi a buon'ora, e prima del mezzo giorno riposi quindi, e verso sera continui, ma non si esponga a viaggiare nel colmo della notte, né pernotti nelle selve. In tempo poi di Inverno il viaggio mattutino non è troppo lodato, ma piuttosto l'antemeridiano, o pomeridiano fino alla sera: è nocivo il notturno, ed altresì pericoloso. Il tempo più adatto per intraprendere viaggi per terra particolarmente pedestri, è la Primavera e l'Autunno per la temperanza dell'aere, non essendo confacente l'Estate per il gran caldo, e l'inverno per il freddo, e piogge, e nevi. Non si esponga veruno a viaggi a piedi soffiando con veemenza venti australi, ovvero aquilonari, essendo offensivi alla salute: passando per fiumi ignoti non si esponga da se solo a passare, ma aspetti qualche comodo per tragittare; camminando per strade per strade ignote dimandi a più Passeggieri il retto sentiere, e dove si va, né si contenti di aver fatto questa richiesta ad uno, ovvero due, perché alcuni per malizia, altri per ignoranza possono dargli notizie false, ed ingannarlo. Si guardi dal sonno diurno, particolarmente ne' prati, selve, ovvero dove di fresco sarà stato tagliato il fieno, come generativo di serpenti, rospi, ed altri insetti velenosi, che potrebbero nuocergli e non si esponga a viaggiare in giorni tempestosi, ovvero se vi fosse affluenza di nevi, ed inondazioni; ma differisca per qualche giorno il viaggio, per esser più sicuro. Nell'incontrare altri per strada, cortesemente li saluti, si levi il cappello, e dimostri quegli atti di urbanità, che devono praticarsi. Prima di entrare in Città, o luogo abitato procuri di pulire le sue vesti dalla polvere, come anche le scarpe, per non farli veder sordida. Se nell'entrare i custodi delle porte lo interrogheranno da dove viene, basta che egli nomini la vicina Città ovvero villaggio dove ha pranzato, ovvero riposato nell'antecedente giorno, senza fare altro prolisso racconto. Passando vicino a giardini, e vigne, non si avanzi a cogliere uva, ovvero altro genere di frutti; perché potrebbe incontrare de' pericoli con li custodi, più tosto dimandi a costoro per cortesia: non porti le legaccie delle calzette troppo strette, e bene spesso unga le scarpe con grasso, sevo, o simili, per renderle più comode al viaggiare, ed entrando polvere dentro le scarpe, spesso le sbatta, e la tolga per non offender i piedi. Si fa la questione se possa uno girare a piedi tutto l'Orbe della terra, e si risponde di no: perché il Viaggiatore pedestre viene impedito non solo dalli monti, ed altri luoghi deserti; ma ancora dalli gran fiumi, laghi, e mari, essendo questi di maggior vastità, che la terra; bensì con servirsi nelle opportunità de' navigli, potrebbe girare tutto il mondo, e potrebbe ciò compire nello spazio di tre anni, ancorchè ogni giorno altro non facesse, che cinque miglia di Germania, talmentechè facendone da dieci il giorno potrebbe compirlo in un anno e mezzo. Dovendo il Viaggiatore salire per luoghi eminenti, e montuosi procuri di sostenersi col bastone, e camminare agiatamente, poiché affaticano più cinquanta passi di salita, che non cinquecento di viaggio piano: così ancora camminando per luoghi arenosi non affretti il cammino, perché non gli sarebbe utile.

Del viaggiare in Calesse per Vettura, e Cambiatura.

Se viaggerà per vettura, stia cauto il Viaggiatore di far porre in scritto la quantità della caparra, che consegnerà al Vetturino, e il prezzo della vettura convenuta, con specificare il luogo, ove deve posarlo; sì il contratto sarà libero, e netto da tutte l'altre spese di passi, e dazj che occorrono nel viaggio; perché la maggior parte de' suddetti Vetturini hanno per costume, dopo smontato il Passeggiere al luogo destinato, di alterare il prezzo accordato a bocca, e ingiustamente pretendono aggravarli di altre spese fittizie, alzando la voce per fare adunanze di popolo, e costringono il Passeggiere a soggiacere alle loro ingiuste pretensioni, perché una persona ben nata, e civile non si espone mai a contrastare in caso di tumulto e publicità. Se per viaggio ricevesse il Viaggiatore qualche termine improprio solito riceversi dalla maggior parte de' Vetturini, abbia la sofferenza di dissimularlo, particolarmente se sarà solo; poiché deve riflettere che la vita del Passeggiere si trova nelle mani de' Vetturini, che possono a bella posta, e per astio fargli qualche affronto, con anche farlo ribaltare; perciò dissimuli qualunque prava azione ricevuta, e se ne faccia render conto, quando sarà arrivato al suo destino. Prima di mettersi in Calesse particolarmente per le Poste, e Cambiatura, di non eccedere ne' cibi, perché qualunque replezione [= ripienezza] potrebbe essergli di nocumento, cagionargli vomito, ovvero flusso di corpo, mediante il moto irregolare, e dibattimento del Calesse, solito di corrompere il cibo nello stomaco. Stia avvertito che dovendo far salite precipitose, ovvero scese di simil sorte, è più sicuro discendere dal Calesse, e fidarsi alle proprie gambe, con intraprendere il cammino a piedi, che esporsi ad esserer ribaltato dal Calesse, con manifesto pericolo della vita; ed in questo caso cammini a piedi più tosto dietro al Calesse, per aver custodia delle sue robe, le quali potrebbero cadere, ovvero essergli tolte al di dietro, camminando egli avanti, come spessissimo accade. Dovendo passare qualche fiume, che gli sia incognito, non si esponga a passarlo col Calesse, se prima non avrà esplorato la profondità, con rintracciare altresì, se vi siano impedimenti occulti, ponendo sempre le robe sue in luogo eminente, perché non rimanghino bagnate, ed offese dall'acqua; non si fidi troppo di passare per i ponti senza prima assicurarsi che siano stabili. Stia cauto a non imbarazzarsi con Vetturini soliti ubriacarsi, e perciò prima d'intraprendere il viaggio, esplori la qualità, e costumi del suo Conduttore, di qual luogo sia, e come ha nome, ed avendo fatta una buona scelta, lo tratti con affabilità, e liberalità, né badi a qualche spesa di più, per renderselo obbligato, e amorevole; poiché negli alberghi, ovvero Osterie, appena smontati, secondo le convenzioni, che sogliono avere co' padroni medesimi, gli obbligano a preparare le meglio stanze per il riposo de' passeggieri, miglior trattamento nel cibarsi, con minore spesa degli altri, e se non restano serviti con le distinzioni, che ordinano i Vetturini in altre vetture, mai più fanno le sue fermate a quell'Albergo, o Osteria, dove non hanno ottenuto il suo intento; deviando i Passeggieri con dir loro, che non è luogo a proposito di dar ricetto, né da essere ben trattati: ed a quest'effetto i suddetti padroni procurano, che restino soddisfatti. Si osservino tutte l'altre regole generali spiegate di sopra, e spezialmente quelle, che riguardano la difesa della propria vita; non dovendo veruno esporsi a viaggiare solo, ed inerme per luoghi selvosi, dove probabilmente risiedono uomini facinorosi, e ladri di strada: e dandosi l'occasione di partire colli Procacci, è più sicuro, e più utile; ed abbia ciascuno in mente questa massima non fidarsi dell'apparenze, fuggire gli adulatori, e quei che vengono più a corteggiare la mensa, che la persona, e sopra tutto fare stima di tutti, ma non fidarsi di alcuno, particolarmente in stranieri paesi.

Del viaggiare per mare

Chi brama di esporsi al viaggio per mare, deve principalmente scacciar da se qualunque timore dell'acqua. Se prima d'intraprendere tal viaggio, imparasse a nuotare, sarebbe ottimo assai, perché una tal cognizione gli potrebbe esser giovevole assai nell'occorrenze marittime per salvare la propria vita. A simiglianza del viaggiatore per terra, deve esser diligente e cauto ad esplorare la qualità, e costumi del padrone del naviglio, e de' marinari, per non esporsi in mare sotto la direzione di gente indiscreta; essendo più sottoposta la vita di tali viaggiatori all'arbitrio de' Marinari, che quella del viaggiatore terrestre al Vetturino; e perciò è necessario di trattare con essi benignamente, ed affabilmente, senza dar motivo di sdegnarseli, ma più tosto di renderseli benevoli. Alcuni giorni prima d'entrare in mare mangi sobriamente, e il suo pasto sia minore del solito, cibandosi di cibi, che sieno più tosto corroborativi, e non lassativi dello stomaco: altrimenti la nausea marittima con più veemenza gli sconvolgerebbe lo stomaco, e la ripienezza precedente gli potrebbe essere di nocumento, e non d'utile. Per riparar alla nausea, e vomito, solito cagionarsi in tali viaggi, abbia precedentemente preparato l'aceto, dove sia stato infuso l'assenzio, ed il pulegio [= mentha pulegium, detta mentuccia], e con tale aceto si bagni spesso le narici, e ne beva anche qualche cucchiaio. Nel primo giorno, che entrerà in mare stia cauto a non guardar l'acqua, né tenga il capo elevato, ed il suo cibo sia parco assai più del solito. Se mai nel viaggio marittimo patirà (conforme sovente succede, spezialmente a quei, che sono di complessione secca ed adusta) stitichezza di corpo; abbia seco qualche prugno ovvero confetto salutivo per lubrificare il corpo, ed evitare quegl'incomodi, che sogliono venire dalla stitichezza dell'alvo. Il vero tempo di viaggiare per mare è dal primo Giugno per tutta l'estate, e porzione dell'Autunno: poiché in tal tempo (generalmente parlando) il mare è soggetto nell'Inverno, e nei principj di Primavera, spezialmente in Maggio per la nascita del sole colle Plejadi, e Hiadi stelle di loro natura burrascose. Vogliono alcuni osservatori, che il mare sia tempestoso, quindici giorni prima, ed altrettanti dopo la Pasqua di Resurrezione, e che altresì viaggiare per mare in Settembre quindici giorni prima della festa di S. Michele Arcangelo, e quindici giorni dopo sia ancora pericoloso, per le tempeste marittime, osservate dai Naviganti in detto tempo, forse per nascita di alcune stelle fisse, solite a commuovere il mare. A tal'effetto riferisce Marescalco Turingio, che il mar Persico è quieto, finchè il Sole trovasi nel segno di Pesce, cioè dalli 18. Febbrajo fino alli 19 Marzo; soggiungendo lo stesso Autore, per relazioni di alcuni esperti Marinari, essere per lo più procelloso il mare nei giorni 26. 28. 30. di Marzo, 6. 17. e 23. Aprile, 5. 6. 7., e 9. di Maggio, 17. 23. 28. di Ottobre, e 2. di Novembre, per la nascita del cuore dello Scorpione, onde cautelarsi con quelle notizie è sempre cosa buona. Non si esponga a viaggiare per mare, se porta seco ciò, che è necessario per sostentamento del proprio individuo tanto per cibo, che per bere, non trovandosi nel mare osterie, né altri alloggi per poter supplire al necessario vitto: e questa provista sia sempre esuberante, più di quella dovrebbe essere per il limitato tempo del viaggio: poiché possono ben darsi delle contingenze di dovere il naviglio fermarsi in luoghi inabitati, arenosi, e deserti per cagione del mare tempestoso, e perciò è più maturo consiglio, che la provisione de' commestibili per il viaggio sopravanzi, piuttosto che manchi. Stia cauto il viaggiatore di non frammischiarsi spensieratamente nel naviglio con persone sospette, che potrebbero levargli destramente roba, o denaro; ma esser cauto, e vegliante a guardare il suo, spezialmente la notte, quando si pone a dormire, non mancando anche i ladri in detti luoghi. Ed essendovi donne ne' navigli, che siano avvenenti, ovvero sospette, procuri il viaggiatore starsene lontano, perché altrimenti potrebbe dalle insidie di costoro incontrare eventi pericolosi, e vedersi impoverito insensibilmente, mediante la sopraffina arte e malizia di detto sesso. Tanto ne' viaggi per mare, e molto più ne' viaggi terrestri, e a piedi, stia cauto ciascuno di non condur seco, senza preciso bisogno, e senza prima ben premunirsi, e cautelarsi, donne, ancorchè sia moglie, ovvero sorelle, perchè si sottoporrebbe ad infinite insidie nell'onore, ed a manifesti pericoli della vita particolarmente se i viaggi fossero lunghi, e non fosse ben corredato di buona, e sincera compagnia per rintuzzare la petulanza degl'impertinenti, essendosi veduto per esperienza, di essere state levate anche le mogli dal braccio de' mariti, da gente effeminata, che altro non pensa, se non d'offendere il prossimo, e fare d'ogni erba un fascio. E circa il rimanente, potrà il viaggiatore per mare, regolarsi cogli altri avvertimenti descritti per i viaggi di terra, che possono ben anche adattarsi a questo, ad effetto dimostrarsi diligentissimo nelle sue operazioni, e non vivere da trascurato; perché la trascuraggine, e la inavvertenza sono la sentina principale de' pericoli, ed incomodi, che s'incontrano: onde saviamente trovasi prescritta questa incontrastabile massima, In omnibus gerendis providendum, et providendum est; e chissà porla diligentemente in pratica scanserà certamente quei pericoli, che gli potrebbero succedere in tempo di sua vita.