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Come si viaggiava in Toscana ai tempi del Grand Tour... e prima
Consigli di viaggio storici: come curare il cavallo durante i viaggi


TAV. XVII: Il servizio postale di St.Etienne, 1846.
Tratto da: Il Postiglione nella storia e nell'arte. COLL: 1.A.42

Da: Il viaggiatore moderno ossia la vera guida per chi viaggia. Bassano, 1801

Non si è fatta distinzione fra accento acuto ed accento grave ma si è riproposto esattamente il testo nella sua grafia. Dove si è ritenuto di non chiaro significato la parola usata, si è posto fra parentesi quadra il suo significato moderno o precisazioni che ci sono apparse esplicative; lo stesso si è fatto per lettere tralasciate nel testo originale, forse per errore compositivo.

Del Viaggiatore a cavallo senza cambiature

Chi viaggia a cavallo, oltre le regole generali dette di sopra, essendo tempo freddo, e d'inverno, procuri per ripararsi dalle piogge provvedersi di un buon cappello, ampio, e spazioso colla sua cerata sopra; abbia il capo, ed il corpo ben coperto per iscansare l'ingiurie del freddo; porti buoni stivali, oltre la sella, e deve con una buona fascia stringere il ventre del cavallo, per esser fermo nelli moti, e conquassazioni di detto animale. Prima di porsi a cavallo sia digiuno, ovvero si cibi leggermente: dopo di che regoli il cavallo a camminar piano, perché il moto violento sarebbe offensivo alla digestione. Trovandosi a cavallo stia cauto a scansare il sonno, che gli sarebbe di notabile detrimento; passando per luoghi precipitosi e dirupati scenda dal cavallo e più tosto si regoli a camminare con i suoi piedi: abbia sempre sospetta la fede ne' ponti, che passa; onde meglio si fidi di camminare a piedi in tali passi che a cavallo; così ancora in discendere da luoghi montuosi, ovvero in salire è più sicuro di fidarsi alle proprie gambe, per scansare quei pericoli, che possono sovente accadere. In far scelta del cavallo avverta, che non sia vizioso, ed indomito, ma che sia assueto a viaggiare comodamente: smontando in osterie ovvero altri alberghi, abbia cura speciale, che il cavallo sia ben governato e stia presente, quando gli si porge da mangiare, per non esser ingannato dagli Osti, ed Albergatori, ed anche talvolta dagli stessi servitori, essendo ben vero quel adagio, che l'occhio del Padrone ingrassa il cavallo, altrimenti non avendo questo animale il necessario sostentamento gli mancherebbe per strada: mai faccia custodire il cavallo in compagnia di cavalle, perché debiliterebbe, e non finirebbe il viaggio. In caso, che gli fosse per strada l'acqua, ed il cavallo si trovasse bagnato, procuri ben asciugarlo, o farlo asciugare, pettinarlo, ed aver in somma esatta cura del medesimo, secondo le regole dell'arte, e secondo il consueto. Siccome poi possono al cavallo accadere nel corso del viaggio alcuni mali, e trovarsi il Viaggiatore in luoghi dove non vi sono periti nell'arte, per poter accorrere opportunamente, così non è fuor di proposito di riferire a tal'effetto alcuni sperimentati rimedj.

Per guarire il cavallo ripreso per troppa fatica

Conoscerai, che il cavallo sia ripreso, quando non aggiunge i piedi di dietro con quelli davanti, quando cammina, e per rimediare gli si levi subito sangue dalla vena comune; poi si prendono tre cipolle, e tagliate minute si fanno bollire nel vino bianco, ed oglio, cioè: Due parti di vino, ed una d'oglio, e con tale decozione farne bagnuoli alle gambe, al petto, e nel restante del bagno si metta crusca, o sia semola tanto, che basti e legate dentro detta crusca le piante de' piedi, che stia così una notte sarà libero.

Per guarire il cavallo incordato

Per conoscere quando sia incordato (a differenza del ripreso), osserva i testicoli, perché essendo incordato i testicoli se n'entrano, e tira il nervo, che sta sopra, perciò si farà questo rimedio: Piglia acqua tepida tanto, che il cavallo la possa soffrire, e bagna i testicoli per lo spazio di mezz'ora, che usciranno fuori, e subito usciti legali con una legaccia di lana, con stringerla; poi mettigli una coperta addosso con farlo passeggiare un buon pezzo, con tenergli legati i testicoli in detta guisa ore dodici, e sarà libero; ed in caso che i testicoli non uscissero col bagno di acqua, fagli il bagno con olio caldo ed altre unzioni.

Per guarire i dolori del Cavallo

Deve premettersi, che i dolori de' cavalli provengono da sei cause: Prima quando il cavallo si mira alli fianchi, allora viene dal cuore, e dal polmone: Seconda quando si gonfia subito, e questo procede da ventosità, e da troppo mangiare: Terza quando si butta in terra, e si corica, si leva, e torce la coda, e questo procede da' rognoni: Quarta quando gonfia per cagione di troppo caldo: Quinta per abbondanza di sangue: il che si conosce, perché si gonfiano le vene delle cigne, e delle coscie più dell'altre, e gli batte il cuore innanzi al petto: Sesta per ritenzione d'orina, il che si conosce, perchè gli si gonfiano i fianchi e non può orinare. Se sarà il dolore per abbondanza di sangue, cavategli subito quattro tazze di sangue dalla vena comune, e sarò libero. Se sarà per cagione d'orina, ungete sopra li rognoni con olio comune, poi mettetegli una pelle di agnello, che vada il pelo sopra l'unzione, e sopra detta pelle porrete un testo cioè tegame caldo, e subito orinerà. Per gli altri dolori si piglia una tazza di vino bianco perfetto, un'oncia di teriaca [= composto medicamentoso], ed un'oncia di aloè epatico polverizzata, si mescola il tutto con detto vino, che sia tiepido, e buttatelo nella canna della gola del cavallo, acciò l'inghiotta, e sarà liberato.

Allo Spantico de' Cavalli

Lo spantico fa questi segni; batte il cavallo ben forte i rognoni, e i fianchi, e suda freddo, e se presto non si soccorre, vive poche ore. Si rimedia dunque con levargli sangue dalla vena comune, dopo di che gli si darà questa bevanda, acqua di rose once quattro, zucchero once due, giulebbo rosato once due, mescola tutto insieme, e buttaglielo nella canna della gola, e guarirà.

Al Cavallo che orina sangue

Si prendano tre di mele, tre tazze di latte di capra, ovvero di pecora, farina d'orzo libbra una, s'incorporino insieme, e quando siano tepide, incorporate nove rossi d'uovo, e così incorporate buttatele nella canna della gola del cavallo, e guarirà; se non mangerà per tre giorni, non fate caso, che quindi ne' giorni seguenti comincierà a mangiare.

Per far crescere l'unghia al Cavallo

Piglia libbre due di sego di becco, cera oncie quattro, ed olio rosato, fanne unguento insieme con miele, ed ungi, che verrà l'unghia lunga.

Per preservare il Cavallo, ed averlo sempre sano

Quando si tornerà a casa, ovvero si arriverà al luogo destinato al cavallo riscaldato nel viaggio, si deve stallare, e non dargli cosa alcuna da mangiare, né da bere, ma prima d'ogni altro si cuopra con un panno, e se sarà di estate, si cuoprirà con una tela leggiera, acciò le mosche non diano noja, poi si farà passeggiare un poco con piacevolezza, riposato poi, gli si darà da mangiare, e bere. Una volta l'anno almeno di Aprile bisogna cavargli un poco di sangue dal collo, che questo lo conserva sano, e pronto alli bisogni; tenerlo ben netto, e fregarlo ogni mattina, e tenergli pulita la mangiatoia, è tuttociò ch'è necessario sapere a chi tiene cavallo, e con esso viaggia.

Per il cimorro de' Cavalli

Facendogli pigliare per le narici fumo di stracci bruciati si dissolve l'umore, e guarisce col flusso continuo d'acque, che fa il cavallo dalle narici.

Per male d'occhi de' Cavalli

Si piglia Spiganardo dramme due, zafferano pesto dramma una, farina d'amido dramme due, si incorpora ogni cosa con m[i]ele ottimo, e si pone agli occhi del cavallo distesa sopra una pezza di lino, e presto risanerà. Se poi il cavallo avesse panno negli occhi, si prendono uguali parti di ossa di seppia, e di sale gemma, e se ne fa polvere sottilissima, quale buttasi dentro all'occhio con un cannello, facendo ciò due volte al giorno.

All'enfiatura della lingua del Cavallo, che non può mangiare, chiamata Palatina

Si scarna bene la lingua con ferro sottilissimo, facendo uscire tutto l'umore grosso, poi si unga con unguento fatto con una cipolla, cavio [sic], e mele bollite, e risanerà.

Per ingrassare un Cavallo che fosse magro

Gli si mescolano colla biada fagiuoli cotti in acqua, dandogli a bere acqua tepida sera, e mattina, distemperata con farina di miglio, e sale, dandogliene quattro volte il giorno, e presto s'ingrasserà.

Al male del flusso del Cavallo

Per tre giorni non si dia da bere, né erba da mangiare, e gli si daranno foglie di canna, ovvero seme di mortella, e risanerà.

Per piaghe, ferite, ed ammaccature del Cavallo

Ciascun Viaggiatore sia provisto del seguente unguento per li bisogni, e si adopera freddo e non caldo. Si piglia trementina oncie sei, verde rame fino oncia mezza, boloarmeno [= argilla collosa di color rosso usata come materia colorante] oncia una, sangue di drago oncia una, polvere di galla oncia una, grasso di tasso oncia mezza, polvere di alabastro oncia una; liquefatta la trementina in una pila al fuoco, si aggiungono gl'ingredienti ad una ad uno, mescolando sempre con una spatola di Ferro, e quando sarà il tutto incorporato si leverà dal fuoco, e sarà fatto. Questi surriferiti rimedj bastano per supplire in una contingenza alli morbi de' cavalli, ne' luoghi specialmente dove non vi sono Maniscalchi periti nell'arte di medicare, ad effetto di non lasciar perire il cavallo per mancanza di cura: del resto essendovi detti Periti sarà d'uopo ricorrere a costoro, quante volte sono bene istruiti, e capaci in tal mestiere. Sopra tutto avverta il Viaggiatore, che se il cavallo s'infermerà al crescere della Luna, sarà in più pericolosa infermità, che nello scemare; e le si dà medicina al cavallo infermatosi nel principio del far della Luna, si farà stare due giorni senza mangiare, e nel tramontar il sole gli si porgerà il cibo; che se lo mangia bene naturalmente, guarirà, ma se non mangia più, che quattro, o cinque bocconi per volta, corre pericolo di morire in due tramontate di sole. Per conoscere il cavallo se sia capace a sostenere la fatica nel viaggiare, dovrà aver poco spazio tra l'una, e l'altra orecchia, e nel medesimo spazio ben congiunta, ed unita la pelle coll'osso, così alle spalle ed alli ginocchi, e tal cavallo sarà animoso, ed atto ad intraprendere ogni fatica, tantopiù se avrà i testicoli piccoli, e tondi ugualmente, con i calcagni bene aperti, e quando gli si tira la coda, la tiene forte ritirata, e unita a se; così ancora il cavallo, che poco dorme, poco si riposa, e di rado si pone a giacere, è buono e forte; all'opposto quello che dorme e giace assai, è vile, pigro e fiacco; come anche il cavallo che ha l'orecchie panne, gli occhi concavi, e lunga la schiena, è lento, rimesso e fiacco: sopra tutto si prende indizio della qualità del cavallo dagli occhi e dall'orecchie, onde ambedue devono esser considerate, e conosciute. E si avverta, che al cavallo castrato in gioventù non cascheranno i denti, sarà più atto al correre, i nervi gli si manterranno più sani, e sarà egli ancora più sano, e mansueto; così ancora il cavallo, che avrà il muso bianco, sarà buono, e più tardivamente diventerà vecchio; all'opposto quelli cavalli che hanno gli occhi varj, cioè uno di una sorte, e l'altro di un'altra, non vedono una medesima cosa ad un modo, perciò sono cattivi, ed ombrosi, da non essere stimati. Ottimo segno di sanità nel cavallo è, che nell'agitazioni appena sudi, e in quelle, ed in ogni altra sua azione dimostri sempre di star vegeto, allegro, il che si conosce dal nitrire acuto, che fa, che abbia gli occhi chiari e netti, porti su diritte le orecchie, non sappia star fermo al masticar del freno, ed al batter la terra col piede. Per non esser più prolisso in questa materia, che richiederebbe un tomo a parte, conchiuderò con dire, che cinque sono le voci de' principali affetti, e passioni del cavallo, cioè di letizia, di desiderio, d'ira, di dolore, e di timore. Il nitrire allegro, che dimostra l'allegrezza sua, questo è lungo, ma non molto, ed esalta più la sua voce in fine, e l'acuisce. Il nitrire per desiderio è con voce lunga, ma nel fine la rimette, e fa grossa, e bassa; questo è segno di chiamare il compagno, e desiderarlo. Il nitrire breve, e spesso è segno d'ira, e massime se nell'annitrire così, viene ad abbassare l'orecchie. Il nitrire con voce grande, ma sommessa, come se gemesse, è segno, che ha dolore; e l'annitrire con voce rauca, quale pare, che dalle narici venga simile al ruggito del leone, dimostra timore, e sì in quella passione, come anche nell'ira tira calci; siccome quando è adirato cala l'orecchie verso il collo, e nel timore l'addrizza, ed erge; così da questi segni si verrà in cognizione da qual passione vien predominato il cavallo.